Dalle reti acquedottistiche venete ai canali agricoli dell’Emilia-Romagna, fino alle infrastrutture idriche degli Stati Uniti, la gestione dell’acqua si trova oggi ad affrontare una triplice sfida: la modernizzazione strutturale per fare fronte al cambiamento climatico, l’ottimizzazione energetico-digitale dei flussi e la protezione dalle crescenti minacce informatiche geopolitiche.

In Veneto 62,7 milioni di euro per il potenziamento della rete idrica
Il settore idrico veneto riceve un importante impulso finanziario grazie all’assegnazione di 62,7 milioni di euro distribuiti ai gestori pubblici riuniti sotto l’egida di Viveracqua. I fondi, erogati nell’ambito dello Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (SFNIISSI), sosterranno i progetti presentati da sette utility del territorio: Acquevenete, Alto Trevigiano Servizi, ETRA, Livenza Tagliamento Acque, Piave Servizi, Veritas e Viacqua.
Complessivamente, sono nove su dodici le società di Viveracqua ad essersi posizionate nella prima graduatoria utile. Ulteriori sei proposte presentate da Servizi Integrati Bellunesi, Acque del Chiampo e da nuovi progetti di Veritas, Acquevenete e Viacqua — per un importo di 59,4 milioni di euro — sono state valutate idonee e coerenti con gli obiettivi nazionali, ma restano in attesa di futuri stanziamenti a causa dell’esaurimento dei fondi attuali.
I finanziamenti consentiranno di accelerare la digitalizzazione, migliorare l’efficienza di reti e impianti e consolidarne la tenuta strutturale. Gli interventi si rendono urgenti di fronte ai sempre più frequenti eventi climatici estremi e ai periodi di siccità che colpiscono la regione. Come evidenziato dai gestori, il contributo statale permette di realizzare opere ad alta complessità che richiederebbero altrimenti risorse straordinarie.
In Emilia-Romagna debuttano le paratoie intelligenti per l’irrigazione
Sul fronte agricolo, l’innovazione tecnologica italiana segna un passo avanti fondamentale con l’introduzione delle prime paratoie “pensanti e parlanti” per la regolazione dei flussi d’acqua, sviluppate in-house dal Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale.
La prima paratoia automatica è stata installata sul canale Ronchi, alle porte di Reggio Emilia. Alimentata da pannelli solari fotovoltaici e dotata di un misuratore di portata integrato nel telaio (sviluppato in collaborazione con partner svizzeri), la struttura gestisce l’acqua prelevata dal fiume Po che raggiunge il canale dopo un sollevamento di 20 metri attraverso quattro impianti di pompaggio.
La rete irrigua italiana — che si estende per oltre 231.000 chilometri e supporta l’85% della produzione agroalimentare Made in Italy — affronta da sempre il problema dell’elevato consumo energetico e delle incertezze sulla portata effettiva consegnata. Grazie ai nuovi sistemi d’azionamento e alla sensoristica avanzata, la paratoia Ronchi consente ora di registrare con precisione millimetrica i Volumi d’acqua in transito, permettendo un controllo remoto o automatico basato su dati reali e non stimati.
Come sottolineato dai vertici di ANBI (Francesco Vincenzi e Massimo Gargano) e del Consorzio dell’Emilia Centrale (Ada Francesconi e Lorenzo Catellani), l’automazione della rete — protetta da sei brevetti — riduce l’impiego degli impianti di pompaggio con un sensibile risparmio energetico, garantendo al contempo un uso razionale della risorsa idrica e una maggiore sicurezza idraulica del territorio.
Allarme cybersecurity negli USA: sotto attacco i sistemi idrici critici
Se l’efficienza e la digitalizzazione migliorano la resa delle reti, la crescente interconnessione espone gli acquedotti a vulnerabilità sul fronte della sicurezza informatica. Alla conferenza Black Hat USA svoltasi a Las Vegas, gli esperti di sicurezza hanno analizzato una serie di attacchi informatici recenti che hanno colpito le tecnologie dei sistemi idrici in almeno sette stati statunitensi, tra cui Minnesota e Michigan.
Sebbene l’attribuzione certa delle responsabilità richieda tempo, le indagini collegano l’aumento delle aggressioni cyber alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e al confronto tra Stati Uniti e Iran. Un’analisi della società di sicurezza Semperis (The State of Critical Infrastructure Resilience) rivela un quadro allarmante:
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Oltre il 60% delle utility idriche in USA e Regno Unito ha subito un attacco informatico negli ultimi 12 mesi.
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Nell’82% dei casi, gli attaccanti sono riusciti a compromettere i sistemi di gestione delle identità digitali (incluso Active Directory).
I casi emblematici verificatisi nelle comunità texane di Hale Center e Lockney (raccontati nel documentario Midnight in the War Room presentato a Black Hat) dimostrano che le minacce alle reti idriche sono ormai una criticità strutturale che affonda le sue radici almeno nel 2013.
Le raccomandazioni per la difesa delle reti idriche
Per contrastare gli accessi abusivi nei PLC (Programmable Logic Controller) e garantire la continuità dei servizi essenziali, gli esperti raccomandano agli operatori una strategia basata sul presupposto che la rete sia già stata compromessa (assumed breach):
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Modificare le credenziali predefinite: sostituire immediatamente le password di fabbrica sui PLC che regolano flusso, pressione e livelli d’acqua, spesso lasciate inalterate per praticità, soprattutto nelle zone rurali.
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Prioritizzare gli asset critici: mappare i componenti indispensabili per il ripristino delle operazioni minime.
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Piani di risposta integrati: coinvolgere nelle esercitazioni periodiche non solo i reparti IT, ma anche gli amministratori locali (City Manager, responsabili dei lavori pubblici, forze dell’ordine).
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Procedure di isolamento della rete: definire protocolli chiari per disconnettere rapidamente l’infrastruttura compromessa dall’esterno.
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Ripristino sicuro e backup offline: garantire che il processo di recovery elimini le presenze silenti degli hacker e mantenere copie di backup isolate offline e in sedi fisicamente separate.
La protezione e la sostenibilità della risorsa idrica — sia essa destinata al consumo umano o all’agricoltura — dipendono ormai in modo inscindibile dalla capacità delle istituzioni e dei gestori di integrare investimenti strutturali, innovazione tecnologica green e severe politiche di cyber-resilienza.
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