A dieci anni dalla firma dell’Accordo di Parigi, l’impegno globale per il net zero è entrato in una fase di “contested implementation”, ossia di attuazione contestata. Nonostante i crescenti venti contrari, in particolare negli Stati Uniti, gli obiettivi di neutralità carbonica continuano a diffondersi tra Paesi, regioni e aziende. Il rovescio della medaglia, tuttavia, è rappresentato da una crisi di integrità che rischia di trasformare queste promesse in greenwashing climatico. Il rapporto Net Zero Stocktake 2025, redatto da Net Zero Tracker in collaborazione con diverse istituzioni (tra cui Oxford Net Zero, Energy & Climate Intelligence Unit e NewClimate Institute), traccia una panoramica critica sullo stato e sulle tendenze dei target di oltre 4.000 entità a livello mondiale.
L’analisi giunge in un momento cruciale, il 2025, anno in cui le nazioni sono chiamate a presentare i nuovi o aggiornati Contributi Determinati a Livello Nazionale (Ndc) in linea con l’Accordo di Parigi.
Net zero: crescita numerica contrasta con credibilità
A settembre 2025, sono almeno 1.935 le entità tracciate che hanno stabilito un obiettivo net zero o un target simile. La diffusione continua a salire in tutti i gruppi, ad eccezione dei Paesi.
- Paesi: 137 governi nazionali su 198 (inclusi UE e Taiwan) hanno obiettivi di net zero. Questa copertura è però diminuita rispetto al 2024, in gran parte a causa del formale abbandono del target da parte degli Stati Uniti.
- Aziende: Il 63% delle società quotate tracciate (1.245 aziende della Forbes Global 2000, le più grandi aziende quotate al mondo) ha un target di net zero. Questo copre un fatturato annuale di 31,2 trilioni di euro, pari al 70% del fatturato totale delle aziende Forbes 2000.
Tuttavia, il mero numero di impegni nasconde la loro fragilità: la percentuale di entità che rispetta i requisiti minimi di integrità procedurale e sostanziale (come piani di attuazione pubblicati, obiettivi a breve termine e copertura di tutti i gas serra) rimane molto bassa. Più nel dettaglio: solo il 7% delle aziende (90 su 1.245) soddisfano i criteri minimi di robustezza.
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Il ruolo dell’Italia e la fragilità dei giganti
Il rapporto evidenzia un forte impegno in termini di fatturato per le grandi aziende di alcune economie:
- Italia: le aziende italiane (incluse nella Forbes 2000) raggiungono una copertura di fatturato del 94% sotto obiettivi net zero, pari a 412 miliardi di euro.
- Unione Europea: collettivamente, le aziende Forbes 2000 con sede nell’UE raggiungono il 92% di copertura di fatturato (6 trilioni di dollari).
- Stati Uniti: nonostante l’abbandono del target nazionale, la copertura di fatturato aziendale rimane alta al 64% (10 trilioni di euro), ma solo il 52% delle aziende statunitensi per numero ha un target net zero Inoltre, circa il 30% delle 400 maggiori società quotate che non hanno alcun obiettivo di mitigazione si concentra proprio negli Usa.
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Verso la Cop30 in Brasile: contributi Ndc devono essere più ambiziosi
Il contesto politico è definito da una “crescita in mezzo al contraccolpo”. Se da un lato, l’impegno continua a crescere, dall’altro si registrano segnali di arretramento: alcune grandi aziende del settore dei combustibili fossili e istituzioni finanziarie hanno indebolito i propri target, e le leggi chiave sulla responsabilità climatica dell’UE sono state ammorbidite.
Per limitare l’aumento della temperatura globale a 1.5°C, è imperativo raggiungere le emissioni nette zero di CO2 entro i primi anni ‘50 del secolo, affiancate da rapide riduzioni di altri gas serra.
Il rapporto suggerisce che la prossima fase richiede più di semplici impegni volontari:
- integrazione natura-clima: i target net zero devono affrontare il nesso clima-natura. Molte aziende pianificano di utilizzare rimozioni di carbonio basate sulla natura, ma solo il 4% ha fissato obiettivi dedicati a queste rimozioni, sollevando preoccupazioni su un eccessivo affidamento a compensazioni e offsetting.
- standard e legge: standard internazionali sempre più severi (come il futuro Iso Net Zero Standard) e l’aumento delle normative nazionali sono fondamentali per distinguere gli impegni credibili da quelli vaghi.
- ambizione Ndc 3.0: i nuovi Contributi Determinati a Livello Nazionale che i Paesi sono tenuti a presentare in vista della Cop30 di Belém, in Brasile, devono essere più ambiziosi, riflettendo meglio l’accelerazione del dispiegamento di energia pulita a livello globale.
La crescita dei target, anche nel mezzo delle turbolenze politiche, è un segnale che l’azione climatica a breve termine da parte dei governi non deve essere sacrificata. Il cammino verso il net zero è, in sintesi, una maratona che richiede una partenza sprint.
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