Prodotti a km 0, il risparmio vien mangiando

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Prodotti Km 0Il traffico ci rovina i polmoni e logora i nervi? La soluzione siede a tavola con noi

Qualche anno  fa è bastata una settimana di blocchi degli autotrasportatori per far balzare agli onori della cronaca un vecchio progetto della Coldiretti dai duplici e nobili intenti, rimasto per lunghi anni nel dimenticatoio. Era possibile combattere il caro prezzi degli alimenti acquistando prodotti a km 0 che, non dovendo percorrere lunghe distanze prima di giungere sulle nostre tavole, consentono di limitare i rincari dei costi di trasporto dovuti al caro petrolio.

Lo scopo primario era di promuovere, verso il largo consumo, i prodotti locali dal prezzo più competitivo e troppo spesso trascurati in favore di primizie “esotiche”. L’ altro nobile motivo era ridurre l’inquinamento provocato dal trasporto merci dando un aiuto all’ambiente nella lotta all’emissione di anidride carbonica e altri gas tossici. È stato calcolato che 1 kg di ciliegie per volare dall’Argentina a Roma percorre 12.000 km e necessita 5,4 kg di petrolio; ogni kg di pesche dal Sudafrica percorre 8.000 km e brucia 4,35 kg di carburante.

Il Veneto è stata la Regione pilota di questo ambizioso quanto necessario progetto e solo dopo pochissimo tempo il circuito a “km 0”, al motto “risparmiare mangiando meglio”,haannoverato numerosi sostenitori tra le organizzazioni di consumatori e ambientaliste. La successiva crisi economica dei cosiddetti “stati ricchi”, fautori degli indirizzi di politica finanziaria e di scambi commerciali a livello mondiale, ha avvalorato un “sistema” che avallava gli “sprechi”, la scarsa attenzione alla responsabilità da inquinamento e del relativo riscaldamento globale sull’intero Pianeta.

 A dire il vero, i cuochi sono stati i veri antesignani di una mentalità alternativa che ha anticipato i primi allarmi. In silenzio, nelle proprie cucine, privilegiavano le produzioni locali e stagionali per offrire ai clienti il meglio al miglior prezzo. Chi non ricorda le prime interviste televisive di molti anni fa allo chef Iaccarino? Mostrava orgoglioso i suoi orti, sceglieva personalmente ogni mattina prodotti freschi e appena colti per proporli nei piatti dei suoi ospiti. Eppure sembrerebbe che solo con lo scoppiare di emergenze i consumatori hanno cominciato a mangiare meglio.

Negli ultimi anni la cucina a km 0 ha conosciuto una diffusione crescente, divenendo un argomento ampiamente affrontato e dibattuto. Sempre più numerosi sono i sostenitori di questa politica, che non solo ha risvolti molto positivi in termini di ecologia e salute ambientale, ma incentiva anche un modo di cucinare sano e consapevole, dove vengono privilegiati soltanto prodotti di stagione e a filiera corta, venduti e quindi consumati nel raggio di pochi chilometri dal luogo di produzione.

Questi prodotti giungono sulle nostre tavole senza comportare il consumo di grandi quantità di carburante per il trasporto né di imballaggi costosi e, spesso, realizzati con materiali inquinanti. Inoltre; riducono in maniera significativa l’utilizzo di petrolio e altre forme di energia, che oramai sono divenute assai preziose

 

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.