Comuni green, rinnovabili coprono 41% del fabbisogno elettrico

Focus sul 20° Rapporto Legambiente

I piccoli e grandi Comuni della penisola non sono più semplici spettatori, ma veri e propri motori di un’autosufficienza energetica, basata sulle rinnovabili, che venti anni fa appariva pura utopia. La spinta dal basso sta ridisegnando la geografia industriale e sociale del Paese, trasformando tetti, aree dismesse e distretti rurali in centrali pulite diffuse. Tuttavia, questo fermento rischia di impantanarsi in un groviglio di incertezze normative e veti burocratici che rallentano l’approvazione dei progetti su larga scala, creando un paradosso tra l’urgenza climatica e i tempi della burocrazia. A tracciare questo bilancio approfondito è la 20° edizione del Rapporto Comuni Rinnovabili di Legambiente, realizzato in collaborazione con il Gestore dei Servizi Energetici sui dati ufficiali Terna.

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Foto di Bernd Dittrich su Unsplash.

Vent’anni di evoluzione nel bilancio energetico

Il documento descrive una metamorfosi strutturale del sistema elettrico italiano negli ultimi due decenni. Nel 2004 la potenza da fonti pulite in Italia ammontava ad appena 20.222 MW, concentrati quasi esclusivamente nello sfruttamento della risorsa idrica attraverso 2.021 impianti storici. Le altre tecnologie, come il solare con soli 13 impianti e l’eolico con 120, occupavano una posizione del tutto marginale nel panorama nazionale.

A distanza di vent’anni, lo scenario appare radicalmente mutato. La potenza efficiente netta ha raggiunto la quota di 74.303 MW alla fine del 2024, mettendo a segno una crescita complessiva del 267% con un incremento di ben 54.081 MW. Questa evoluzione ha permesso alle fonti rinnovabili di generare 128.661 GWh all’anno di energia elettrica, una quantità che equivale a circa il 60% dell’intera produzione elettrica nazionale e che copre il valore record del 41,2% del fabbisogno elettrico complessivo del Paese. I 24,4 punti percentuali guadagnati sulla copertura dei consumi dal 2004 ad oggi dimostrano la solidità di un mix tecnologico ormai capillarmente diffuso nella quasi totalità dei Comuni italiani.

Mappa delle installazioni e balzo del fotovoltaico

Il motore principale di questa espansione recente è rappresentato dal solare fotovoltaico, che da solo costituisce la stragrande maggioranza degli oltre 1.893.195 impianti attivi sul territorio nazionale. La diffusione di questa tecnologia è caratterizzata in larga parte da installazioni di piccola taglia, con una potenza pari o inferiore a 6 kW, che riflettono l’impegno diretto delle famiglie e delle piccole medie imprese nel contrastare il caro energia e nel cercare l’autoconsumo.

Nell’ultimo anno monitorato, il fotovoltaico ha registrato l’ingresso di ben 6.795 MW di nuova potenza, registrando un aumento di 1.561 MW rispetto al totale installato nel 2023 e confermando il primato assoluto della tecnologia solare nel mix delle nuove installazioni che nel 2024 hanno totalizzato 7.480 MW complessivi.

L’apporto delle altre fonti pulite mostra dinamiche differenziate. L’idroelettrico mantiene una posizione centrale nel paniere della generazione green con i suoi 4.907 impianti, mostrando un incremento di produzione del 30% rispetto al 2023 e ben del 74,1% rispetto al 2022, anno in cui subì una forte riduzione a causa della siccità.

L’eolico conta oggi 6.130 impianti concentrati soprattutto nelle aree meridionali e insulari, mentre le bioenergie con 3.236 impianti e la geotermia ad alta entalpia con 34 installazioni completano il quadro della transizione pur avendo registrato lievi flessioni nella produzione annuale. Questa articolazione tecnologica garantisce una maggiore stabilità alla rete, riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Comuni rinnovabili: il nodo delle aree idonee e le sfide dei territori

Nonostante i numeri record sul fronte della nuova capacità e della produzione, il rapporto di Legambiente solleva un forte campanello d’allarme riguardante il ritmo della transizione, giudicato ancora insufficiente per traguardare gli obiettivi europei di decarbonizzazione fissati per il 2030. Sebbene la crescita degli ultimi tre anni mostri una ripresa rispetto alla precedente stagnazione, i primi tre mesi del 2025 hanno già fatto registrare una nuova capacità entrata in esercizio di 1.596 MW, un valore inferiore di 247 MW rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, evidenziando una preoccupante flessione del 13%.

Il principale ostacolo a un’accelerazione stabile risiede nell’attuazione della normativa sulle aree idonee da parte delle amministrazioni regionali. L’osservatorio di Legambiente evidenzia come i ritardi nell’approvazione delle leggi territoriali e l’introduzione di criteri fortemente restrittivi stiano bloccando miliardi di euro di investimenti privati. Molti enti locali tendono ad applicare vincoli con profili di retroattività o limitazioni spaziali severe, ingenerando un clima di forte incertezza giuridica che espone le pianificazioni ai ricorsi presso i tribunali amministrativi.

Il testo sottolinea come la transizione energetica non necessiti soltanto di nuovi pannelli o turbine, ma di riforme profonde della rete di trasmissione, di sistemi avanzati di accumulo, dell’elettrificazione dei consumi termici e dei trasporti, e soprattutto di un forte lavoro sulla partecipazione e sull’accettabilità sociale all’interno delle singole comunità.

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