L’Italia respira, o almeno prova a farlo con più efficacia. Nel 2024, le emissioni nazionali di gas serra hanno segnato un traguardo importante, attestandosi a poco più di 360 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Si tratta di una riduzione del 30% rispetto ai livelli del 1990 e di un calo del 3,6% solo nell’ultimo anno.
Il risultato, comunicato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) agli organismi internazionali come l’UNFCCC, è il frutto di una combinazione di fattori: il boom delle rinnovabili (soprattutto idroelettrico ed eolico), l’efficienza energetica e l’abbandono progressivo dei combustibili fossili più pesanti.
L’anomalia dei trasporti e la sfida del 2025
Nonostante il trend positivo, il quadro presenta alcune ombre. Se l’industria e la produzione di energia mostrano segni di miglioramento, il settore dei trasporti resta la “pecora nera”: responsabile del 31% delle emissioni totali, il comparto segna una crescita del 10% rispetto al 1990. Oltre il 90% di questo impatto è dovuto al trasporto stradale.
Inoltre, per il 2025 si prevede un lieve rimbalzo (+0,3%). Il motivo? Una riduzione della produzione idroelettrica che costringerà il sistema a fare maggiore affidamento sul gas naturale, nonostante il carbone sia ormai in una fase di declino inarrestabile.
Economia e ambiente: un binomio possibile
Un dato incoraggiante emerge dall’analisi storica: a partire dai primi anni 2000, l’Italia ha avviato un percorso di disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni. Anche nella fase post-pandemica, mentre il PIL continuava a salire, la curva delle emissioni ha ripreso a scendere, dimostrando che la decarbonizzazione non è necessariamente un freno allo sviluppo.
Aria più pulita: il crollo degli inquinanti
Non c’è solo la CO₂. Tra il 1990 e il 2024, l’Italia ha abbattuto drasticamente la presenza di sostanze tossiche nell’aria grazie a tecnologie più pulite e limiti normativi più severi:
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Ossidi di zolfo: -96%
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Piombo: -96%
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Ossidi di azoto: -75%
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Monossido di carbonio: -77%
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Mercurio e Cadmio: circa -65%
Tuttavia, l’attenzione resta alta sull’agricoltura, responsabile di oltre il 90% delle emissioni di ammoniaca, e sul settore dei rifiuti, che continua a incidere sulla presenza di diossine e black carbon attraverso l’incenerimento.
“Il percorso intrapreso sta producendo risultati concreti, ma la sfida non è ancora vinta,” ha dichiarato Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA. “Questi numeri sono uno stimolo ad accelerare. Abbiamo le competenze e gli strumenti per trasformare questi segnali positivi in risultati strutturali per la salute di tutti.”
Per consultare i dati completi e i documenti tecnici, l’ISPRA ha reso disponibile l’intero inventario sul sito ufficiale: http://emissioni.sina.isprambiente.it/inventario-nazionale/
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