Un evento sui generis quello presentato oggi all’Auditorium del GSE a Roma. Non un dibattito tecnico sulle sfide della decarbonizzazione – che pure fanno da sfondo all’operazione – ma un documentario dal titolo “La transizione possibile”, promosso dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
Il film, realizzato dal regista e storyteller Luca Pagliari, è anche l’occasione per raccontare il progetto “Roadshow – diamo energia al cambiamento” del GSE: un anno lungo la Penisola per svelare la transizione energetica attraverso le storie dei suoi protagonisti nei territori. Oltre a presentare i dati 2024, l’obiettivo è di raccontare la transizione energetica con un linguaggio semplice e diretto.
“L’Italia è un paese che utilizzava e utilizza ancora le fonti fossili. Chiaramente, la finalità è quella della decarbonizzazione, che abbiamo inserito nel PNIEC. L’obiettivo è ribaltare il rapporto odierno tra fossili e rinnovabili – che è 1/3 di rinnovabili e 2/3 di fossili – e arrivare al 2030 a ribaltarlo, con un 1/3 di fossili e 2/3 di rinnovabili. Per poi arrivare all’obiettivo finale del 2050 con net-zero; momento in cui tutte le energie devono essere a emissioni zero. È una sfida quotidiana, un rapporto quotidiano con utenti, operatori, consumatori, perché è un fatto di conoscenza, cultura, percezione del contributo che ognuno di noi può dare”, dichiara il ministro Pichetto Fratin, intervistato nel documentario.
Aree interne: motori di transizione energetica in Italia
“Il futuro è già qui”. E’ il messaggio centrale che emerge dal documentario e dai dati sulla transizione. La telecamera – muovendosi tra fabbriche, case e chiese – rivela come la transizione sia già a portata di mano. Sono le aree interne e i piccoli borghi a costituire la vera ossatura del cambiamento, fungendo da modello per l’intero paese. Sono luoghi che riescono a cogliere nuove opportunità, mostrando come la transizione possa migliorare la vita stessa dei cittadini che vi risiedono.
“Il GSE gode di un osservatorio privilegiato. Oltre all’attività di soggetto attuatore che gestisce meccanismi di incentivazione per rinnovabili, efficientamento energetico e mobilità sostenibile, il GSE ha anche il compito istituzionale di monitorare la transizione. I dati mostrano una crescita costante dei progetti di efficientamento energetico e delle rinnovabili in tutti i settori: trasporti, termico, elettrico”, dichiara Paolo Arrigoni, presidente del GSE, commentando il film in cui appare come personaggio e interlocutore.
A giugno scorso, gli impianti a fonte rinnovabile hanno raggiunto quota due milioni, con il 99% rappresentato da impianti fotovoltaici. Alla fine degli anni ’90 gli impianti di generazione elettrica – tra termoelettrici e rinnovabili – erano poco più di 4000, e di questi meno di una decina erano fotovoltaici, che oggi toccano i due milioni di impianti. In soli 25 anni – continua Arrigoni – il sistema di generazione elettrico è passato da concentrato a diffuso: centinaia di migliaia di cittadini stanno diventando produttori, ovvero “prosumer”. L’enfasi è posta sulle comunità energetiche rinnovabili e l’autoconsumo, con oltre 1700 configurazioni: il simbolo di un cambio di paradigma.
L’orgoglio della transizione: un documentario sull’Italia in cambiamento
Il documentario è letteralmente un viaggio nelle aree interne d’Italia. Ha avuto inizio a Roma e si è sviluppato nell’arco di un anno, esplorando le diverse sfaccettature dell’evoluzione energetica italiana attraverso storie di successo locali.
Nato dalla necessità di divulgare i risultati del progetto “Roadshow – Diamo energia al cambiamento” del GSE, l’operazione intende mettere in luce come la decarbonizzazione non sia un obiettivo lontano, ma un percorso concreto. L’obiettivo è superare le diffidenze e mostrare che si tratta di un processo culturale e socioeconomico, prima di tutto.
