La logistica energetica torna al centro del confronto tra istituzioni e imprese. Alla Camera dei deputati, nella Sala della Regina, il convegno “La logistica energetica tra sostenibilità e realismo”, promosso da Assocostieri, ha presentato due studi realizzati con Nomisma Energia che mettono a fuoco lo stato del bunkeraggio marittimo nazionale nel confronto con i principali competitor europei. Le analisi delineano un settore sotto pressione, frenato da costi elevati, complessità burocratiche e dalla riduzione della capacità di raffinazione, e richiamano la necessità di governare la transizione con regole e investimenti in grado di tutelare la competitività del sistema portuale.
Logistica e sfide della transizione
Il primo studio, presentato da Davide Tabarelli fondatore e presidente di Nomisma Energia, inizia dando delle coordinate per poter comprendere meglio la dimensione del tema: il trasporto marittimo movimenta circa il 75% dei volumi del commercio estero europeo e il 31% di quelli intra-Ue, mentre le emissioni del settore pesano per circa il 4% del totale dell’Unione (che a sua volta contribuisce per circa il 6% alle emissioni globali di settore). Dal confronto storico emerge che, nonostante la crescita dei traffici nel Mediterraneo dagli anni ’70 in poi, l’Italia ha progressivamente ridotto i volumi di bunkeraggio, terreno sul quale la Spagna ha guadagnato posizioni andando ad appropriarsi del vuoto lasciato dal Bel Paese, pur a fronte di una movimentazione italiana di passeggeri e merci più elevata. La principale spiegazione individuata è economica; in Italia i costi risultano maggiori, anche per effetto della riduzione della capacità di raffinazione dei prodotti petroliferi, oltre che per oneri di servizio e complessità burocratiche. Il Professor Tabarelli inoltre ha spiegato come a livello mondiale il 97% dei trasporti dipenda ancora dai derivati del petrolio, un predominio destinato a proseguire, con prodotti petroliferi e GNL che resteranno centrali almeno fino al 2040. Le conclusioni dello studiano evidenziano come nonostante l’introduzione di carburanti sostenibili nel bunkeraggio venga indicata come un obiettivo ambizioso, esso potrà essere raggiungibile solo con investimenti, innovazione e ricerca, insieme a un recepimento della direttiva RED III in linea con i Paesi concorrenti e a una decisa semplificazione delle procedure portuali.
Queste criticità di settore evidenziate dallo studio sono state avallate anche da Mauro Mallone presidente Comitato ETS. “Gli obiettivi di decarbonizzazione sono irrinunciabili”, ha detto, ma “è necessario fare un tagliando importante al meccanismo ETS”, avvertendo inoltre che, in assenza di alternative pronte, la traiettoria regolatoria rischia di trasformarsi in un fattore penalizzante per le filiere: “Ad oggi non c’è una filiera in grado di produrre biocarburante nelle quantità che sarebbero necessarie… se le soluzioni non sono pronte nella misura necessaria questi obblighi devono ridimensionarsi”. In questa chiave Mallone ha indicato nel GNL “la soluzione più economica” nel breve periodo per il bunkeraggio marittimo, insistendo però sul fatto che i proventi delle aste ETS debbano essere reinvestiti per finanziare infrastrutture e tecnologie.
Un quadro sulla domanda energetica del comparto
Il quadro si completa con il secondo studio presentato sempre da Tabarelli, focalizzato sugli scenari al 2050, che restituisce l’immagine di una transizione energetica che dovrà necessariamente fare i conti con la realtà fisica ed economica del Paese.
