Il “catamarano sostenibile” di Olbia che trasforma l’acqua marina in risorsa potabile

L’80% del turismo mondiale sceglie le coste, ma il mare sta presentando il conto. Il Mediterraneo, hotspot globale dell’inquinamento, riceve ogni anno 570.000 tonnellate di plastica: un’emorragia ambientale che durante l’alta stagione vede i rifiuti marini aumentare del 40%. In questo scenario critico, la nautica da diporto prova a invertire la rotta partendo da un’idea semplice ma radicale: eliminare la plastica a bordo eliminando la necessità di imbarcarla.

La tecnologia: dal mare al bicchiere

Luxury Sailing, realtà nautica nata a Olbia nel 2019 sotto l’egida di LM Company, ha sviluppato un sistema integrato che rende i catamarani delle vere e proprie “centrali di potabilizzazione” galleggianti. Il processo non si limita a desalinizzare l’acqua, ma la trasforma in una risorsa di alta qualità attraverso una filiera complessa:

Foto LM Company
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  1. Filtrazione e sterilizzazione UV per abbattere la carica batterica.

  2. Osmosi inversa per rimuovere sali, metalli e impurità.

  3. Mineralizzazione: l’acqua viene arricchita con calcio, magnesio e potassio per renderla equilibrata e gradevole al palato, erogabile sia naturale che frizzante direttamente dai rubinetti di bordo.

“Volevamo colpire l’abitudine più impattante della vita in barca”, spiega il fondatore Lorenzo Tawakol. “Produrre acqua a bordo non significa solo ridurre la plastica, ma anche alleggerire l’imbarcazione, abbattendo i consumi energetici legati al trasporto e alla logistica delle bottiglie”.

Resistenze culturali: il paradosso italiano

Interessante è il dato sociologico osservato dalla compagnia: mentre i turisti del Nord Europa accolgono con entusiasmo l’acqua prodotta a bordo, tra i viaggiatori italiani persiste una diffidenza verso l’acqua non imbottigliata. Un segnale di come il cambiamento culturale verso modelli sostenibili sia ancora a metà strada nel Belpaese.

Oltre la plastica: la protezione delle “foreste sommerse”

La strategia di sostenibilità della compagnia sarda non si ferma al ciclo dell’acqua. Una parte cruciale dell’investimento riguarda la tutela della posidonia oceanica, la pianta marina che funge da polmone per il Mediterraneo. Poiché la posidonia cresce appena 1–6 centimetri all’anno, un ancoraggio sbagliato può distruggere in pochi secondi decenni di crescita.

Per evitare le “cicatrici” sui fondali, Luxury Sailing ha avviato programmi di formazione rigorosi per gli equipaggi, insegnando a individuare fondali sicuri per l’ormeggio e utilizzando vernici antivegetative a ridotto impatto chimico.

Un modello di business “democratico”

Nonostante l’approccio luxury, l’azienda punta a una democratizzazione dell’esperienza in mare. Con un fatturato di 1,4 milioni di euro nel 2024, il modello si basa su crociere condivise, cabine private e una filiera alimentare che privilegia i prodotti locali, riducendo ulteriormente l’impronta carbonica dei viaggi.

“Il mare non è solo una destinazione, è un ecosistema da proteggere”, conclude Tawakol. In un’epoca di overtourism, la sfida della nautica moderna è chiara: dimostrare che il vero lusso, oggi, è viaggiare senza lasciare traccia.


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