“Quello che mi porterò dietro è un certo tipo di energia che abbiamo smarrito, è l’energia delle persone che si traduce in orgoglio: quello del sindaco del paese che ti dice “Guarda che cosa abbiamo fatto!”; l’orgoglio di un piccolo comune in provincia di Trento che ha efficientato una malga. Piccole cose che non sono notizie. Trovare questo tipo di orgoglio è importante. Secondo me, è importante trasmetterlo”, sottolinea il regista Luca Pagliari raccontando il suo film.
Al centro della narrazione sono le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e l’autoconsumo, con un capitolo dedicato a esempi virtuosi come la parrocchia di Fossalto (CB), dove è stato dimostrato che la tecnologia può essere applicata ovunque per favorire la condivisione energetica. Ma il primo piano che il regista dedica al tema dell’autoconsumo non è l’unico. Il variegato mondo delle rinnovabili sfila in passerella: l’idroelettrico, ancor oggi principale FER in Italia, viene presentato attraverso l’esempio della centrale Edison a Cornate d’Adda, evidenziando il valore della programmabilità. L’eolico è raccontato tramite il Parco Eolico di Erg in Sicilia, dove l’innovazione tecnologica ha permesso di raddoppiare la potenza dimezzando il numero di turbine. La carrellata si sposta poi sulle biomasse, biometano, efficientamento energetico, trasporti.
Ne emerge una crescente sensibilità delle imprese verso efficienza energetica e rinnovabili. La narrazione complessiva punta a far percepire come l’Italia stia attivamente contribuendo alla transizione, passando da pochi grandi produttori a milioni di attori consapevoli.
Oltre i fossili: il nucleare come risposta ineludibile alla fame energetica?
Se da un lato le aree interne mostrano una positiva propensione all’innovazione energetica, dall’altro il prospetto di una massiccia crescita della domanda riflette uno scenario non roseo. Per quanto promettente, il dinamismo dei territori non basta a soddisfare la fame di energia.
La necessità di superare i fossili rappresenta una sfida per un Paese che mira a mantenere una posizione di leadership. E la strada maestra passa attraverso la creazione di condizioni economiche per incentivare l’autoproduzione e contrastare l’abbandono delle aree interne. Di fronte a una domanda di energia in crescita esponenziale, trainata da data center e AI, la sfida è trovare soluzioni per una produzione affidabile e a zero emissioni. L’espansione di energie rinnovabili come eolico e fotovoltaico potrebbe non essere sufficiente a coprire l’intero fabbisogno futuro. Secondo il ministro Pichetto Fratin, per raggiungere i 300 TWh supplementari che si prefigurano, l’unica soluzione tecnologica attualmente adeguata è il nuovo nucleare.
“Noi oggi consumiamo 305 miliardi di KWh di energia elettrica, con tutti gli analisti che ci danno un’esplosione della domanda di energia: perché cambia pelle l’industria, perché riscaldiamo la casa con l’energia elettrica, perché arrivano i datacenter, perché arriva l’intelligenza artificiale…. Le stime sono di un raddoppio nei prossimi 15 anni. Ma abbiamo anche un paese da tutelare (…). Quindi, le valutazioni devono essere fatte con equilibrio” dichiara il ministro a margine della proiezione del film. Poi aggiunge il clou del suo ragionamento: “l’unico percorso che ad oggi la tecnologia ci offre è quello di un nuovo nucleare a partire dal prossimo decennio. Non abbiamo in questo momento una valutazione alternativa. Non riesco a immaginare la produzione di ulteriori 300 TWh. Forse può essere raggiunto qualcosa – possiamo raddoppiare il geotermico, con il rinnovo dell’idroelettrico si può aggiungere 10-12 TWh – ma raggiungere 300TWh è impossibile. Pensiamo solo al sacrificio che stiamo facendo per raggiungere gli 80 GW, e cioè un centinaio di TWh al 2030. Questo ci dice che l’unico percorso sul quale si sta indirizzando tutto il mondo – anche coloro che avevano fatto scelte di altro tipo fino a poco tempo fa, a partire dalla Spagna – è in quel senso”, conclude Pichetto Fratin.
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