Aprile, non (ti) scoprire l’ambiente

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Aprile lo potremmo definire il mese dell’ambiente non solo per il festeggiamento dell’Earth day e della commemorazione di Cernobyl, ma per i diversi accadimenti che hanno visto clima, terra e politica venire a scontrarsi più volte sullo stesso campo. In questo mese sono emerse ancora di più divergenze figlie di un contesto che necessita una rivisitazione strategica.

Dal contenzioso referendum delle trivelle, in cui il comportamento di taluni esponenti politici ha messo in dubbio il diritto e gli obblighi costituzionali del richiamo alle urne, all’epilogo che vede le fossili vittime di un ulteriore disastro ambientale, con la tubatura dell’oleodotto rotta nei pressi di Genova la cui colatura è giunta fino al mare. Oggi il cittadino è confuso tra politiche fiscali di edilizia più convenienti di un conto termico (recupero il 65% in 10 anni contro un massimo del 20% in due anni del termico per lo stesso impianto solare termodinamico).

Effcienza vs rinnovabili

Altri cedimenti sulla politica (ce ne è una?) dell’ambiente l’abbiamo registrata tra gli addetti ai lavori nel corso del convegno della Federazione italiana per l’uso razionale

dell’energia dedicato ai certificati bianchi (12 aprile Roma) in cui Sebastiano Serra del Ministero dell’Ambiente, indica l’esistenza di una asimmetria tra i fondi per le rinnovabili e l’efficienza energetica, individuando in questo un nodo critico per lo sviluppo di una strategia uniformata.

Come evidenzia anche Dario di Santo della FIRE, a fine marzo a Bruxelles nell’incontro tra gli stakholder del settore efficienza, la Commissione UE ha proposto di inserire all’interno dell’articolo 7 anche le rinnovabili collegate agli edifici. Il principio dell’integrazione, come riferisce Di Santo (fonte e7 13 aprile 2016) mirava a integrare efficienza per usi finali e rinnovabili localizzate, le due, una volta progettate insieme, possono apportare un valore di sinergia per il prodotto finale. I tema, ha sottolineato Di Santo, è stato molto avversato dagli stakeholder.

Mobilità

Proprio nel corso dei festeggiamenti per l’Earth day è stato presentato il piano per una mobilità sostenibile promosso da una brand del lusso internazionale, come Bulgari, che ha sposato l’ambiente come nuovo concetto di lusso. Mentre pochi giorni dopo una proposta di legge Fare! a prima firma di Roberto Caon depositata alla Camera (Ansa 26 aprile) suggerisce di eliminare il bollo auto (ma non è una tassa che dobbiamo togliere secondo le leggi europee?!?) aumentando le accise di 15 cent.

Siamo certi che il flusso di cassa statale sarà tutelato, ma questo è un paese che sta puntando sull’auto elettrica? Non sembrerebbe. Ovviamente siamo  certi che una volta che anche l’elettrico avrà preso piede non mancheranno le accise su questa forma di rifornimento. Momenti in cui a poche ore dal compleanno di Internet in Italia mi torna in mente lo spostamento di Enel verso le Tlc, ma sarà un caso di questo aprile un po’ denso di contraddizioni. Il tema della tassazione tra l’altro lo stiamo già vivendo con quanto sta accadendo con i SEU, per cui il messaggio sembra sempre lo stesso: “va bene rinnovabili, ma non dimentichiamoci degli oneri di sistema (leggi tasse o flusso di cassa statale)”.

Alimentazione

Sempre nel corso della Giornata della Terra la Fondazione Barilla ha portato sul tavolo (è il caso di dirlo) il tema del Pianeta che stiamo divorando, dal punto di vista della filiera alimentare sostenibile,. Ma anche qui si è parlato poco della sostenibilità energetica della filiera biologica. Tema ripreso a margine della giornata con Riccardo Valentini, Membro del board della Fondazione BCFN, il quale ha confermato una mancanza, per conto della filiera “bio”, di una certificazione che sia anche comprensiva di un buon parametro di efficienza energetica.

Stesso “baco” lo abbiamo riscontrato nel nostro excursus al Vinitaly, rinomata fiera del vino, in cui non sempre al biologico faceva eco il tema di ambientalmente sostenibile, argomento a cui le cantine tradizionali sono risultate più affini.

COP21

In questo scenario i ministeri dello Sviluppo economico, dell’Agricoltura, dei Trasporti (non dimentichiamo che è in essere il bando per le infrastrutture di ricarica elettrica nelle regioni con scadenza a giungo) e dell’Ambiente sembrano remare tutti verso gli obiettivi del clima di COP21, la cui firma di ratifica è stata siglata sempre in questo mese. I canoisti però sembrano seguire fiumi diversi, ci chiediamo se tutto questo sforzo condurrà poi al mare. Viene naturale pensare che sia necessaria una rivisitazione di competenze e metodi in quanto l’ambiente, come l’energia, è centrale in ogni aspetto della produzione e della generazione di un bene. Non a caso è stato interessante incontrare la neonata Agenzia per la cooperazione internazionale italiana e scoprire che tra gli obiettivi di collaborazione sono presenti i temi di agricoltura e industria, ma non è ancora stato attivo un dialogo con il Min. dell’Ambiente anche se previsto

Economia circolare, cosa significa

Ci chiediamo da cittadini, oltre che da informati sui fatti, se è possibile pensare una politica agricola o industriale senza includere aprioristicamente il tema delle energie rinnovabili, dell’abbattimento delle emissioni e della salubrità dei prodotti impiegati rispetto il proprio impatto sull’ambiente. Forse tutti questi elementi che sono nati ognuno nella propria “serra” oggi sono maturi per essere esportati in una competenza che sia davvero centrale nella costruzione politica di ogni elemento della nostra società e non più opera di una frammentazione di competenze. Come ha sottolineato anche Edo Ronchi, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, nel corso della presentazione, il 27 aprile  a Roma, del “Climate Report”: c’è bisogno di nuove misure perché “stiamo entrando in una nuova economia a bassa emissione di carbonio” e al Paese “serve un Green Act e una nuova Strategia Energetica Nazionale al 2030”.

Ragionare, come suggerisce l’Europa secondo un approccio di “economia circolare” non può che rappresentare l’inizio di questa visione. Scardinando le “vecchie logiche”, ma sopratutto i parametri in cui siamo orientati a guardare il mondo.

Solo facendo intelligere i diversi elementi che compongono il nostro habitat possiamo pensare di portare avanti una nuova cultura dell’ambiente nelle nostre società. Intanto l’Europa sta pensando all’Antartide, mentre le onlus distribuiscono stufe efficienti in paesi come Etiopia e Mozambico che altrimenti consumano troppa legna (e non riforestano) mettendo a repentaglio la vegetazione. Anche qui verrebbe da chiedersi se non convenga installare una centrale a biomasse che impieghi il letame degli allevamenti producendo energia centralizzata. Ma, forse, stiamo ragionando in termini troppo visionari, intanto acquistiamo crediti di carbonio…

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Agnese Cecchini

Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e… buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE e direttore editoriale del Gruppo Italia Energia.