Aiutare i consumatori a scegliere carni ottenute risparmiando energia, elettrica e termica, e acqua. Alimenti trasportati verso zone di distribuzione vicine a quelle di produzione e frutto di una corretto allevamento degli animali. È quanto si prefigge il Consorzio Sigillo Italiano, che promuove e valorizza prodotti ottenuti con il sistema di qualità nazionale di zootecnica sigillo italiano.

Il Consorzio è nato per iniziativa degli allevatori ed è riconosciuto dal ministero dell’Agricoltura. Ha debuttato alla manifestazione internazionale TuttoFood (Fiera Milano 6-9 maggio). Lo strumento vuole compensare le carenze informative contenute nelle etichette alimentari. Sarà identificato da unacon al centro un’immagine dell’Italia con le tinte del tricolore e aiuterà il consumatore a riconoscere prodotti realizzati nel rispetto delle normative, secondo rigidi standard tecnici, di salubrità e tracciabilità, rispetto degli animali allevati.

Intervista al direttore Giuliano Marchesin.

Il Consorzio Sigillo Italiano garantisce una produzione di carni sostenibile? 

Certamente. Il Consorzio Sigillo Italiano, riconosciuto con Decreto dal Ministero delle Politiche agricole, riunisce tutte le associazioni di produttori che hanno deciso di fare da capofiliera per i vari Disciplinari di produzione approvati dal Ministero e dalla Commissione europea. Ha un compito molto importante: gestire e migliorare tali Disciplinari di produzione per adeguarli alle esigenze di benessere animale, al rispetto della condizionalità e dell’uso del farmaco e alla sostenibilità dell’allevamento. Riguardo ai riscontri pratici, possiamo affermare che il sistema protetto di allevamento, utilizzato dagli allevatori del Consorzio Sigillo Italiano, con le regole stabilite da tali disciplinari, ha migliorato il benessere animale, inteso come spazi a disposizione, modalità di alimentazione (dove anche i bovini più deboli trovano lo spazio per alimentarsi), utilizzo di acqua pulita a richiesta, con azzeramento degli sprechi e uso del farmaco solo per salvare la vita dell’animale se si ammala.

Favorisce l’uso di criteri stringenti in termini di uso di energia, elettrica e termica, e acqua?

Sicuramente. Secondo noi, in base all’esperienza maturata nel settore, rappresenta il sistema migliore per regolare tutte le produzioni zootecniche, bovina, avicunicola, suina, ovicaprina, ittica, concordando regole che “partono dal basso”, ovvero da chi deve poi applicarle, senza imposizioni “dall’alto”, che possono rappresentare un “sistema di costrizione” (da dribblare) e non un metodo di allevamento condiviso. Il Consorzio Sigillo Italiano è uno dei pilastri del Piano Carne Bovine Nazionale e per gli allevatori è lo strumento essenziale per reagire alle innumerevoli fake news che circolano nei social sui presunti sprechi dell’acqua, le emissioni in atmosfera e tanto altro. Le faccio un esempio, il “fare rete” nel Consorzio Sigillo Italiano, significa anche trasferire conoscenze tra aziende e l’utilizzo di piccoli impianti di cogenerazione (biogas e biometano), che utilizzano totalmente le deiezioni animali, sono la migliore risposta a chi azzarda accuse di inquinamento o sprechi energetici ai nostri allevamenti

Come riesce a ridurre l’impatto emissivo della logistica su gomma?

Quando il marchio Consorzio Sigillo Italiano sarà a regime, ovvero, l’Interprofessione (prevista nel Piano Carni) sarà in grado di finanziarne la promozione e i consumatori potranno scegliere le produzioni dei nostri allevatori, favorirà l’accorciamento drastico delle distanze chilometriche nella filiera. Oggi camion frigoriferi di ogni dimensione percorrono in lungo e largo il nostro Paese portando, ad esempio, la carne prodotta al Nord verso il Centro, il Sud e le Isole mentre al Nord arrivano camion frigoriferi da Polonia, Irlanda, Francia, Spagna, Germania etc. per rimpiazzare le nostre produzioni sui banchi della grande distribuzione. Le dò un dato: in Italia si produce il 53% della carne commercializzata mentre il 43% proviene dall’estero. Se aumenta il valore aggiunto delle nostre produzioni e i consumatori possono scegliere, le aziende di allevamento potranno investire, aumentare le produzioni anche al Sud e Isole e questo divario potrà ridursi e migliorare  anche il sistema dei trasporti e, di conseguenza, le emissioni di gas nocivi in atmosfera.

Il settore della carne è sotto l’attenzione collettiva soprattutto per la grande quantità di acqua richiesta per la sua produzione. Cosa mi risponde su questo?

C’è chi ha interesse a demonizzare la zootecnia bovina da carne a vantaggio di altri settori alimentari con l’obiettivo di ridurre i consumi di carne per aumentare il commercio di prodotti vegetali, vegani, pasta, etc.

Chi sostiene fake news del tipo “La produzione di carne non è sostenibile perché servirebbero 15.000 litri d’acqua per produrre un chilo di carne bovina” fa delle affermazioni poco corrette, basandosi su fonti che quantificano il volume di acqua utilizzata e non l’impatto ambientale dell’acqua consumata nella produzione. Ma non tutta l’acqua è uguale: l’acqua presa dalla falda non ha lo stesso impatto ambientale di quella piovana o di quella scaricata. Ad esempio, in Italia, per produrre 1kg di carne bovina servono circa 790 litri d’acqua perché l’80-90% di queste risorse idriche ritorna nel naturale ciclo dell’acqua. Se poi diciamo “che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, allora il cerchio si chiude, con buona pace dei detrattori del nostro sistema di allevamento.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.