L’estate in corso sta mettendo a dura prova l’intero continente europeo, evidenziando in modo drammatico l’accelerazione del riscaldamento globale. Dai grandi fiumi in sofferenza – come Danubio, Reno, Loira e Po – alla corsa delle grandi metropoli verso l’istituzione di “rifugi climatici”, l’impatto delle temperature record sta imponendo un cambio di paradigma non solo nella gestione delle città, ma nell’intero rapporto con le risorse idriche.

A tracciare il quadro della situazione è l’ultimo report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che rileva una forte divergenza tra le diverse aree del Paese, unite tuttavia dall’anomalia termica e da eventi meteo estremi.
“Un cambiamento epocale”: il richiamo alla coesione europea
Di fronte all’innalzamento continuo delle temperature, il Presidente di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) e Vicepresidente di Irrigants d’Europe, Francesco Vincenzi, sollecita una risposta istituzionale e strutturale a livello comunitario.
“Di fronte ad un cambiamento epocale, particolarmente evidente in Europa, servono politiche comunitarie condivise nel rispetto delle specificità territoriali. A Bruxelles è indispensabile ritrovare la responsabile coesione che ci ha permesso di superare l’emergenza Covid.”
— Francesco Vincenzi, Presidente ANBI
La combinazione tra l’espansione periferica a scapito dei terreni agricoli, l’abbandono delle aree interne e il prolungarsi di periodi torridi sta esasperando la vulnerabilità del territorio. Inoltre, il surriscaldamento dei mari – con il Tirreno e il Mediterraneo che tra Sicilia e Nord Africa sfiorano i 31° – costituisce un’enorme riserva di energia pronta a scatenare eventi meteorologici violenti al primo contatto con le correnti fredde.
Nord Italia in forte sofferenza: fiumi e laghi ai minimi
Il report settimanale di ANBI evidenzia una crisi accentuata nelle regioni settentrionali, dove la carenza di precipitazioni e il gran caldo hanno ridotto drasticamente le riserve idriche.
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Valle d’Aosta e Piemonte: in Valle d’Aosta lo zero termico ha superato stabilmente i 4.000 metri anche nelle ore notturne. In Piemonte, a fronte di un luglio con precipitazioni inferiori del 54% e temperature fino a 3,3° sopra la media, le portate dei fiumi sono crollate: il Tanaro registra un calo del 90% e la Varaita dell’83%.
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Lombardia e Grandi Laghi: la riserva idrica lombarda (798,5 milioni di metri cubi) è meno della metà della media stagionale. I grandi laghi sono quasi al secco: il Verbano si trova al 6,7% di riempimento, il Lario al 5,9% e l’Iseo al 5,7%. Unica eccezione il Garda (Benaco), che conserva il 50% della capacità.
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Il bacino del Po: le portate del fiume Po registrano deficit storici: -80% a Isola Sant’Antonio, -74% a Cremona e Pontelagoscuro.
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Veneto ed Emilia-Romagna: in Veneto il perdurare delle alte temperature in quota sta compromettendo il permafrost dei ghiacciai. In Emilia-Romagna l’accentuazione del regime torrentizio vede i fiumi passare repentinamente dalle piene ai minimi storici, con gli invasi piacentini di Molato e Mignano ai livelli più bassi del quinquennio (rispettivamente 8,9% e 19,6%).
Nel Centro Italia si segnalano livelli idrometrici in continuo calo per l’Ombrone in Toscana (al di sotto del Deflusso Minimo Vitale) e sofferenze marcate per i bacini lacustri: il Lago Trasimeno è a un soffio dal record negativo degli ultimi sessant’anni, mentre calano costantemente anche i laghi vulcanici del Lazio (Albano, Nemi, Bracciano, Vico e Bolsena). A Roma si registra una frequenza anomala di “notti super tropicali” con minime costantemente superiori ai 25 gradi.
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