Emissioni zootecniche, una strategia per ridurle

La fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici ha ottenuto dei buoni risultati per la riduzione di climalteranti con la tracciabilità. Sviluppato un web tool a supporto degli allevatori

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biogas_mucche emissioni zootecnicheI settori agricolo, forestale e zootecnico contribuiscono in modo cruciale alle emissioni di gas serra sul pianeta. Sotto accusa, fra gli altri, la deforestazione, le emissioni zootecniche di biogas causate dagli allevamenti e alcuni tipi di coltivazioni. Punti critici che rendono il settore agricolo secondo in classifica, dopo quello energetico, in quanto a responsabilità nei cambiamenti climatici. L’allarme è chiaro e rende necessaria una gestione locale del territorio per mitigare gli effetti delle emissioni su scala globale. Il legame fra suolo e cambiamenti climatici è l’oggetto di uno studio, condotto dalla fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) e pubblicato dal “Journal of cleaner production”, che pone al centro dell’attenzione il settore zootecnico, elaborando strategie per ridurre tali emissioni.

E’ il ramo zootecnico che rappresenta una delle principali fonti di biogas nell’intero settore agricolo, seppur il dato sia in netto miglioramento rispetto agli anni ’90. “Il settore agricolo”, spiega Maria Vincenza Chiriacò, a capo dello studio, “ha la caratteristica unica di essere sia parte del problema che della soluzione: da un lato genera emissioni di gas serra, dall’altro può riassorbirle, con un’appropriata gestione sostenibile”.

Una strategia in due fasi per ridurre le emissioni zootecniche

La ricerca ha elaborato una strategia articolata in due fasi: una stima precisa (con diversi metodi adatti allo scopo) delle emissioni di gas serra derivanti dalle attività delle aziende, seguita da un’analisi delle pratiche sostenibili per ridurre tali emissioni. Tracciarle per scoprire una soluzione destinata a ridurle.

Le conclusioni dello studio sono incoraggianti: le opzioni di mitigazione considerate non solo riducono le emissioni, ma possono addirittura azzerarle.

Il  primo caso di studio, seguito nel dettaglio dai ricercatori, ha visto protagonista un’area della provincia di Viterbo nel Lazio, a forte componente agricola. Obiettivo: zero emissioni, o carbon neutrality. Di particolare importanza è stata l’ideazione di strategie agricole e forestali con impatto nelle immediate vicinanze della fonte delle emissioni, su scala locale. Lo studio ha mostrato, per le aziende del viterbese, diversi percorsi possibili per arrivare all’obiettivo. “È importante sottolineare il concetto di prossimità alla base di questo approccio”, aggiunge Maria Vincenza Chiriacò. ”Esistono già molti meccanismi di compensazione delle emissioni, ma spesso seguono una logica su scala globale, per cui l’assorbimento del carbonio emesso in atmosfera avviene in aree geograficamente molto distanti da quelle in cui sono state generate. Nel nostro studio la compensazione delle emissioni avviene vicino alla fonte. Questo, oltre a contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico, comporta un miglioramento ad ampio raggio dell’intero sistema agroforestale, con una serie di benefici ambientali e socioeconomici per la comunità e il territorio”. Il settore agricolo si mostra quindi di importanza cruciale nel panorama globale dei cambiamenti climatici.

L’approccio sviluppato dai ricercatori del Cmcc è diventato inoltre uno strumento a portata di tutti: un web tool, basato su rigorose analisi che gli allevatori zootecnici posso usare in autonomia, sia per una stima delle emissioni che per ipotizzare azioni sostenibili future.

 

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Redazione
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