L’Italia si trova di fronte a una sfida climatica senza precedenti, con un Mediterraneo che si scalda a ritmi accelerati e un’urgenza di intervento che non può più limitarsi alla sola riduzione della CO2. Secondo il rapporto Carbon Removal Readiness Assessment (Crra), il nostro Paese ha il potenziale tecnico per diventare un leader nella rimozione del biossido di carbonio (Cdr), ma deve agire entro il prossimo decennio per trasformare questa capacità in realtà. Il documento evidenzia come, nonostante i cali emissivi, le attuali politiche lascino l’Italia su una traiettoria che supera di quasi il 60% il percorso necessario per la neutralità climatica al 2050. Per colmare questo divario, sarà necessario neutralizzare tra le 68 e le 100 megatonnellate (Mt) di emissioni residue annuali attraverso una combinazione di soluzioni naturali e tecnologiche.

Oltre la riduzione: la necessità di rimuovere il carbonio
La rimozione del carbonio non è più considerata un’opzione facoltativa, ma un pilastro essenziale per la resilienza nazionale. Il rapporto sottolinea che, per stabilizzare il riscaldamento entro i limiti dell’Accordo di Parigi, è fondamentale non solo abbattere le emissioni nei settori difficili da decarbonizzare come l’industria pesante e l’aviazione, ma anche estrarre attivamente la CO2 già presente nell’atmosfera.
In questo contesto, l’Italia dispone di un potenziale massimo teorico impressionante, stimato in circa 233 Mt di CO2 rimossa all’anno entro il 2050. Questo valore rappresenta il limite fisico delle risorse nazionali — come suolo, biomassa ed energia rinnovabile — ipotizzando una mobilitazione totale del sistema Paese.
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Agricoltura e foreste come spina dorsale del sistema
Il territorio e il settore agricolo rappresentano la risorsa più immediata e consistente per la strategia italiana di rimozione. Il potenziale teorico della gestione degli ecosistemi supera le 116 Mt di CO2 all’anno, con le pratiche di carbon farming, l’agroforestazione e la gestione forestale migliorata che potrebbero fornire da sole almeno metà della rimozione totale necessaria entro metà secolo.
In particolare, la gestione dei suoli agricoli e dei pascoli potrebbe contribuire in modo significativo, a patto di implementare correttamente la Politica Agricola Comune (Pac) e di gestire efficacemente i rischi legati agli incendi boschivi. Queste soluzioni basate sulla natura godono inoltre di un’elevata accettazione sociale rispetto ai grandi impianti industriali.
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La tecnologia permanente: tra stoccaggio geologico e innovazione
Mentre la natura offre soluzioni a breve termine, i metodi tecnologici e geochimici sono ritenuti strategici per garantire una rimozione permanente e profonda. Soluzioni come la cattura e lo stoccaggio diretto dall’aria (Daccs) e la bioenergia con cattura e stoccaggio di carbonio (Beccs) sono fondamentali per controbilanciare le emissioni fossili residue.
Tuttavia, il principale fattore limitante in Italia rimane la capacità di stoccaggio geologico. Sebbene l’hub di Ravenna rappresenti un punto di partenza cruciale, il rapporto stima che sarà necessario sviluppare una rete nazionale capace di iniettare tra le 45 e le 75 Mt di CO2 all’anno entro il 2050, esplorando siti idonei anche nel Mar Ionio e in Sicilia.
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Rimozione della CO2: tre scenari per il futuro del Paese
Il rapporto delinea tre possibili traiettorie basate sul livello di ambizione e di accettazione socio-economica. Nello scenario conservativo, caratterizzato da lenti processi autorizzativi e scarsi incentivi, l’Italia raggiungerebbe solo 53 Mt di rimozione totale al 2050, fallendo l’obiettivo net-zero.
Lo scenario di riferimento, basato sull’attuazione coerente dei regolamenti europei, proietta una capacità di circa 104 Mt all’anno, sufficiente a coprire le emissioni residue medie. Infine, lo scenario ambizioso vede l’Italia sfruttare appieno il proprio potenziale, raggiungendo 139 Mt di CO2 rimossa all’anno, il che consentirebbe al Paese di muoversi verso un regime di emissioni nette negative.
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Roadmap al 2050: la finestra d’azione e le priorità politiche
Il successo di questa trasformazione dipenderà dalle decisioni prese tra il 2025 e il 2035. Per evitare la traiettoria conservativa, il rapporto suggerisce alcune azioni prioritarie: definire una strategia nazionale per la rimozione del carbonio con obiettivi quantitativi chiari, accelerare lo sviluppo dei siti di stoccaggio geologico e creare quadri di monitoraggio e certificazione rigorosi per garantire la qualità delle rimozioni.
Inoltre, è essenziale costruire una cosiddetta licenza sociale attraverso il coinvolgimento delle comunità locali, affinché i progetti di rimozione non siano percepiti come imposti dall’alto, ma come motori di sviluppo e di nuovi posti di lavoro verdi nel territorio.
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