IA e Satelliti: la nuova frontiera per mappare il permafrost e le riserve d’acqua in alta quota

Il cambiamento climatico sta ridisegnando gli ecosistemi montani, rendendo urgente il monitoraggio delle risorse idriche d’alta quota. In questo scenario, una risposta innovativa arriva dalla tecnologia: un team di ricerca guidato dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa ha sviluppato un metodo basato sull’Intelligenza Artificiale e sui dati satellitari per individuare e mappare automaticamente il permafrost montano.

Permafrost

Lo studio, pubblicato sulla rivista Earth Systems and Environment, si concentra sui rock glacier (ghiacciai di roccia), complessi accumuli di detriti e ghiaccio sotterraneo che fungono da veri e propri “scrigni” d’acqua allo stato solido.

La tecnologia: machine learning e “satellite embedding”

Il cuore della ricerca risiede nell’integrazione tra la potenza di calcolo di Google Earth Engine e gli algoritmi avanzati di Machine Learning. I ricercatori hanno sfruttato il dataset Satellite Embedding, sviluppato da AlphaEarth Foundations (Google DeepMind).

Ma come funziona nello specifico?

  • Dati multi-sensore: il sistema raccoglie e sovrappone immagini satellitari scattate in tempi e con sensori diversi.

  • Vettori a 64 dimensioni: ogni pixel dell’area esaminata viene tradotto in un vettore ad alta dimensionalità (64 variabili). Questa complessa firma digitale permette all’IA di riconoscere pattern geomorfologici invisibili a un normale esame visivo.

  • Risoluzione elevata: la mappatura finale raggiunge il dettaglio straordinario di 10 metri per pixel.

«Questi embedding di pixel ad alta dimensionalità ci consentono di riconoscere modelli geomorfologici complessi e mappare le forme del terreno con estrema precisione», spiega Adriano Ribolini del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa.

I risultati sul campo: test sulle Alpi Occidentali

L’efficacia del modello è stata testata sul campo in un’area delle Alpi Occidentali. Analizzando i dati attraverso tecniche di Machine Learning, l’algoritmo ha dato prova di incredibile affidabilità.

«Siamo stati in grado di localizzare automaticamente 621 rock glacier con un’accuratezza dell’85,7%», dichiara Varun Khajuria, dottorando e primo autore dello studio. «Questo corrisponde a un’estensione di permafrost monitorata di circa 32 km²».

L’importanza strategica della ricerca

Obiettivo Impatto
Mappatura su larga scala Possibilità di esportare il modello sulle principali catene montuose del pianeta.
Tutela idrica Monitorare il ghiaccio sotterraneo, riserva d’acqua strategica per contrastare i periodi di siccità dovuti al climate change.
Prevenzione rischi Monitorare il degrado del permafrost, una delle cause principali di instabilità dei versanti montani.

Un successo corale

La ricerca è il risultato di una sinergia internazionale e multidisciplinare. Accanto all’Università di Pisa (rappresentata anche dal suo Laboratorio Georadar), hanno collaborato attivamente l’ARPA Piemonte (con Luca Paro), l’Università di Aberdeen (Shaktiman Singh) e l’Università di Torino (Matteo Spagnolo).

Questo framework dimostra come la fusione tra geoscienze e intelligenza artificiale sia ormai la via maestra per comprendere e mitigare gli effetti del riscaldamento globale sul nostro pianeta.


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