La pandemia ha avuto un forte impatto sul sistema agroalimentare mondiale che, oggi più di ieri, si trova a affrontare nuove sfide epocali. Sistemi e economie già fragili sono stati messi a dura prova da una sorta di reazione a catena il cui impatto sarà ancora più evidente negli anni a venire. Partendo da qui, Governi e società civili devono confrontarsi con i profondi mutamenti del contesto economico globale e con le urgenze ambientali e sociali che l’emergenza sanitaria ha innescato, minando i mezzi di sussistenza delle famiglie. L’evidenza dei fatti, rivela che il mondo non è sulla buona strada per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite entro il 2030. Ma, a colmare questo gap, c’è il boom di nuove imprese che, nel settore agroalimentare, propongono soluzioni di economia circolare e perseguono i goals dell’Agenda 2030.

L’impatto del Covid-19 sui sistemi alimentari e le possibili soluzioni: le startup agrifood

Con l’emergenza sanitaria, la sicurezza alimentare è peggiorata e l’accesso al cibo, in particolare per le fasce più vulnerabili, ha subito una tendenza negativa che inasprisce sempre di più le disuguaglianze, tanto da cambiare drasticamente la distribuzione geografica della fame nel mondo. E ancora, i rallentamenti economici, dovuti alle fasi di lockdown, con l’interruzione o la sospensione di alcune attività produttive, incluse quelle legate alla ristorazione e alla ridistribuzione del cibo, hanno generato situazioni paradossali di eccedenze e sprechi.

All’interno di questo scenario, e in termini di prospettive per il futuro, una risposta alle sfide emergenti proviene dalle startup agrifood, attraverso l’impiego di soluzioni tecnologiche, organizzative e di nuovi modelli di business. L’obiettivo di queste realtà è quello di puntare alla promozione di comportamenti sostenibili volti a favorire l’inclusione degli attori più vulnerabili, come i piccoli produttori, e soprattutto la circolarità del cibo. È la fotografia che emerge dalla Ricerca 2021 promossa dall’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, i cui risultati sono stati presentati oggi, 2 luglio, al convegno online “Dai semi dell’innovazione ai frutti della sostenibilità!”.

“Queste sfide sono alla nostra portata purché vengano affrontate con una visione d’insieme della filiera agroalimentare. Dalla capacità di far lavorare tutte le componenti del sistema, i processi, le fasi organizzative fino a identificare e applicare soluzioni concrete e funzionali. L’Osservatorio Food Sustainability, in questo senso, è il luogo privilegiato per un confronto su questi temi e si propone come obiettivi quelli di promuovere l’innovazione e lo sviluppo sostenibile del sistema agroalimentare” ha dichiarato in apertura dei lavori Alessandro Perego, direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano.

Startup agrifood: i trend di innovazione per lo sviluppo sostenibile. Italia 12esima

Secondo il Rapporto, sono 1.808 le startup internazionali che perseguono uno o più Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Nell’ultimo quinquennio (2016-2020), l’Osservatorio ha censito ben 7.120 startup agrifood: il 40% ha ottenuto almeno un finanziamento, per un totale di 5,6 miliardi di dollari raccolti, pari a una media di circa 7,7 milioni di dollari (2,5 milioni in più rispetto al 2019). Gli obiettivi prioritari, per le startup prese in esame, sono la transizione a sistemi di produzione e consumo più responsabili, dove si concentra il 35% delle soluzioni proposte dalle nuove imprese, la lotta alla fame con il 21% e la crescita economica sostenibile e inclusiva con il 17%.

Startup agrifood 1

Fig.1. Rapporto 2021 “Dai semi dell’innovazione ai frutti della sostenibilità!”

Dall’analisi dei dati, letti attraverso la lente degli Sdg (Sustainable Development Goals) dell’Onu, si confermano più perseguiti i seguenti obiettivi: uso efficiente delle risorse (17% del campione), agricoltura resiliente e turismo sostenibile (12%), sensibilizzazione per stili di vita sostenibili (11%), tutela dei piccoli produttori (9%), riduzione di eccedenze e sprechi alimentari (7%). Nella classifica dei Paesi con la più alta concentrazione di startup agrifood sostenibili, spiccano Norvegia (con 24 startup, il 58% sostenibile), Israele (139 startup, il 46% sostenibile) e Uganda (24 startup, il 46% sostenibile).

L’Italia si colloca solo in dodicesima posizione con 22 startup sostenibili sulle 76 nuove imprese agrifood censite (29%), ma presenta un mercato in evidente crescita rispetto allo scorso anno: 15 startup sostenibili in più (erano 7 nel 2019, il 13% del totale) e 23 milioni di dollari di investimenti raccolti contro i 300 mila dollari di un anno fa, pari a un finanziamento medio di un milione di dollari.

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Fig.2. Rapporto 2021 “Dai semi dell’innovazione ai frutti della sostenibilità!”

“I fornitori di servizi guidano l’innovazione sostenibile nel sistema agroalimentare (744 startup, 41%), con soluzioni per raccogliere e condividere dati e informazioni, migliorare la programmazione della produzione e la gestione delle scorte, ridurre gli sprechi. Seguono le startup attive nella fase di food processing (352, 20%), con investimenti in ingredienti naturali e cibi proteici alternativi, e i fornitori di tecnologia (205 startup, 11%), che offrono tecnologie innovative per l’agricoltura di precisione” ha sottolineato Paola Garrone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.