Secondo le stime Assocostieri–Nomisma Energia, a metà secolo gas e petrolio rappresenteranno ancora tra il 50% e il 60% della domanda energetica italiana, con un settore dei trasporti che continuerà a dipendere per oltre il 90% dai combustibili liquidi. Un dato che, incrociato con il calo della produzione nazionale di gas, rende sempre più strategico il ruolo del GNL e delle infrastrutture costiere. Tuttavia, è l’andamento macroeconomico a sollevare l’allarme più forte; Tabarelli ha notato come vi sia una stagnazione della domanda energetica in Italia, definita “uno scandalo” per un Paese gravato da uno dei debiti pubblici più alti al mondo. “I debiti si ripagano con la crescita dell’industria,” ha osservato il Presidente di Nomisma, evidenziando come una domanda energetica piatta sia lo specchio di un PIL che non cresce.
Il fattore costo nel definire il ruolo del fossile
La realtà operativa vede la logistica fare i conti con le turbolenze geopolitiche. Pasquale Fontana, direttore di stabilimento Italcost, ha evidenziato come la filiera “fornitori-porti-depositi” sia oggi resa fragile da eventi esogeni e costi energetici che impongono un approccio realista. Se da un lato i combustibili biologici “possono essere rapidamente inseriti nella nostra logistica senza cambiare alcunché”, dall’altro il fattore costo rende ancora imprescindibile il ruolo del fossile.
Le opportunità date dal Gnl
Una visione pragmatica condivisa dal vicepresidente di Assocostieri, Fabrizio Mattana, che ha indicato la strada per sbloccare un potenziale italiano di ben 6 miliardi di metri cubi di bio-GNL attualmente inespresso. Secondo Mattana le infrastrutture per bio-GNL e biodiesel sono pronte, ma per accelerarle servono tre leve: stabilità normativa, rinnovo delle flotte marittime e, soprattutto, un deciso sostegno al trasporto pesante stradale.
Su quest’ultimo punto, Mattana ha richiamato l’attenzione sulle risorse del D.M. 27 ottobre 2025, chiedendo che i fondi vengano allocati con efficacia. La richiesta è di destinare almeno il 30% delle risorse al GNL e prevedere contributi di 40.000 euro per camion, superando la logica del “click day” per garantire una transizione che, valorizzando i carburanti già oggi disponibili, sia “reale, concreta e rapida”.

Le sollecitazioni sulle modalità di erogazione degli incentivi hanno trovato una prima risposta istituzionale già nel corso della medesima seduta. A fornire un orizzonte temporale certo è stato Davide Bordoni, amministratore unico di RAM, che ha annunciato l’apertura dei bandi per il fondo da 590 milioni entro la primavera, confermando l’impegno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per il rinnovo del parco veicolare.
Il trilemma energetico alla base delle scelte politiche
‘’La sostenibilità senza realismo diventa ideologia’’ ha ricordato Luca Squeri, responsabile dipartimento energia Forza Italia, sottolineando parlare di obiettivi è semplice, ma per realizzarli bisogna fare i conti con il “trilemma” energetico: ovvero il bilanciamento tra la decarbonizzazione, la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità dei costi. Secondo Squeri la risposta non può risiedere nell’elettrificazione totale, bensì in un mix energetico ampio e tecnologicamente neutrale che includa rinnovabili, nucleare e anche le fonti fossili, abbinate alla cattura della CO2. Un approccio che deve recuperare il terreno perso su asset strategici come le biomasse, in passato vittime di un ‘’ostracismo culturale’’, culminato nell’esclusione dal progetti come il Superbonus 110%, definita da Squeri “un‘errore clamoroso’’, e che oggi devono tornare centrali per perseguire gli obiettivi climatici.
In chiusura, il presidente di Assocostieri, Elio Ruggeri ha sottolineato come i lavori della giornata confermino come la logistica energetica sia centrale per il sistema Paese e che senza infrastrutture la transizione rischia di rimanere solo sulla carta. Da qui l’appello finale a un dialogo strutturato e costante tra istituzioni e imprese; serve un quadro normativo che non si limiti a fissare obiettivi, ma che accompagni il cambiamento attraverso gradualità e investimenti coerenti, trasformando la transizione in un percorso di sviluppo industriale lineare.
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