Sfruttare i dati ottenuti dal monitoraggio satellitare dei pescherecci per contrastare la pesca illegale. È l’operazione realizzata dalla ONG Global Fishing Watch, da Sky truth e dalla National Geographic Society attraverso il progetto Pristine Seas. L’iniziativa, promossa in collaborazione con le università americane di Santa Barbara, Stanford in collaborazione con l’ateneo canadese di Dalhousie, può contare sull’appoggio di Google. Dalle informazioni raccolte è emerso come il settore non si caratterizzi per un approccio particolarmente sostenibile ed efficiente.

Qualche numero

Nell’ambito del progetto sono stati analizzati circa 22 miliardi di dati registrati tra il 2012 e il 2016. Informazioni raccolte da più di 70.000 pescherecci registrati che percorrono il 55% della superficie totale dei mari. Numeri che fanno comprendere come l’impatto ambientale legato a questo settore debba essere valutato in maniera attenta. Solo nel 2016 sono state rilevate 37 milioni di ore legate alla pesca in cui sono stati percorsi 460 milioni di km. L’energia richiesta per queste attività si è attestata intorno ai 20 miliardi di kWh all’anno.

Gestire meglio la pesca

Secondo i ricercatori ora il settore ha a disposizione uno strumento in più per gestire in modo sostenibile lo sfruttamento delle risorse marine. Questo nuovo set di dati in tempo reale sarà determinante per stabilire una migliore gestione della pesca del mondo”, ha sottolineato Chris Costello, economista presso l’Università di Santa Barbara (California).

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