Oliodolivaok 1024x683“La filiera olivicolo-olearia italiana gioca un ruolo centrale nello scenario competitivo globale anche grazie alle ottime performance nelle esportazioni, posizionandosi 2° subito dopo la Spagna. I risultati del settore sono trainati dal segmento industriale composto da aziende imbottigliatrici di medio-grandi dimensioni, che contribuiscono al fatturato complessivo per il 70%”.  Tuttavia “il calo della produzione rispetto al 1990 (-36%) mostra come il settore si caratterizzi per “alcuni importanti limiti strutturali e organizzativi alla competitività della nostra filiera, oltre che di una scarsa percezione del valore del prodotto da parte dei consumatori”. Il tutto impedendo al settore  di “esprimere tutta la sua eccellenza sul mercato”.

Uno studio traccia il quadro della filiera olivicolo-olearia italiana

A tracciare questo quadro è il rapporto Il futuro dell’olio italiano: moderno e sostenibile”, realizzato dal think tank internazionale The european house – Ambrosetti in partnership con Monini. La pubblicazione è stata presentata oggi in occasione di Cibus forum (Parma, 2-3 settembre).

Il contributo della filiera olivicolo-olearia all’occupazione

Dallo studio emerge inoltre come la filiera olivicolo-olearia registri, numeri positivi in tema di occupazione. “L’industria olearia italiana conta 220 imprese che occupano all’incirca 10.000 persone in tutta Italia trainando il settore sui mercati internazionali. Queste attività producono ogni anno circa il 70% del fatturato della filiera. E rappresentano il segmento che meglio si allinea con il livello di competenza e di sviluppo tecnologico tipico delle filiere degli altri Paesi concorrenti

Riduzione dell’impatto ambientale

Il report evidenzia anche l’impatto positivo da un punto di vista ambientale del settore. “La pianta d’olivo – si legge in nota – è infatti in grado di sequestrare CO2 dall’atmosfera stoccando carbonio nel terreno in quantità tali da avvicinare la filiera ad azzerare le proprie emissioni complessive. Si tratta di una coltivazione con un fabbisogno idrico ridotto, capace di adattarsi all’interno di ecosistemi molto diversi e che gode di una natura multifunzionale che costituisce un patrimonio sociale, culturale e turistico di grande valore per le aree geografiche votate all’olivicoltura”.

Le 6 proposte per il rilancio del settore

Lo studio elabora infine 6 proposte per cercare di rilanciare il settore.

  1. promuovere un sistema agricolo a più olivicolture. Il tutto ampliando le superfici esistenti e convertendo, da tradizionali a intensivi, gli oliveti privi di un ruolo multifunzionale. Allo scopo di valorizzare le specificità delle diverse tipologie di impianto riequilibrandone al meglio la distribuzione sul territorio;
  2. favorire la creazione di sinergie tra università, organizzazioni di produttori e imprese della filiera. Per stimolare l’imprenditorialità attraverso la formazione e l’assistenza tecnica rivolta tanto ai professionisti di domani quanto a quelli attualmente attivi;
  3. pagare il giusto prezzo a tutti gli attori della filiera per aumentare la redditività delle imprese. E favorire gli investimenti necessari allo sviluppo futuro del settore in chiave tecnologica, sfruttandone a pieno il potenziale competitivo;
  4. ridurre gli impatti ambientali delle attività produttive attraverso l’adozione di pratiche sostenibili da parte di tutti gli attori della filiera. Allo scopo di tutelare l’ambiente e di aumentare il valore del prodotto percepito dal mercato;
  5. fare educazione alimentare sul valore nutrizionale dell’olio d’oliva attraverso un ampio coinvolgimento degli attori chiave interessati mediante la combinazione di attività formative e divulgative, allo scopo di consolidare la percezione dell’olio extra vergine d’oliva come un prodotto sano e nutraceutico;
  6. promuovere la certificazione di un olio extra vergine premium che assicuri un prodotto di alta qualità, nutraceutico e sostenibile, per superare le asimmetrie informative presenti sul mercato, aumentando il valore percepito e accompagnando il cliente verso un consumo più responsabile.

Giansanti (Confagricoltura): “Lanciare un forum permanente sull’agroalimentare”

Oltre il report, sempre in occasione della giornata di apertura di Cibus, il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha lanciato un’idea per il rilancio del comparto agroalimentare. La proposta riguarda in particolare la creazione di un “forum” permanente di confronto di tutta la filiera – dalle aziende agricole, alla trasformazione, fino alla logistica ed al commercio – per promuovere il settore.

Le sfide poste dalla pandemia

“La pandemia – sottolinea in nota il presidente di Confagricoltura – avrà conseguenze di ordine strutturale sui consumi e, di conseguenza, sulle modalità di produzione dei nostri prodotti. Abbiamo davanti a noi grandi sfide, ma anche grandi opportunità. Oggi produciamo il 75% del nostro fabbisogno; dobbiamo arrivare al 100%. Produrre di più in modo più competitivo deve essere il nostro obiettivo, l’obiettivo di tutta la filiera. Ci sono ampi spazi di crescita sul mercato globale. C’è grande voglia di made in Italy, come dimostra la domanda di prodotto ‘fake’.”

Il ruolo chiave di ricerca e innovazione

Un ruolo chiave in questo percorso dovrà essere attribuito al settore della  ricerca e innovazione. “Dobbiamo rafforzare il concetto di cibo strettamente legato all’agricoltura e opporci a quello fatto in laboratorio“, aggiunge Giansanti. “Ciò non significa non utilizzare tutte le opportunità che le nuove tecnologie, anche genetiche, offrono. Dobbiamo produrre bene, ma dobbiamo anche farlo al minor costo possibile”. 

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