Nel corso dell’evento, “Dai semi dell’innovazione ai frutti della sostenibilità!”  promosso dall’Osservatorio Food Sustainability della school of Management del politecnico di Milano, alla luce dei risultati del rapporto 2021 dell’Osservatorio, sono emerse delle soluzioni per supportare lo sviluppo e l’inclusione dei produttori di piccola scala, in particolare: formazione, condivisione di rischi e benefici, determinazione congiunta di un prezzo equo.

Le direzioni di lavoro per l’innovazione del sistema agroalimentare, proposte dall’Osservatorio Food Sustainability, sono tre: contrastare il paradosso di insicurezza alimentare e spreco di cibo (attraverso modelli innovativi di recupero e redistribuzione delle eccedenze alimentari a fini sociali, in ambito urbano); lavorare per prevenire e valorizzare le eccedenze generate lungo la filiera (facendo leva su pratiche organizzative, soluzioni tecnologiche e di packaging per la circolarità); comunicare e promuovere comportamenti sostenibili e favorire l’inclusione degli attori più svantaggiati “From farm to fork (attraverso la prossimità relazionale, lo scambio e la condivisione di informazioni di valore, dal produttore al consumatore finale, ricorrendo a accordi di filiera, sistemi di tracciamento, reporting e packaging “parlante”).

Prima linea di azione: contrastare lo spreco alimentare

Le amministrazioni cittadine stanno rispondendo alle emergenze legate all’insicurezza alimentare con politiche urbane di contrasto alla povertà e di ridistribuzione delle eccedenze di cibo a fini sociali. Un esempio, è “Hub di quartiere contro lo Spreco alimentare”, l’iniziativa nata a Milano, nel gennaio 2019, da un protocollo d’intesa tra politecnico di Milano, comune di Milano Food policy, Assolombarda, in sinergia con il programma QuBì – La ricetta contro la povertà infantile – coordinato dalla fondazione Cariplo. Il progetto è stato lanciato nel quartiere Isola della città a cui poi si è aggiunto, a ottobre scorso, il secondo Hub di Lambrate. Il modello proposto consiste in un sistema di raccolta di prodotti rimasti invenduti nei punti vendita della Grande distribuzione organizzata e di pasti non serviti alle mense aziendali e successivamente redistribuiti alle persone in stato di bisogno, attraverso una rete di associazioni non-profit attive sul territorio.

Nel 2020, nonostante le interruzioni delle attività a causa della pandemia, i due hub hanno permesso di raccogliere 76 tonnellate di alimenti per un valore economico di oltre 310.000 euro, redistribuite a 3.300 nuclei familiari. Nei primi 4 mesi del 2021 sono state già raccolte oltre 60 tonnellate di eccedenze, per un valore economico di oltre 250.000, redistribuite a 27 organizzazioni non-profit, come ha evidenziato Giulia Bartezzaghi, direttrice dell’Osservatorio Food Sustainability. Un riscontro molto positivo che giustifica l’apertura di due ulteriori hub di quartiere, sempre a Milano, e in altre città lombarde, come è stato annunciato nel corso del convegno.

Fig.3 Startup agrifood Osservatorio Food Sustainability

Fig.3. Rapporto 2021 “Dai semi dell’innovazione ai frutti della sostenibilità!”

Seconda linea di azione: valorizzare le eccedenze con l’adozione di pratiche di circolarità

A livello di buone pratiche, l’attenzione è incentrata sulla prevenzione della generazione di eccedenze, investendo sulla programmazione flessibile della capacità produttiva e sul miglioramento della previsione della domanda (adottate dall’87% e dall’83% del campione). Anche l’adozione di soluzioni di packaging innovativo e tecnologie in grado di migliorare la conservabilità dei prodotti risultano essere pratiche piuttosto diffuse (62% e 56%).

La priorità di gestione delle eccedenze generate ricade sulla ridistribuzione per il consumo umano, privilegiando il canale della donazione alle organizzazioni non-profit, pratica adottata da oltre il 70% del campione censito, mentre il riciclo di altri prodotti e il recupero energetico rimangono ambiti ancora poco esplorati, soprattutto a causa dei costi di implementazione.

Startup agrifood Fig.4 Osservatorio Food Sustainability

Fig.4. Rapporto 2021 “Dai semi dell’innovazione ai frutti della sostenibilità!”

Terza linea di azione. La dimensione della sostenibilità verso gli attori della filiera: il packaging “parlante” e la filiera “corta sostenibile”

Attraverso l’innovazione tecnologica, e comunicando in maniera diretta al consumatore finale, il packaging risulta essere uno strumento che “parla”, diventando quindi packaging parlante in grado di fornire informazioni in tempo reale su: date critiche, composizione, origine dei materiali, modalità di conferimento dell’imballaggio, origine dei prodotti, rapporti di filiera e modalità di produzione. I vantaggi di questo aspetto rappresentano una opportunità di trasparenza e di prossimità informativa che facilita la gestione del cibo e previene la generazione di eccedenze alimentari, migliorando la conservabilità dei prodotti e l’estensione della “shelf life”.

La tracciabilità delle informazioni diventa, quindi, “un pilastro per costruire la prossimità lungo la filiera agroalimentare, incrementando la consapevolezza sulla sostenibilità e incentivando l’adozione di pratiche virtuose a livello aziendale”.

La filiera “corta sostenibile è indicata come la principale soluzione per migliorare le condizioni dei piccoli produttori e per rendere la filiera ancora più trasparente. A livello globale, il 90% delle aziende di produzione agricola rientra tra le “family farms”, ovvero piccole realtà a conduzione familiare, mentre in Europa il dato sale al 95%. Lo stadio della produzione agricola è un anello fondamentale della filiera, ma spesso le dimensioni ridotte e lo scarso potere contrattuale di queste realtà alimentano diseguaglianze nella distribuzione dei redditi lungo la filiera e il problema della povertà rurale. Una soluzione potrebbe essere quella che punta non solo aridurre il numero di intermediari e di anelli lungo la filiera ma di lavorare sull’intensità delle relazioni fra produttori, fornitori e consumatori come ha illustrato Federico Caniato, responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.