Da rifiuto altamente inquinante a risorsa strategica per la transizione energetica. La filiera degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti conferma il suo ruolo di primo piano nell’economia circolare italiana: nel 2025 il CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento) ha superato la quota di 88.000 tonnellate di olio raccolte, registrando un incremento di quasi il 10% rispetto alle 80.345 tonnellate dell’anno precedente.

I risultati dell’attività, illustrati all’interno del Report 2025 presentato oggi a Rimini nel quadro della fiera Ecomondo, evidenziano un impatto ambientale di assoluto rilievo: la gestione corretta di questo quantitativo ha consentito di evitare l’emissione di 235.000 tonnellate di CO2 equivalente e di risparmiare oltre 96.800 metri cubi di acqua.
Una crescita costante: raddoppiati i volumi dal 2011
Il bilancio operativo tracciato dal CONOE mostra un trend di sviluppo continuo. Se nel 2011 i volumi intercettati si attestavano su 46.000 tonnellate, la soglia è salita a 76.000 tonnellate nel 2018, per poi assestarsi attorno alle 80.000 tonnellate negli anni successivi fino al balzo da record del 2025. In meno di quindici anni la capacità di recupero della filiera è di fatto raddoppiata.
Una volta raccolti e avviati a rigenerazione, gli oli vegetali trovano immediato reimpiego industriale: il 90% del totale viene trasformato in biodiesel, mentre il restante 8% viene destinato ai comparti dell’oleochimica, dei bio-lubrificanti, della produzione di saponi, detergenti e nuovi materiali bio-based.
La sfida della raccolta domestica: un potenziale ancora inespresso
Nonostante il trend positivo, il margine di miglioramento del sistema nazionale rimane ampio, specialmente nei consumi casalinghi. A fronte di circa 3,2 milioni di tonnellate di oli vegetali immessi ogni anno sul mercato italiano, la produzione complessiva di esausto è stimata in 300.000 tonnellate annue.
Mentre il settore professionale (ristorazione, industria alimentare e artigianato) garantisce un’intercettazione capillare coprendo il 38% del potenziale generato, la quota domestica — che rappresenta il restante 62% della produzione totale — si ferma oggi a meno di 14.000 tonnellate raccolte. Se l’Italia riuscisse a recuperare l’intero potenziale nazionale, i benefici ambientali arriverrebbero a sfiorare le 790.000 tonnellate di CO2 evitate e i 325.700 metri cubi di acqua risparmiati ogni anno.
Iniziative sul territorio e sensibilizzazione
Per intercettare le quote di rifiuto prodotte tra le mura domestiche, il Consorzio ha messo in campo 18 progetti territoriali che coinvolgono oltre 80 Comuni italiani, con pianificazioni in estensione su altre 100 municipalità, raggiungendo una platea potenziale di quasi 10 milioni di cittadini. Le azioni includono campagne informative dedicate, programmi specifici per le scuole e iniziative per le aree portuali.
«La filiera degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti è oggi riconosciuta come una componente strategica dell’economia circolare, capace di coniugare tutela ambientale, sicurezza energetica e sviluppo industriale», ha dichiarato Tommaso Campanile, Presidente del CONOE. «Ciò che un tempo era percepito prevalentemente come un rifiuto da gestire, oggi si configura sempre più come una risorsa da valorizzare. La piena intercettazione dei flussi domestici resta però un obiettivo prioritario, così come il contrasto alle distorsioni di mercato che rischiano di penalizzare le filiere virtuose. Nessun sistema può funzionare senza un’assunzione diffusa di responsabilità, dalle imprese fino ad ogni singolo cittadino».
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