Il 30 settembre 2025 non è solo una scadenza amministrativa, ma un vero e proprio spartiacque nella gestione del rischio catastrofi in Italia. Rappresenta infatti il termine per le medie imprese, con sede legale o stabile organizzazione nel Paese, per adeguarsi all’obbligo di stipulare una polizza contro i danni da eventi catastrofali (polizze CatNat), come stabilito dal Decreto Legge n. 39 del 31 marzo 2025, convertito con la Legge n. 78 del 27 maggio 2025.

Questa nuova normativa, che scagliona l’obbligo anche per le micro e piccole imprese (fino al 31 dicembre 2025) e che ha già interessato le grandi imprese, segna un cambio di paradigma: la tutela del patrimonio aziendale contro sismi, alluvioni, inondazioni ed esondazioni diventa un onere privato e non più un costo quasi esclusivo per le casse pubbliche. Tuttavia, questa transizione si scontra con la realtà incalzante e costosa della crisi climatica.
Obbligo assicurativo: scadenze, regole, sanzioni
La misura, introdotta con la Legge di Bilancio 2024 e più volte modificata, mira a rafforzare la resilienza del sistema produttivo italiano, notoriamente esposto a un elevato rischio sismico e idrogeologico.
Le scadenze obbligatorie:
- grandi imprese (come definite dalla dir. UE 2023/2775): l’obbligo decorreva dal 31 marzo 2025, con un periodo di moratoria di 90 giorni per le sanzioni.
- medie imprese: obbligo al 30 settembre 2025
- piccole e microimprese: obbligo posticipato al 31 dicembre 2025
Nonostante il testo iniziale della Legge di Bilancio prevedesse multe salate (da 100.000 a 500.000 euro) per le grandi imprese inadempienti nei primi 90 giorni (fino al 30 giugno 2025), la normativa finale è più incentrata sulle penalizzazioni indirette. Le imprese che non si assicurano saranno escluse dall’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche in occasione di eventi calamitosi. In sostanza, in caso di disastro, il mancato adempimento priverà l’impresa dei sostegni straordinari statali per la ricostruzione.
La polizza deve coprire i danni a terreni, fabbricati, impianti e macchinari, con una franchigia o uno scoperto non superiore al 15% del danno e premi proporzionali al rischio, tenendo conto delle misure di prevenzione adottate dall’impresa.
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Crisi climatica e polizze contro le catastrofi
L’introduzione dell’obbligo assicurativo si colloca in un contesto di acuta e crescente emergenza climatica. I danni derivanti da eventi estremi in Italia hanno raggiunto cifre record negli ultimi anni. La crisi climatica non si manifesta solo con l’innalzamento delle temperature, ma con una maggiore frequenza e intensità di fenomeni distruttivi, tra cui:
- eventi idrogeologici: alluvioni, inondazioni ed esondazioni sono diventati più imprevedibili e violenti; le cosiddette bombe d’acqua causano danni ingenti anche in aree non tradizionalmente considerate ad alto rischio idraulico.
- siccità e caldo estremo: sebbene non direttamente coperti dalle polizze CatNat obbligatorie (che si concentrano su sisma, alluvione, frana ed esondazione), la desertificazione e le ondate di calore hanno un impatto indiretto sulla stabilità idrogeologica del suolo, rendendo i territori più vulnerabili a successive precipitazioni intense e frane.
Se da un lato il premio per le microimprese può restare contenuto (stime indicano una media tra 100 e 250 euro l’anno), per le medie e grandi imprese in aree ad alto rischio i costi possono diventare molto più significativi, potenzialmente impattando sulla competitività aziendale.
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Premio assicurativo e misure di prevenzione: il dilemma dell’assicurabilità?
L’obbligo di polizza catastrofale è un passo necessario per l’Italia, ma la sua sostenibilità a lungo termine dipenderà dall’abilità del Paese di affrontare, in modo sistemico e urgente, l’impatto sempre più presente della crisi climatica. In un’Italia ad alto rischio, assicurarsi è l’unica ancora di salvezza, ma la prevenzione resta l’unica vera cura.
Tuttavia, la possibilità di pagare indennizzi elevati e simultanei in caso di mega-catastrofi (come un terremoto su larga scala o un’alluvione estesa su più regioni) mette a dura prova la capacità finanziaria del settore assicurativo. Il timore più grande è che, a causa della crisi climatica, alcune aree del Paese diventino a tal punto a rischio da essere considerate non assicurabili dalle compagnie, rendendo l’obbligo normativo, se non inapplicabile, almeno estremamente oneroso.
Il decreto CatNat, pur essendo una misura di trasferimento del rischio, ha il merito di legare il premio assicurativo alle misure di prevenzione adottate dall’impresa:
- incentivo alla sicurezza: questo meccanismo incentiva le aziende a investire in manutenzione, adeguamento strutturale antisismico e opere di difesa idraulica (come argini e paratie), che possono ridurre il premio
- ruolo pubblico e privato: la vera sfida è combinare l’obbligo privato con un piano nazionale di mitigazione del rischio a livello pubblico. Senza una seria e massiccia opera di messa in sicurezza del territorio, la pressione sui premi assicurativi continuerà a crescere, spostando solo parzialmente il costo, ma non risolvendo la vulnerabilità di fondo del Paese.
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