Papa Francesco, dalla lezione sul debito ecologico all’azione

L'appello di scienziati ed economisti nel manifesto Debito per l’Ecologia Integrale

“Il concetto di debito ecologico, coniugato da papa Francesco nella Laudato si’, considera che storicamente i Paesi ricchi hanno utilizzato in quota sproporzionatamente superiore ‘diritti ad inquinare’. Senza compensare i Paesi poveri che hanno inquinato molto meno, e hanno quindi nei loro confronti una responsabilità”. Richiamandosi al messaggio del Santo Padre, il manifesto intitolato Debito per l’Ecologia Integrale, un appello ai leader di scienziati ed economisti, ricorda a tutti coloro che intendono onorare la sua memoria di “iniziare a farlo cogliendo il tempo-opportunità del Giubileo per realizzare uno dei suoi grandi desideri”.

debito ecologico
Foto di Ashwin Vaswani su Unsplash.

Tra gli autori dell’appello, figurano anche i presidenti dell’Accademia Pontificia delle Scienze e delle Scienze sociali nonché esperti e coordinatori di network internazionali in materia di ecologia e stabilità finanziaria.

Convertire il debito ecologico in investimento per la transizione

Il Manifesto evidenzia che “in molti Paesi poveri o emergenti il servizio del debito consuma più risorse di quelle investite in sanità ed istruzione, condannando alla povertà una parte fondamentale delle nuove generazioni”. La proposta è quella di coniugare la “prospettiva ideale” con la realizzabilità, promuovendo iniziative di conversione del debito in investimento per la transizione ecologica. Da qui emergerebbe il potenziale di alleggerire il peso del debito per i Paesi debitori, anche nell’interesse degli stessi Paesi creditori.

Sono quattro i motivi che vengono segnalati nell’appello:

  • il contrasto al riscaldamento globale, attraverso la mitigazione delle emissioni, è un bene pubblico globale dove sono necessari gli sforzi di tutti, inclusi quelli dei Paesi a basso e medio reddito;
  • gli investimenti in adattamento al riscaldamento globale, nei Paesi debitori, che si trovano molto spesso nelle aree più colpite dall’emergenza climatica, sono fondamentali per ridurre il rischio stesso di solvibilità dei debitori;
  • l’emergenza climatica sta rendendo insostenibile il rapporto tra risorse e popolazione in molti di questi Paesi, alimentando migrazioni climatiche che rischiano in futuro di creare flussi ancora più grandi e difficili da gestire alle porte dei Paesi ad alto reddito oltre che tra gli stessi Paesi poveri o emergenti;
  • le crisi debitorie sono sempre foriere di instabilità politica non solo nazionale, ma anche globale.

La consapevolezza che muove i firmatari del manifesto è l’eredità spirituale di Papa Francesco. Un testamento teologico, pastorale ed antropologico sulla salvaguardia della dignità di ogni persona.

Gli interessi in un fondo di garanzia per il clima e la povertà energetica

Convertire una parte del debito, e del pagamento dei suoi interessi, in un fondo di garanzia per investimenti in progetti di mitigazione e adattamento capaci di combattere la povertà energetica delle comunità locali. Ma anche promuovere la creazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili a partecipazione popolare. È questa la strada da seguire per concorrere a realizzare il duplice obiettivo di accelerare il percorso verso la transizione ecologica combattendo le condizioni di povertà nei Paesi debitori.

Un’iniziativa da realizzare col protagonismo dei governi, della società civile e delle comunità. Una via che “sarebbe generativa anche per i Paesi più vulnerabili che non sono in grado di onorare il debito, attraendo attorno a sé ulteriori risorse dalle banche regionali di sviluppo e avvalersi della conversione di Diritti Speciali di Prelievo allocati ai Paesi creditori. Parte dei quali promessi come destinazione per la promozione di politiche di sviluppo globale” sottolinea il Manifesto. L’appello ricorda che i “conflitti tra Regioni e Paesi, le rivalità economiche e la ricerca del potere generano crisi e producono violenza, che avvelena anche i rapporti umani. Faremmo un passo avanti attingendo all’eredità spirituale di papa Francesco iniziando un cammino in questa direzione”.

Le proposte contenute nel Manifesto saranno portate anche a due eventi di rilievo, come la 2° Conferenza Internazionale Renaissance in Economics, che si terrà il 5 e 6 giugno prossimi, e il Festival Nazionale dell’Economia Civile, dal 2 al 5 ottobre, a Firenze.

L’etica di Papa Francesco sia la spinta per la sopravvivenza del Pianeta e dei popoli

L’appello invita infine a prestare attenzione alla riflessione e ai moniti di Papa Francesco, proprio per i motivi etici e morali che essi promuovono. Il fine è quello di perseguire il bene comune e “individuare vie di mutuo beneficio che evitino il susseguirsi di eventi drammatici, e garantire invece la sopravvivenza del Pianeta e della convivenza organizzata”.

I firmatari del Manifesto sono: Helen Alford, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali; Alfonso Apicella, senior officer global Advocacy Campaigns di Caritas Internazionale; Leonardo Becchetti, università Tor Vergata, direttore del Festival Nazionale Economia Civile e co-fondatore NeXt Economia; Joachim von Braun, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze; Luigino Bruni, università Lumsa e fondatore dell’Economy of Francesco; Iftekhar Hasan, Fordham University, editor of the Journal of Financial Stability; Phoebe Koundouri,university of Athens, chair world council of Environmental and Resource Economists Associations; Giulio Guarini, università della Tuscia; Riccardo Moro, già coordinatore del progetto tecnico di conversione del debito con Zambia e Guinea Gianni Vaggi, università di Pavia; Stefano Zamagni, già Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

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