L’accelerazione nell’installazione di impianti da fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, rappresenta una leva fondamentale per la riduzione strutturale della bolletta energetica dei consumatori italiani. Il report pubblicato da Italia Solare, intitolato I costi e benefici delle rinnovabili in bolletta, quello che sappiamo su oggi e sul 2030, analizza dettagliatamente l’evoluzione delle componenti di spesa e l’impatto delle fonti pulite sia nell’assetto attuale sia negli scenari prospettici al 2030.
Uno degli elementi di maggiore impatto emersi dal report riguarda il crollo progressivo degli oneri generali di sistema. Se in passato gli incentivi storici al settore (come i primi Conti Energia) sono arrivati a pesare fino a 14,4 miliardi di euro all’anno sulle bollette nazionali, oggi l’impatto complessivo si è ridotto a circa 8 miliardi di euro all’anno. La svolta decisiva avverrà nel periodo post-2031, momento in cui scadranno i vent’anni di incentivi legati al picco di installazioni del 2011, portando ad un quasi totale azzeramento. Un utente residenziale che pagava circa 3,7 c euro/kWh vedrà questa componente azzerarsi quasi completamente nei prossimi anni.
Bolletta energetica: crollo dei costi marginali
La presenza delle rinnovabili sul mercato elettrico genera un beneficio diretto attraverso il cosiddetto effetto dell’ordine di merito. Avendo costi variabili di generazione pressoché nulli (in assenza di combustibile da acquistare), le fonti quali fotovoltaico ed eolico si posizionano al primo posto nella curva di offerta del mercato elettrico. Questo meccanismo spiazza progressivamente gli impianti termoelettrici più inefficienti e costosi. Poiché l’intero fabbisogno di domanda viene remunerato al prezzo marginale dell’ultima centrale chiamata in causa, lo slittamento della curva d’offerta verso destra riduce il prezzo unico nazionale per tutti i consumatori.
L’analisi dell’andamento del carico residuo (la quota di domanda energetica non coperta da vento e sole) conferma questa dinamica:
- Effetto d’immissione. Ogni incremento di 7.000 MW di potenza nominale installata da rinnovabili non programmabili riduce il prezzo di mercato mediamente di 21 euro/MWh.
- Scenari al 2030. Rispettare gli obiettivi stabiliti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) permetterà di attestare il prezzo medio dell’energia a 112 euro/MWh al 2030. In assenza di nuove installazioni, il prezzo dell’energia sul mercato elettrico risulterebbe superiore del 20%.
Parallelamente alla componente energia, il report chiarisce l’andamento dei costi di dispacciamento gestiti da Terna. Nonostante la potenza fotovoltaica installata sia notevolmente aumentata, i volumi richiesti sul Mercato per il Servizio di Dispacciamento (Msd) sono diminuiti dell’80%, consentendo un risparmio di sistema pari a 7,4 miliardi di euro grazie alle nuove efficienze di gestione della rete
Confronto sulle bollette e protezione da shock del gas
Il rispetto delle traiettorie del Pniec incide in modo marcato sulle tasche dei cittadini. Il costo unitario in bolletta per un utente domestico si evolverà secondo i seguenti scenari:
- Scenario Pniec pieno. Il costo complessivo della bolletta scende a circa 22 c euro/kWh, registrando una riduzione netta dell’11%.
- Scenario Sviluppo lento. Con una realizzazione parziale (pari a 2/3 dei target fissati), la riduzione del costo unitario si ferma al 3%.
- Scenario Zero Fer. Bloccando l’installazione di nuovi impianti rinnovabili, la bolletta subirebbe un aumento spinto dal rialzo della componente materia energia.
L’adozione massiccia delle rinnovabili funge inoltre da scudo protettivo contro l’instabilità dei mercati dei combustibili fossili. Nell’ipotesi di rialzi nei prezzi del gas:
- Con un raddoppio del prezzo del gas (a 70 euro/MWh), il prezzo elettrico nello scenario Zero Fer supererebbe i 200 euro/MWh, mentre con i target Pniec raggiunti si mantengono risparmi di 50 euro/MWh.
- Con il triplicare del prezzo del gas (a 100 euro/MWh), l’assenza di nuove rinnovabili spingerebbe l’elettricità verso i 300 euro/MWh (valore analogo alla crisi del 2022), mentre il raggiungimento degli obiettivi Pniec attutirebbe l’impatto con un prezzo inferiore di circa 70 euro/MWh. Superare il target Pniec del 23% permetterebbe un ulteriore abbattimento dei costi fino a 100 euro/MWh in meno rispetto allo scenario fossile.
Prospettive territoriali ed elettrificazione dei consumi
L’effetto benefico delle rinnovabili è destinato ad amplificarsi a causa della progressiva elettrificazione dei consumi finali. La transizione verso l’adozione di pompe di calore, mobilità elettrica, fornelli a induzione e l’incremento dell’elettrificazione industriale trasformerà l’elettricità nella prima fonte di consumo domestico e produttivo. Di conseguenza, un risparmio percentuale superiore al 10% sulla tariffa unitaria si applicherà su un volume di consumi complessivi più ampio, moltiplicando il valore economico risparmiato dalle famiglie.
Infine, l’analisi territoriale individua differenze marcate sui mercati zonali. Nelle regioni caratterizzate da una fortissima penetrazione di impianti da fonti rinnovabili, come la Sardegna, l’impatto sul prezzo zonale risulta ancora più incisivo, con quotazioni medie attese al 2030 al di sotto dei 70 euro/MWh. Tali evidenze dimostrano come lo sviluppo dell’energia verde garantisca stabilità finanziaria all’intero sistema Paese e opportunità dirette di autoconsumo e contrattazione a lungo termine (Ppa) per aziende e cittadini.
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