Geologi: “Siamo ridotti a comparse, ma la natura non negozia”

Dura denuncia del Presidente dell’Ordine del Molise: tra tagli normativi, marginalizzazione nei tavoli tecnici e il caso emblematico della galleria di Campobasso, la prevenzione in Italia è diventata un semplice "adempimento formale".

Geologi richiamati sul palco solo quando il territorio presenta il conto, solitamente salato e drammatico. È una critica senza sconti quella che arriva dal Presidente dell’Ordine dei Geologi della Regione Molise Domenico Angelone. Una riflessione che nasce da dieci anni di esperienza ai vertici del Consiglio Nazionale e che punta il dito contro un sistema che, sistematicamente, allontana la competenza scientifica dai luoghi dove si decide il futuro delle infrastrutture italiane.

La “strategia del silenzio”: come si svuota una professione

Secondo il Presidente, non siamo di fronte a scontri aperti, ma a un lento e inesorabile processo di erosione dell’autonomia tecnica.

  • Marginalizzazione numerica: negli organismi chiave, come il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il rapporto tra geologi e altri tecnici è di 1 a 100. Una sproporzione che di fatto “copre” la voce della geologia.

  • Burocratizzazione: la conoscenza del sottosuolo è stata trasformata da pilastro della sicurezza a “pratica da sbrigare”.

  • Esclusione normativa: le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC) del 2008 e del 2018, insieme al Codice dei Contratti, hanno progressivamente allontanato il geologo dalla fase esecutiva, spezzando il legame vitale tra chi studia il terreno e chi ci costruisce sopra.

«La macchina legislativa fatica ad accettare i limiti naturali. Si pensa di poterli aggirare con una deroga o una circolare. Ma la natura non negozia», afferma il Presidente.


Il caso Campobasso: il “modello” del fallimento

Il Presidente dell’Ordine dei Geologi del Molise analizza poi un caso di cronaca locale che diventa paradigma nazionale: i lavori di RFI nella galleria ferroviaria di Campobasso. Un’opera definita “delicatissima” ma affrontata, secondo l’Ordine, con studi minimi e parametri economici distorti.

Criticità riscontrata Effetto sul territorio
Prezzari inadeguati Compensi standard (circa 800€) che mortificano la qualità delle indagini.
Sottovalutazione geologica Crolli durante i lavori di elettrificazione.
Esplosione dei costi La spesa è triplicata rispetto alle previsioni iniziali.
Ritardi infiniti Almeno altri tre anni di lavori e un capoluogo isolato.

Il messaggio è chiaro: risparmiare sulla fase conoscitiva non è un’economia, è un debito che lo Stato scarica sul futuro, traducendosi in varianti in corso d’opera e cantieri infiniti.


Prevenzione o “relazione descrittiva”?

Il futuro della sicurezza del territorio italiano si gioca ora su due tavoli: la revisione delle NTC e la riforma del Testo Unico dell’Edilizia (L. 380/2001).

Il rischio denunciato è che la politica scelga ancora una volta la via della “semplificazione di comodo”, riducendo la geologia a una sorta di “cornice estetica” del progetto, elegante ma inutile ai fini della sicurezza reale.

Le richieste dei geologi:

  1. Reintegro della competenza: riportare la geologia all’interno della progettazione esecutiva.

  2. Responsabilità chiara: impedire la frammentazione delle competenze che permette di diluire le colpe quando avvengono i disastri.

  3. Investimenti a monte: smettere di spendere miliardi nelle emergenze per risparmiare pochi spiccioli nelle indagini preliminari.

La denuncia che arriva dal Molise è un monito a tutto il Paese. Se le prossime riforme non rimetteranno la scienza del territorio al centro, i disastri di domani non potranno essere chiamati “fatalità”, ma saranno l’esito scritto di scelte amministrative consapevoli.


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