
Riscaldamento, unico comparto con emissioni in crescita
Tra le principali fonti di emissioni di PM10 primario nel 2018 c’è il comparto del riscaldamento, che rappresenta il 54% del dato totale. “Il settore – spiega Ispra in una nota – con un +41%, è l’unico che aumenta le proprie emissioni a causa della crescita della combustione di legna per il riscaldamento residenziale, mentre calano di oltre il 60% quelle prodotte dal trasporto stradale e rappresentano, nello stesso anno, il 12% del totale”.
I dati del comparto energia
A calare sono anche le emissioni legate al settore delle industrie energetiche. In particolare, rispetto al 1990, il dato scende nel 2018 del 30%, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178,6 Terawattora (TWh) a 192,7 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218,7 TWh a 295,5 TWh.
Nel periodo 1990-2018, le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi sono invece aumentate del 6% a fronte di un incremento dei consumi energetici pari al 18,3%. “In Italia il consumo di metano nel settore civile era già diffuso nei primi anni ’90 e la crescita delle emissioni, in termini strutturali, è invece correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento oltre che, in termini congiunturali, ai fattori climatici annuali. L’incremento dei consumi è strettamente collegato al maggior utilizzo di biomasse”, spiega Ispra.
Processi industriali
Per quel che riguarda il settore dei processi industriali, nel 2018 le emissioni sono scese del 14,2% rispetto al 1990. L’andamento è determinato prevalentemente dalla forte riduzione delle emissioni di protossido di azoto, N2O, (-91%) nel settore chimico, grazie all’adozione di tecnologie di abbattimento delle emissioni nella produzione dell’acido nitrico e acido adipico.
Rifiuti, aumento emissioni del 5,6%
Crescono del 5,6%, invece, le emissioni derivanti dalla gestione e dal trattamento dei rifiuti. “Le emissioni del settore sono destinate a ridursi nei prossimi anni, attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata”, si legge nella nota di Ispra.
Agricoltura, l’80% delle emissioni viene dagli allevamenti
Si registra un calo anche delle emissioni del settore agricolo, che rappresenta il 7% delle emissioni di gas serra, con un valore circa 30 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Quasi l’80% di queste deriva dagli allevamenti, in particolare dalle categorie di bestiame bovino (quasi il 70%) e suino (più del 10%), mentre il 10% proviene dall’uso dei fertilizzanti sintetici. “Dal 1990 le emissioni sono scese del 13% a causa della riduzione del numero dei capi, delle superfici e produzioni agricole, dell’uso dei fertilizzanti sintetici e dei cambiamenti nei metodi di gestione delle deiezioni”.
Per quanto riguarda le emissioni di ammoniaca, il dato è calato del 23% dal 1990, che si traduce nell’eliminazione di 345.000 tonnellate di NH3 nel 2018). Si tratta di più del 90% delle emissioni nazionali di ammoniaca. “Il calo è dovuto alla riduzione del numero dei capi, delle superfici e produzioni agricole, dell’uso dei fertilizzanti sintetici e alla diffusione delle tecniche di riduzioni delle emissioni”.
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