mediterraneo

Il ministero della Transizione ecologica e il ministero della Difesa – rappresentato dallo Stato maggiore della Marina Militare e dalla direzione degli Armamenti Navali (Navarm) che opera in seno al Segretariato generale della Difesa – hanno firmato lo scorso 24 dicembre insieme all’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) un protocollo d’intesa che dà avvio alle attività di progettazione e realizzazione della nuova unità navale idro-oceanografica.

Monitoraggio habitat e fondali del Mediterraneo

L’unità navale sarà a disposizione dell’Ispra per le attività di ricerca scientifica ed ambientale nel mar Mediterraneo, in particolare per il monitoraggio dei fondali e degli habitat marini. Il progetto rappresenta il principale investimento in infrastrutture previsto dal progetto Pnrr (M2C4-3.5) su Ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini. Il contratto di acquisizione verrà assicurato dall’Ispra, in qualità di stazione appaltante, con il supporto di Navarm per le attività di procurement sia in fase di contrattualizzazione che di controllo costruzione.

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L’unità navale full electric

L’unità navale sarà in grado di ospitare venti ricercatori e venti membri dell’equipaggio, avrà un’autonomia di trenta giorni e una propulsione full electric con capacità di mantenimento della posizione (dynamic positioning). Particolare attenzione sarà dedicata all’impatto sull’ambiente con l’acquisizione della certificazione Green plus per il monitoraggio del rumore sottomarino.

L’unità sarà inoltre dotata delle più moderne tecnologie disponibili nell’ambito della ricerca idro-oceanografica, tra cui: una torre a prua con stazione meteo e laboratorio per il monitoraggio della qualità dell’aria, oltre 100 metri quadrati di superficie destinata a laboratori per l’analisi dei campioni e oltre 50 metri quadrati di superficie destinati all’elaborazione dei dati scientifici.

“Il potenziamento del sistema nazionale di osservazione del mare nelle acque di giurisdizione e oltre le 12 miglia permetterà l’individuazione degli habitat marini maggiormente sensibili e la realizzazione di interventi di ripristino e protezione ambientale, in linea con gli obiettivi della Strategia per l’ambiente marino e della Strategia europea per la biodiversità al 2030”, si legge a conclusione della nota stampa.

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