Il sistema di trattamento dei rifiuti con il maggiore impatto ambientale sono le discariche, soprattutto a causa delle emissioni di gas serra che ne derivano. Nonostante questo, i dati più recenti indicano che in Italia sono state ancora smaltite in discarica 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Di questi, ben 720.000 tonnellate sono state smaltite in Regioni diverse da quelle di produzione, dopo essere state trattate in impianti Tmb. È questa una tra le maggiori evidenze dello studio Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035 realizzato da Utilitalia.

La situazione è resa più critica dal fatto che la vita residua delle discariche attive è prossima all’esaurimento in tutto il Paese: si prospettano ancora 4-5 anni per il Nord, 3-4 anni per il Centro, 6-7 per il Sud peninsulare, 5-6 anni per la Sardegna e circa 1 anno per la Sicilia.
Discariche, pratica insostenibile e in esaurimento
Attualmente, l’Italia avvia a discarica una media del 18% dei rifiuti urbani, una percentuale ben lontana dall’obiettivo stabilito dall’Unione Europea, che impone di scendere al di sotto del 10% entro il 2035. Mantenere questo ritmo di conferimento obbligherà il Paese a scegliere se investire nella costruzione di nuovi impianti o continuare a ricorrere alle discariche, con il rischio di incorrere in nuove procedure di infrazione da parte dell’UE. A testimonianza dei ritardi pregressi, solo nel 2022 l’Italia ha già dovuto pagare circa 50 milioni di euro in multe dall’UE per inadempienze sulla gestione dei rifiuti.
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Viaggi dei rifiuti nella Penisola: costi economici e ambientali
La principale causa del trasporto di rifiuti lungo la Penisola è la carenza e la cattiva dislocazione degli impianti di trattamento. Questo comporta costi significativi sia in termini economici che ambientali. Nel 2022, per trasportare 3,15 milioni di tonnellate di rifiuti tra regioni diverse da quelle di produzione, sono stati necessari 140 mila viaggi di camion, per un totale di 76 milioni di chilometri percorsi. Questa movimentazione ha causato l’emissione aggiuntiva di oltre 50.000 tonnellate di CO2 equivalente. In termini economici, ha comportato 75 milioni di euro in più sulla Tari, gravando per il 90% sulle regioni del Centro-Sud.
Per centrare gli obiettivi europei e annullare l’export di rifiuti tra le aree del Paese, è fondamentale realizzare nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti urbani.
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Fabbisogni impiantistici: la situazione dell’organico e del recupero energetico
Per quanto riguarda i rifiuti organici, la situazione è migliorata significativamente anche grazie ai fondi del Pnrr. Si prevede che nel prossimo triennio entreranno in funzione o saranno potenziati ulteriori 22 impianti di trattamento. Nonostante il Paese non abbia mai avuto un deficit impiantistico complessivo per l’organico, per anni si è registrato un ritardo soprattutto nelle regioni del Centro-Sud. Ora, si starebbe assistendo a una decisa inversione di tendenza, spinta anche dalla costante azione di sensibilizzazione di Utilitalia per chiudere il ciclo a livello regionale e limitare gli spostamenti di rifiuti.
Al contrario, molto resta da fare per il recupero energetico dei rifiuti non riciclabili. Per allinearsi agli obiettivi UE, l’Italia dovrebbe incrementare la propria capacità impiantistica di circa 2,4 milioni di tonnellate. Questo fabbisogno, tuttavia, potrebbe essere dimezzato una volta che saranno realizzati il termovalorizzatore di Roma e i due previsti in Sicilia.
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L’impatto strategico del termovalorizzatore di Roma
La realizzazione del termovalorizzatore di Roma Capitale, in particolare, è vista come un punto chiave per la gestione dei rifiuti non riciclabili e degli scarti della raccolta differenziata nell’area.
Una volta in funzione, si prevede che:
- avvicinerà il Lazio all’autosufficienza nella gestione dei rifiuti non riciclabili;
- dimezzerà il fabbisogno impiantistico di recupero energetico del Centro Italia;
- si conteranno 24.000 viaggi in meno di camion per il trasporto dei rifiuti verso il Nord e l’estero;
- ci sarà un risparmio di 8.000 tonnellate di CO2 equivalente emessa.
- sarà soddisfatto il fabbisogno energetico di 200.000 famiglie.
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