La biomimetica è la chiave per rendere green le città

Le potenzialità della biomimetica per l'edilizia al Climate Innovation Summit 2017

1232

 

Convegno Greening the city – Climate Innovation Summit 2017

La chiave per rendere l’edilizia efficiente e sostenibile è racchiusa nei segreti della natura. Dalle caratteristiche anatomiche di un pesce alle linee geometriche di una foglia: è qui, nella perfezione dei più reconditi processi biologici, che si possono nascondere preziosi suggerimenti per la realizzazione di edifici e facciate a ridotto impatto ambientale. Su questi principi si basa la biomimetica, disciplina che combina biologia e tecnologia per integrare tra loro materiali e forme nel modo più performante possibile.

Il tema è stato affrontato ieri a Milano dall’architetto Michael Pawlyn fondatore dello studio Exploration Architecture, durante il convegno dedicato al tema della progettazione sostenibile delle città organizzato nell’ambito del Climate Innovation Summit 2017 (30-31 ottobre).

Un ritorno alla natura, dunque, per preservare la natura. Un saper leggere un libro scritto in maniera precisa e matematica che è in grado da solo di ridurre al minimo gli sprechi e allo stesso tempo sfruttare le risorse a disposizione nella maniera più efficace. E’ a questa intelligenza pratica e primordiale che deve ricorrere l’architetto nel momento in cui è chiamato a progettare la città del futuro, tecnologica e green. Una realtà urbana dove gli elementi chiave – come ha spiegato Pawlyn – sono la “capacità di avere un approccio globale che integri edifici e natura, la realizzazione di nuove tipologie di edifici altamente performanti e di infrastrutture green, il tutto inserito in un contesto economico circolare”. 

Naturalmente quello della biomimetica è solo uno degli strumenti a disposizione dei progettisti per favorire lo sviluppo sostenibile delle città. Tuttavia un elemento certo è che, qualsiasi scelta si compia,questo percorso, a livello generale, – ha spiegato Anna Ternell consulente senior per la sostenibilità di COWI, debba passare da ”un confronto e dalla cooperazione” tra i vari soggetti coinvolti, dai decisori politici al mondo delle tecnologie e della progettazione. A questi elementi secondo Maarten van Reeuwijk professore associato all’Imperial college e coordinatore di Blue Green Solutions – va aggiunto l’analisi dei dati quantificabili, incentrata sulle informazioni evidence based,  “ strumenti fondamentali”, per un approccio rigoroso ed efficace all’evoluzione delle realtà urbana in chiave green.

Tuttavia tecnologia, dati, analisi sono strumenti che da soli non bastano, ha spiegato Nicola Marzot, professore associato di Architettura e urbanistica presso l’Università di Ferrara e assistente alla cattedra di edilizia pubblica dell’Università di Deft. E’ necessario infatti promuovere ”un’educazione ” su questi temi, perché prima di passare all’azione e realizzare questa rivoluzione green bisogna intervenire cambiando la forma mentis con cui ci si accosta a questi temi. 

Print Friendly, PDF & Email