Recuperare gli scarti della dalla lavorazione e chiarificazione dei vini, la cosiddetta feccia, per la costruzione di celle fotovoltaiche a colorante organico: le celle di Gräetzel.

E’ l’iniziativa realizzata nella cornice del progetto Cheers, nato dalla partnership tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’azienda enologica Serena Wines1881, l’Università degli Studi di Udine e la Universidad de Málaga. Tra gli scienziati coinvolti nelle attività di ricerca ci sono la professoressa Elisa Moretti, responsabile del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca’ Foscari e il dottor Manuel Meneghetti, assegnista di ricerca presso lo stesso dipartimento e il reparto di gestione della qualità dell’azienda vitivinicola SerenaWines1881.

Come funzionano

Queste celle, che rappresentano un’opzione alternativa a quelle tradizionali in silicio,  sfruttano il colorante che si ottiene dagli scarti del processo di produzione del vino. Questa  sistema è in grado di catturare la luce solare e di iniettare elettroni in un semiconduttore composto da una serie di nanoparticelle di biossido di titanio poroso. In questo modo gli elettroni possono viaggiare nel circuito esterno generando corrente elettrica pulita.

Mimare la fotosintesi

Il meccanismo funziona in base ai principi delle nanotecnologie e imita il processo di fotosintesi clorofilliana che avviene nelle piante abbinando in modo virtuoso riciclo ed efficienza.  

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