Economia circolare: Italia leader in Europa, ma il traguardo 2030 richiede un cambio di passo

L’Italia si conferma sul podio europeo dell’economia circolare, ma la strada verso gli obiettivi del 2030 resta in salita. Con un tasso di circolarità del 21,6%, il nostro Paese supera ampiamente la media UE (ferma al 12,2%) e stacca competitor industriali del calibro di Francia, Germania e Spagna. Una capacità straordinaria di reinserire i materiali riciclati nei cicli produttivi che, tuttavia, rischia di non bastare: per raggiungere il nuovo target europeo del 24% entro il 2030, l’Italia dovrà affrontare nodi normativi, tecnologici e di mercato non più rimandabili.

Il quadro emerge chiaramente dall’intervento di Elisabetta Perrotta, direttore di Assoambiente, l’Associazione che rappresenta le imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e bonifiche, in occasione del convegno “Quale futuro per il riciclo?” tenutosi a Napoli durante il Green Med Expo&Symposium.

Un sistema virtuoso ma fragile: l’ombra della dipendenza dall’estero

Nonostante le ottime performance nel riciclo, l’analisi di ASSOAMBIENTE mette in luce alcune profonde contraddizioni strutturali del modello italiano.

Se da un lato l’Italia consuma meno materia pro capite rispetto alla media europea (824 kg annui contro 1.335 kg), dall’altro il processo di riduzione dei consumi si è quasi bloccato. Negli ultimi dieci anni, mentre la Germania ha tagliato l’uso di risorse del 23%, l’Italia ha registrato una contrazione appena dell’1%. Un segnale evidente di come il disaccoppiamento tra crescita economica e sfruttamento delle risorse sia ancora troppo lento.

A questo si aggiunge una forte vulnerabilità geopolitica:

  • Importazioni record: l’Italia importa 498 kg pro capite di materiali (soprattutto biomasse vergini e combustibili fossili), contro una media UE di 334 kg. Questo espone costantemente il Paese alle tensioni internazionali e alla volatilità dei mercati.

  • Mancato ricorso al riciclato nell’edilizia: nonostante l’estrazione di materie vergini sia inferiore alla media europea, non decolla il recupero dei rifiuti edili. Nel settore delle costruzioni si preferisce ancora attingere alle cave piuttosto che utilizzare aggregati riciclati, alimentando il consumo di suolo e rallentando la rigenerazione urbana.

Le filiere in sofferenza Durante il convegno, i rappresentanti delle diverse filiere di ASSOAMBIENTE hanno lanciato l’allarme: settori strategici come i RAEE (rifiuti elettronici) soffrono di una raccolta insufficiente, mentre comparti chiave come il tessile, la plastica e l’edilizia faticano a trovare sbocchi commerciali a causa di normative frammentate e di una domanda di mercato troppo debole.

Il riciclo come scudo climatico e leva geopolitica

In un contesto globale dominato dalla crisi climatica, l’economia circolare non è più solo una scelta etica o ambientale, ma una necessità strategica. L’Italia vanta emissioni inferiori alla media europea, ma per centrare i target di decarbonizzazione al 2030 e 2050 il riciclo deve diventare il pilastro della strategia energetica e industriale nazionale.

La voce di Assoambiente: “Servono regole chiare e incentivi fiscali”

“L’industria italiana del riciclo continua a distinguersi a livello europeo per performance elevate, ma dietro questi risultati emergono fragilità profonde”, ha dichiarato Elisabetta Perrotta. “Il riciclo oggi non è più soltanto una questione ambientale: è una leva industriale, competitiva e strategica per la sicurezza delle risorse e la decarbonizzazione del Paese”.

Per sbloccare il potenziale inespresso del Paese, il direttore di Assoambiente indica tre direttrici fondamentali:

  1. Quadro normativo stabile: regole chiare, uniformi e semplificate per dare certezze alle imprese.

  2. Fiscalità di vantaggio: incentivi e sgravi fiscali per chi decide di investire concretamente nella circolarità e nell’acquisto di materie prime seconde.

  3. Acquisti Pubblici Verdi (GPP): una politica di Green Public Procurement rigorosa, capace di trainare la domanda di materiali riciclati attraverso gli appalti pubblici.

L’Italia possiede già il know-how, le tecnologie e le competenze industriali per guidare la transizione ecologica europea. La sfida, ora, si sposta sul piano politico e burocratico: trasformare il primato del riciclo in un modello economico strutturato, capace di azzerare gli sprechi e mettere al sicuro l’industria nazionale dalle tempeste geopolitiche.


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