Un’estate calda per la giustizia climatica. Dopo quanto sancito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che hanno accertato come in Italia si possano svolgere cause di giustizia climatica ora si è espressa anche la Corte Internazionale di Giustizia (Cig), la più alta corte del pianeta. Questa, ieri 23 luglio ha stabilito che gli Stati sono sempre più soggetti responsabili nella lotta all’emergenza climatica. Si tratta di un parere consultivo senza precedenti in merito agli obblighi degli Stati ed è prima nel suo genere.
La Cig ha quindi introdotto tutele che rafforzano le responsabilità degli Stati secondo il diritto internazionale, andando oltre l’Accordo di Parigi con diversi obblighi aggiuntivi fondamentali, tra cui “il dovere di tutti i Paesi di prevenire danni significativi all’ambiente e il dovere di cooperare”.
Si tratta di “Una nuova era di responsabilità climatica a livello globale”, come dichiara Danilo Garrido, consulente legale di Greenpeace International.
“Questa decisione fornisce la chiarezza giuridica che il mondo stava aspettando” commenta Manuel Pulgar-Vidal, responsabile globale per il Clima e l’Energia del WWF e presidente della COP20. “La Corte ha giustamente riconosciuto che il cambiamento climatico è una preoccupazione comune dell’umanità e che un ambiente sano è alla base della salute e del benessere delle persone. Questo parere consultivo potrebbe avere implicazioni di vasta portata per le decisioni nazionali e le future azioni legali volte ad esigere dagli Stati l’adempimento dei propri obblighi in materia di clima, nonché a garantire l’integrità della natura e degli ecosistemi“.
Come gli Stati devono tutelare la giustizia climatica
Di fatto si richiede agli Stati di regolamentare le attività delle imprese in base ai danni causati dalle loro emissioni, indipendentemente da dove tali danni si verifichino. La Corte ha quindi stabilito il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile come fondamentale per tutti gli altri diritti umani. Appellandosi all’equità intergenerazionale per interpretare tutti gli obblighi in materia di clima. Si tratta di un livello di tutela senza precedenti.
“Il parere consultivo della CIG segna una svolta nella giustizia climatica, poiché ha chiarito, una volta per tutte, gli obblighi climatici internazionali degli Stati e, cosa ancora più importante, le conseguenze in caso di violazione di tali obblighi. Questo aprirà la strada a nuovi casi e, si spera, porterà giustizia per coloro che, pur avendo contribuito meno alla crisi climatica, ne stanno già subendo le conseguenze più gravi. Il messaggio della Corte è chiaro: la produzione, il consumo e la concessione di licenze e sussidi per i combustibili fossili potrebbero costituire violazioni del Diritto Internazionale. Chi inquina deve smettere di emettere e deve pagare per i danni che ha causato” conclude Garrido.
Obbligo di ripagare i danni
Tra quanto sancisce la Cig c’è l’obbligo della piena riparazione, incluso l’arresto delle azioni dannose e la compensazione finanziaria per eventuali perdite e danni correlati. Oltre ai si può prevedere l’obbligo di cessare immediatamente le emissioni di gas serra superiori a una soglia di sicurezza basata su quanto afferma la comunità scientifica.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















