
A fornire questa notizia, pubblicata sul Nature, è stato uno studio condotto da un team di scienziati e ricercatori. La squadra, guidata da Christophe McGlade (University College, UK) e Paul Ekins (Potsdam Institute for Climate Impact Research, Germania), nello spiegare lo studio è stata molto chiara: non si può continuare in questo modo. I rischi che si corrono, se non si prendono i giusti provvedimenti, sono altissimi: innalzamento delle acque marine, scioglimento dei ghiacci, ritiro della calotta polare e aumento di eventi climatici estremi.
Insomma, dobbiamo fermare, per i prossimi 40 anni a venire, lo sfruttamento delle fonti fossili così da limitare le emissioni di CO2 ad un massimo di 1100 di gigatoni per le prossime decadi e forse riusciremo a non superare la soglia limite dei d 2 gradi centigradi.
“Purtroppo – ha commentato il gruppo di scienziati – malgrado i politici siano d’accordo sull’obiettivo dei 2 gradi centigradi, la nostra analisi mostra che il loro istinto a sfruttare le risorse fossili è in disaccordo con gli impegni presi”.
Gli scenari futuri prospettati dal team mostrano che se continueremo con questo ritmo a sfruttare le fonti fossili, emetteremo, nei prossimi anni, ben 2900 gigatoni di CO2.
Se vogliamo migliorare dobbiamo rivedere interamente le politiche energetiche e di estrazione, guardando le cose da un altro punto di vista e non pensando più alla scarsità delle risorse fossili, ma a trovare un’alternativa valida che porti a fermare l’estrazione avendo gli stessi benefici.
Per concludere – hanno chiosato gli scienziati – perseverare nelle ricerche petrolifere nell’Artico è come avere un’emicrania cronica e prendere a testate un muro – decisamente da non fare. Oltre ad essere”incompatibile con gli sforzi per limitare il cambiamento climatico.”
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