Biodiversità, fonte primaria di salute

A tre anni dalla sua nascita, l’NBFC fa il punto sui risultati raggiunti. Un triennio che ha trasformato la biodiversità in asset strategico per il Paese.

Non può esserci salute umana senza la salute dell’ambiente e degli altri esseri viventi. Mai come adesso questo assunto risuona potente. One Health One Future non ha bisogno di troppe spiegazioni. E’ il titolo dell’evento organizzato ieri nella sede del CNR a Roma dal National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro di ricerca italiano interamente dedicato alla biodiversità.

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L’intera impalcatura dell’NBFC aderisce appieno all’approccio One Health, un’impostazione adottata dall’OMS nel 2017 che presuppone una visione integrata tra scienza, politiche pubbliche e sviluppo sostenibile.

Avviato grazie al PNRR e con un finanziamento di oltre 320 milioni di euro, l’NBFC ha finora coinvolto migliaia di scienziati e decine di partner operativi, tra cui università, enti pubblici di ricerca e aziende private. Sono investimenti che riconoscono il valore della biodiversità come priorità strategica e che mirano a far diventare l’NBFC un punto di riferimento nazionale di citizen science per il futuro.

Dire centro scientifico è forse riduttivo. L’NBFC si configura piuttosto come volano per innovatori e imprenditori. E’ qui che la biodiversità catalizza l’impegno di chi vuole fare impresa puntando su uno sviluppo in equilibrio tra sostenibilità, scienza e politiche pubbliche.

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Da concetto astratto a pilastro strategico e culturale per il Paese. Un passaggio di consapevolezza, dunque. Attraverso il coordinamento del CNR, e con un approccio rigorosamente multidisciplinare, la biodiversità è condizione essenziale per la sopravvivenza umana e motore per il futuro economico e sociale dell’Italia.

Andrea Lenzi cnr

Il messaggio è chiaro nel discorso inaugurale di Andrea Lenzi, dell’NBFC: “La più poderosa iniziativa che l’Italia abbia mai messo in campo sulla biodiversità, un qualche cosa di mai realizzato in precedenza.” Lenzi collega la biodiversità all’impegno civile, come dovere alla base della democrazia. Cita il presidente Mattarella. “Un po’ di anni fa il presidente della Repubblica disse qualcosa di molto bello. La diversità è entrata nel nostro vocabolario da più di 30 anni, ciò nondimeno se andiamo a parlarne in giro molti ancora stentano a definire precisamente i confini di questo termine meraviglioso che definisce praticamente la nostra possibilità di sopravvivenza su questo pianeta”.

Una Capitale “biodiversa”

Dalle parole di Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina, traspare l’impegno che il governo della Capitale intende dedicare al tema. Non accessorio decorativo, non orpello di buon governo, ma fulcro di politiche mirate alla salute pubblica e resilienza climatica. Roma sarà trasformata in una come città “verde e blu”, dove l’attenzione alla dimensione umana passa attraverso azioni concrete: riforestazione, depavimentazione, recupero delle sponde del Tevere. Sono alcuni dei temi annunciati da Svetlana Celli per il futuro, sempre al netto degli esiti delle elezioni capitoline del prossimo anno. L’obiettivo è abbattere le isole di calore e ricostruire spazi di benessere psicofisico, partendo dal presupposto che un ecosistema urbano sano sia precondizione necessaria al benessere anche psicologico. “Una città con più biodiversità curata e preservata è una città dove la socialità ritrova ossigeno.”

Svetlala Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina
Svetlala Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina

Roma diventa anche “blu” in virtù della sua identità idrica lunga millenni. “Un dibattito che è stato fatto in Campidoglio, partendo da un atto che è stato votato proprio in assemblea capitolina, declinando Roma come pianeta acqua e non solo come pianeta terra, perché molto della nostra città è formato appunto da acqua», spiega Svetlana Celli.

L’impegno sulla biodiversità – promette la presidente dell’assemblea – sarà esteso alla gestione della risorsa idrica, ispirandosi al Blue Deal europeo e collaborando con esperti internazionali. L’amministrazione promuove una gestione dei servizi idrici intesa come tutela di un bene comune globale. Roma si propone quindi come modello per altre città d’acqua, integrando la salvaguardia degli ecosistemi acquatici nelle infrastrutture urbane.

Il gioco di squadra

L’NBFC celebra il quasi totale raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNRR, e rivendica il successo di un modello organizzativo innovativo basato sulla cooperazione e l’interdisciplinarietà. “La scommessa che avevamo fatto all’inizio era il gioco di squadra. È stato un gioco di squadra, appunto”, ha dichiarato il presidente del NBFC Luigi Fiorentino. Una scommessa vinta non solo con la gestione di un budget imponente, ma soprattutto tramite la costruzione di una delle reti scientifiche più forti al mondo, capace di integrare oltre 2400 ricercatori — di cui 1000 giovani assunti nell’ultimo triennio — in un ecosistema che unisce ricerca di base, digitalizzazione e trasferimento tecnologico.

La transizione verso una Fase 2 vede il Centro trasformarsi da struttura temporanea a infrastruttura permanente. L’eredità di questo triennio si proietta ora verso il futuro con l’obiettivo di rendere i risultati della ricerca la base imprescindibile per le politiche pubbliche nazionali e locali. Attraverso lo sviluppo di strumenti d’avanguardia, come lo “startup studio” per l’incubazione d’impresa e il potenziamento dei gateway fisici e digitali, NBFC punta a una gestione post-PNRR che sappia coniugare risorse pubbliche e mercato. La sfida finale consiste nel consolidare una rete scientifica capace di agire come motore di innovazione e garante costituzionale per la tutela dell’ambiente. “La struttura di ricerca deve andare sulle nuove frontiere e trasferire questo alle istituzioni, così come alle imprese. Questa è l’assicurazione per il futuro”, conclude Luigi Fiorentino.

Economia della biodiversità

“Il PNRR è debito per l’Italia e quindi sarà importante portare avanti nuovi frutti. […] Spetta a tutti noi trasformare questa spesa in un investimento”, ha dichiarato il direttore generale dell’NBFC Riccardo Coratella. Dalla spesa all’investimento. In parole povere, come si potrà garantire nel post-PNRR la sostenibilità ambientale ed economica di un tema tanto più importante in quanto sancito dall’articolo 9 della Costituzione? L’idea è di puntare a trasformare il Centro in un abilitatore di mercato.

Intelligenza Artificiale e robotica saranno le leve abilitanti. L’AI servirà a processare l’enorme mole di dati (4,5 milioni di reperti digitalizzati); la robotica ad esplorare l’80% ancora ignoto del pianeta (fondali marini).

Attraverso il modello dell’economia di scala, l’NBFC potrà anche mettere a disposizione delle imprese infrastrutture e macchinari d’avanguardia per un valore di 50 milioni di euro: una dotazione tecnologica che permette anche ai piccoli privati di effettuare analisi complesse, riducendo i costi di ricerca e sviluppo.

Questa base tecnologica è fondamentale per alimentare anche il mercato dei cosidetti Biodiversity Credits. Come già per il mercato del carbonio, il Centro punta a definire standard scientifici che trasformino la tutela ambientale in un valore finanziario scambiabile per certificare la salute della natura e attrarre capitali nel lungo periodo.

L’integrazione di 128 ambiti disciplinari e l’apporto dell’ingegneria impongono ai temi del centro di abbracciare un approccio scientifico-industriale fondato sulla Open Science.


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.