Economia circolare: la vernice bio metallica dagli scarti del pomodoro

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Un inizio dei lavori curioso e pieno di fascino per Angela Montanari, Responsabile Dipartimento imballaggi della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari (SSICA), fautrice di Biocopac Plus, la tecnologia che consente di produrre una vernice bio metallica per l’industria degli imballaggi dagli scarti di pomodoro.

Cercando gli atti di un convegno del 1942 ho scoperto un articolo dell’epoca realizzato da un collega che portava avanti una ricerca sugli scarti del pomodoro per produrre vernice”, ci spiega la Montanari. Negli anni della guerra il mondo scientifico usava le risorse che riusciva a reperire: “Sono riuscita a rintracciare il suo brevetto e sono ripartita da lì: usando tecniche analitiche diverse e più avanzate che prevedono un nuovo metodo di estrazione della cutina dalle bucce del pomodoro”. Altra differenza rispetto al passato l’utilizzo di “scarti dell’industria del pomodori, attualmente non valorizzati e adoperati per l’alimentazione animale o la produzione di biogas”.

Il lavoro è stato lungo. Prima di Biocopac Plus c’è stato un progetto condotto dal 2012 al 2014 e finanziato dal VII programma quadro con 800.000 euro “durante il quale siamo riusciti a brevettare di metodo di estrazione e di produzione della vernice”. Nel 2014 “abbiamo vinto un secondo bando per un valore di 1 mln di euro per lo scale up del progetto che prevede la messa a punto della tecnica e la realizzazione dell’impianto pilota”, prosegue la Montanari. Questa seconda fase, Biocopac Plus appunto, terminerà nel 2017 e vi farà seguito un partenariato sviluppato in seno ad Horizon2020 che prevede un finanziamento da 12 mln di euro per la realizzazione di un impianto di bioraffineria alimentato con scarti agricoli – cereali, patate, olive ad esempio – e replicabile in Spagna.

La bio vernice metallica, premiata dal concorso “Idee innvoative e tecnologie per l’Agribusiness”, promosso da UNIDO ITPO Italy, Seeds&Chips e CNR, può essere usata negli imballaggi metallici, ad esempio nelle lattine: “Molte di quelle in commercio, che internamente sono bianche o dorate, sfruttano una vernice di origine petrolchimica contenente resina epossidica con bisfenolo A. In Francia l’uso di questi imballaggi è proibito”, commenta la Montanari.

Partner del progetto la SALCHI MetalCoat, che si occupa di produrre vernici per imballaggi alimentari, e la Cft SpA di Parma che ha disegnato e realizzato l’impianto pilota presso l’azienda agricola CHIESA: “L’impianto ha una capacità produttiva di 100 kg/ora. Stiamo facendo delle prove per ridurre il consumo d’acqua: al momento usiamo 10.000 l d’acqua per 5.000 kg di bucce e vorremmo calare del 30%. La fase più critica è quella della separazione delle bucce dai semi negli scarti”. Inoltre, “abbiamo condotto un’analisi ambientale e calcolato che per ogni scatola prodotta si evita di rilasciare in atmosfera 100 mg di anidride carbonica rispetto alle metodologie tradizionali. Cifra importante se si tiene conto che una grande azienda di conserve alimentari supera le 100 mln di scatole l’anno”.

Guardando al futuro “spero saremo presto sul mercato, l’industria ha già palesato il suo interesse”, augura la Montanari, con un occhio puntato sulle nuove opportunità: “Abbiamo provato ad applicare la vernice su carta stagnola e alluminio e si è comportata bene”.

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