L’Auditorium di Viale Maresciallo Pilsudski si trasforma in punto di riferimento per le discussioni e gli sviluppi nel settore della cogenerazione, un tassello fondamentale della transizione energetica per il continente. L’evento presentato oggi è promosso da Italcogen, associazione di categoria che riunisce costruttori e distributori di impianti di cogenerazione, in collaborazione con Anima Confindustria.
L’obiettivo è proporre la cogenerazione come strumento per forgiare un sistema energetico resiliente, decentralizzato, a zero emissioni , ma anche di sottolinerarne le sfide. Per far questo, la strada maestra è quella di fornire agli utenti finali un accesso a calore ed energia puliti, generati localmente in modo efficiente, affidabile ed economico, trasformando radicalmente il modo in cui produciamo e consumiamo energia.
Non solo semplice produzione di energia, la cogenerazione gioca un ruolo anche per la sicurezza della rete elettrica, poiché offre la capacità di modulare e programmare il sistema, rispondendo alle complesse esigenze di una rete sempre più interconnessa. Lato ambiente, il settore promuove l’utilizzo efficiente di combustibili rinnovabili a basso, neutro o nullo contenuto di carbonio, favorendo la decarbonizzazione.
Piano d’azione per un’energia accessibile a tutti
In collegamento da Bruxelles, Madis Laaniste – policy officer della Commissione Europea, ha illustrato i piani e gli strumenti che mirano all’evoluzione di un sistema di riscaldamento/raffreddamento distrettuale efficiente. “Riteniamo che esserci affidati ai combustibili fossili abbia creato pesanti ostacoli ai consumatori e alle aziende. Promuovendo fonti locali, possiamo invece controllare la volatilità dei prezzi”, ha dichiarato Laaniste, citando anche il principale strumento legislativo che mira a questo scopo: la Direttiva 2023/1791 sull’efficienza energetica, da cui derivano gli incentivi economici volti a promuovere l’installazione degli impianti di Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR).

Questa dipendenza è sempre più riconosciuta come la causa principale di significativi ostacoli, dall’instabilità dei costi energetici alle più ampie interruzioni del mercato. La volatilità intrinseca sui mercati dei fossili, influenzata da fattori geopolitici e dalla fragilità delle catene di approvvigionamento, si riflette automaticamente sul prezzi energetici incerti, trasporti e beni manifatturieri, gravando in definitiva sui bilanci delle famiglie e sui profitti aziendali.
Per rispondere a queste sfide, emerge come risposta convincente lo sviluppo di fonti energetiche locali. Passando da sistemi centralizzati e dominati dai combustibili fossili ad iniziative energetiche decentralizzate e basate sulla comunità, nazioni e regioni possono ottenere un maggiore controllo sul loro futuro energetico. Questo approccio localizzato non solo favorisce l’indipendenza energetica, ma mitiga anche l’esposizione alle oscillazioni di prezzo sui mercati internazionali. La stabilità offerta dall’energia di provenienza locale – spesso rinnovabili con costi di combustibile prevedibili – fornisce un ambiente economico più sicuro sia per consumatori che per imprese.
Cogenerazione come pilastro di competitività
Marco Golinelli, vice presidente di Anima Energia Confindustria, apre la discussione sulla cogenerazione con un richiamo alla sua definizione più autorevole, quella della Treccani: “nella tecnica, produzione contemporanea di energia elettrica e calore da parte di un impianto, al fine di una più razionale utilizzazione dell’energia fornita“.
Questa razionalità è il principio guida di associazioni come Italcogen e rappresenta un pilastro per un mercato energetico che richiede un mix di soluzioni diversificate. Tre sono le componenti che hanno caratterizzato la cogenerazione nel tempo: efficienza, flessibilità e rinnovabilità. Il principio di “Energy Efficiency First”, sposato da agenzie internazionali come la IEA da oltre un decennio, trova nella cogenerazione un tassello imprescindibile per massimizzare i benefici dell’efficienza energetica. Sotto questo punto di vista è importante sottolineare la sua natura rinnovabile: l’utilizzo di biogas e biometano la renderebbe immediatamente applicabile, confermando che “l’impianto inquina in funzione di ciò che gli si immette”, aggiunge Golinelli. Oggi, con combustibili decarbonizzati, la cogenerazione si candida per essere inclusa tra le fonti rinnovabili e programmabili, il che rappresenta un vantaggio distintivo.
