GLIimpatti del caro energia e delle materie prime si ripercuotono anche sulla filiera della carta e della trasformazione, generando preoccupazione agli operatori del comparto. Il settore fattura 19,5 miliardi di euro, pari all’1,1% del Pil e impiega circa 150 mila addetti diretti. Alle attuali condizioni del mercato, la continuità produttiva del settore, la sostenibilità economica delle attività e la tutela dell’occupazione sono fortemente a rischio.

Su questo tema, Canale Energia ha intervistato il direttore generale di Assocarta, Massimo Medugno.

Avete posto l’attenzione sull’incremento del costo dell’energia. In quale misura pesa sulle aziende e sulla filiera della categoria, quali le criticità e, a tal riguardo, come si dovrebbe intervenire?

Pesa sul settore in maniera drammatica. Quello della carta, come la ceramica, il vetro e l’acciaio, è un settore energy intensive che in questa congiuntura storica sta soffrendo più di altri sul fronte energetico. Il costo energetico incide fino al 40%. La domanda e l’offerta del gas naturale, a livello europeo, sono fortemente sbilanciate e questo comporta non solo prezzi insostenibili per le cartiere ma anche oscillazioni nelle quotazioni del gas che possono variare anche del 20% dalla sera alla mattina, a causa della speculazione finanziaria. Questo rende la gestione d’impresa così difficile che l’imprenditore cartario si trova spesso a valutare anche sospensioni temporanee della produzione.

La fermata dei nostri impianti è un rischio oggettivo che stiamo correndo ma cerchiamo di resistere pur nella progressiva riduzione di marginalità e nell’incertezza di una politica industriale e soprattutto energetica che, purtroppo, ora ci fa navigare solo a vista. In questo contesto, l’Europa decide di non decidere sui temi energetici e, intanto, il regolatore italiano segue percorsi pauperistici solo nei confronti dei servizi resi dall’industria.

Ripartono, nel frattempo, le centrali a carbone abbondantemente ripagate dai consumatori italiani. Il gas naturale, è bene ricordarlo, rimane l’unica possibilità a basso impatto ambientale nella transizione energetica. Le cartiere italiane negli anni hanno investito in impianti di cogenerazione che consentono risparmi importanti in termini di emissioni di CO2, tanto che il 70% delle cartiere che riciclano sia in Italia che in Europa sono alimentate da gas naturale. Il settore potrebbe utilizzare nelle attuali infrastrutture anche biometano e biogas ottenuto sia dai propri scarti di lavorazione che da quelli provenienti da altre filiere come quella agroalimentare.

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Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta.

Altro punto centrale è il costo delle materie prime. Le impennate dei prezzi si stanno ripercuotendo sulla loro stessa reperibilità, in quale misura? Cosa occorrerebbe fare per scongiurare la crisi del comparto e garantire la tutela dei consumatori?

La fase di accentuati, continui apprezzamenti, iniziata ad ottobre 2020 per le fibre lunghe, e a gennaio scorso per le corte, ha portato le quotazioni su livelli mai toccati in precedenza: da giugno fibra lunga (Nbsk) a circa 1.200 euro/ton, fibra corta (eucalipto) a poco oltre 1.000 euro/ton (+60/+70% rispetto ai valori di pre-rincari di fine 2020). La stampa specializzata individua tra i fondamentali alla base di tali andamenti un mercato europeo in tensione (nonostante la domanda asiatica, soprattutto cinese, che aveva caratterizzato la prima metà dell’anno, sia crollata), per un’offerta insufficiente a soddisfare la domanda che resta solida.

Sulle tensioni del mercato europeo continuano ad incidere disponibilità e costi della logistica globale, situazione che, ancora a fine ottobre, non mostra segni di miglioramento. Continui rincari da fine estate 2020 anche delle quotazioni della carta da riciclare, con le qualità miste (1.02) e quelle per ondulatori (Occ -1.05) a livelli record ormai da aprile, nonostante un leggero cedimento in maggio. Le quotazioni (fonte Fastmarkets Rsi) delle qualità 1.02 e 1.05, dopo aver raggiunto rispettivamente 170 euro e 185 euro ad aprile, si sono attestate da maggio ad agosto su 155 e 170 euro per tornare a salire a settembre tra 165 e 180 euro (+154 e +157% rispetto ai livelli pre-rincari di ottobre 2020), superando i record toccati nel 2017 (1.02 a 153 euro/ton e 1.05 a 168 euro/ton in marzo).

Tra i fattori alla base dei rincari, l’elevata domanda europea, anche connessa all’entrata in funzione di nuove capacità produttive che utilizzano prevalentemente queste tipologie di materia prima, una raccolta ancora insufficiente, bassi livelli di magazzino sia presso le cartiere che presso i venditori a cui, anche in questo caso, si aggiungono problemi logistici.  La stampa specialistica riferisce di recenti tensioni anche sui mercati delle qualità per deinking e per le qualità più elevate (in particolare per i sostituti della cellulosa) ancora scarsamente disponibili a fronte di una domanda sostenuta. A ciò va aggiunto che la CO2 ha registrato ulteriori record (88,87 euro/ton l’8 dicembre); la media 2021 del costo CO2 è pari a 52,68 euro/ton, contro circa 25 euro del biennio 2019-2020.

Come il Pnrr potrà maggiormente sviluppare e modernizzare il settore, incluso un ulteriore slancio da assicurare all’occupazione? Quali sono le vostre proposte?

Il Pnrr considera la filiera della carta tra i settori “faro” nella transizione ecologica, ma occorre dare attuazione alle misure ordinarie attese da tempo. È importante ridurre drasticamente il tasso di rifiuti prodotti dall’industria cartaria conferiti in discarica grazie al potenziamento dell’impiantistica e quindi a una maggiore capacità di utilizzare gli scarti, ad esempio per produrre biometano, attraverso tecnologie già disponibili e in grado di accompagnare la transizione energetica.

Per far funzionare il Pnrr occorre agire anche sull’ordinario: occorre regolamentare i certificati bianchi dandogli un valore adeguato per favorire investimenti sempre più sostenibili nell’industria, bisogna poi dare attuazione alla norma per la riduzione degli oneri parafiscali sul gas che attendiamo da più di tre anni (misura indispensabile per assicurare la transizione energetica del settore) e, infine, rimuovere un’anomalia tutta italiana, sbloccando finalmente le compensazioni in materia CO2.

È necessario un ripensamento del sistema Ets che non supporta le imprese coinvolte nel meccanismo della decarbonizzazione e sottrae loro risorse proprio nel momento in cui sarebbero necessari maggiori investimenti, a vantaggio di utili finanziari. Con le quote Ets andrebbe costituito un fondo per gli investimenti verdi nelle imprese soggette al meccanismo.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.