Guardando agli obiettivi futuri – come quello di un sistema elettrico europeo che al 2050 dovrebbe prevedere l’80% di rinnovabili – la cogenerazione non sarà forse la “bacchetta magica”, ma è sicuramente un elemento ponte per modulare e stabilizzare la rete. Non solo, l’approccio alla cogenerazione si allinea ai principi dell’economia circolare, promuovendo il recupero e l’utilizzo del calore di scarto.
E’ in quest’ottica che la Direttiva Ue sull’Efficienza Energetica e la Tassonomia Ue sono le tessere principali su cui costruire stretta collaborazione tra associazioni di categoria ed enti dedicati come Cogen Europe. Sarà fondamentale che l’intera filiera – sviluppatori, produttori e utilizzatori – partecipi attivamente nel solco del principio “Energy Efficiency First”.

Un Bilancio: sfide e prospettive
La cogenerazione ad alto rendimento (CAR) rappresenta una quota significativa del parco energetico italiano, dalla mini-cogenerazione (sotto i 50 kW) fino a centinaia di megawatt. I suoi benefici sono molteplici e consolidati: notevole risparmio economico dovuto al minor consumo di combustibile; riduzione dell’impatto ambientale, diminuzione delle perdite di rete.
La qualifica di impianto CAR è regolata dal Decreto Legislativo 20/2007, che stabilisce precisi criteri di rendimento e configurazione impiantistica. I dati relativi al 2023 mostrano una produzione di circa 30 TWh di energia elettrica in assetto CAR, per una potenza complessiva di circa 8 GW, pari al 6% della potenza totale installata nel Paese. In termini di potenza, sono i cicli combinati e le turbine a gas a giocare un ruolo primario, in particolare nel settore civile, seguito da quello cartario, chimico e petrolchimico. Settori hard-to-abate altamente energivori per i quali la cogenerazione rappresenta una buona soluzione. Nel 2023 sono state registrate circa 2.400 richieste di riconoscimento CAR, con un trend di crescita costante del 2% annuo.
Per quanto il contesto normativo sia in evoluzione, i principali incentivi alla cogenerazione includono la possibilità di ottenere Certificati Bianchi (CB-Car), ma anche ulteriori agevolazioni per impianti CAR connessi a reti di teleriscaldamento e agevolazioni fiscali sulle accise del gas.
Un distinguo: se da un lato le unità di cogenerazione alimentate a gas naturale erano state inizialmente incluse nel Pnrr, in seguito alle indicazioni della Tassonomia UE (principio del “Do No Significant Harm” – DNSH), i finanziamenti PNRR sono stati reindirizzati esclusivamente verso la cogenerazione da fonti rinnovabili. Le relative richieste di qualifica e di Certificati Bianchi possono essere inviate al GSE con tempistiche specifiche.
Il Gse ha implementato significative semplificazioni e miglioramenti nei processi di riconoscimento Car, inclusi chiarimenti operativi e l’introduzione dello “sportello virtuale” per un supporto diretto agli operatori. Già nel 2024, il Gse ha risposto al 99,7% delle istanze ricevute, un risultato senza precedenti che garantisce la tempestività del riconoscimento dei titoli.
Tuttavia, la nuova Direttiva Ue sull’efficienza energetica presenta alcuni punti di attenzione, in particolare il vincolo di 270 grammi di CO2/KWh per gli impianti a gas dal 2034, un criterio della Tassonomia UE che impone una riflessione profonda sul futuro della cogenerazione alimentata da fossili, e spinge verso l’adozione di combustibili decarbonizzati come biogas e biometano. Mase e Gse stanno collaborando per trovare soluzioni nel recepimento della Direttiva.
Nonostante le sfide, si apre la possibilità di riconoscere incentivi per l’ammodernamento degli impianti esistenti, ridurre i costi di connessione alla rete per i CAR situati presso utenze con necessità di calore, favorire l’uso di biometano, installare unità di cogenerazione presso siti energivori o i data center, dove la combinazione di cogenerazione, teleriscaldamento e raffrescamento può rappresentare un beneficio importante.
“Stiamo portando avanti una notevole attività di semplificazione per il supporto alle aziende. Ad esempio, per i cosiddetti settori hard-to-abate. Dal 2025 sarà possibile presentare le richieste con documenti anche a firma digitale. Siamo implementando il cosiddetto “interlocutorio sul portale” e abbiamo in cantiere tutta una serie di sviluppi informatici che prevedono anche l’utilizzo di dell’intelligenza artificiale”, conclude Vittorio Tomassetti, responsabile Funzione Cogenerazione, Efficienza Energetica Gse.
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