Il 77% delle emissioni di metano provenienti dalle filiere fossili possono essere ridotte efficacemente in termini di costi economici, sociali e ambientali. E’ quanto ha affermato Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, in occasione della presentazione del white paper “Sostenibilità e innovazione per la riduzione delle emissioni di metano” nel corso di un incontro, organizzato in collaborazione con VPS Italy, che si è svolto questa mattina a Milano, nell’auditorium Giorgio Gaber, alla presenza di istituzioni, aziende e operatori del settore.
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“L’analisi svolta ha messo in rilievo l’incidenza delle reti di trasporto e distribuzione sulle emissioni complessive della filiera energetica fossile e sull’importanza di intervenire per la loro riduzione – ha rilevato l’economista a capo del think tank Top Utility. – È necessaria una policy a supporto degli operatori per favorire in tempi brevi la compliance agli obblighi normativi. Questo, in particolare, nei casi in cui il combinato di scarsa convenienza economica e sanzioni inefficaci rischia di rendere inapplicato il Regolamento europeo: la sua entrata in vigore evita gli scarichi di gas durante le riparazioni e manutenzioni secondo le procedure finora seguite”.
Il 60% delle emissioni globali di metano derivano dall’uomo: si stima mediamente che il 44% derivi dall’agricoltura, il 19% circa dai rifiuti e il 35% dal sistema energetico. In questo scenario si muove il regolamento Ue 2024/1787 per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico che ha poco meno di un anno e mezzo e vede l’Italia già in ritardo su alcuni fronti. Resta infine la scadenza di febbraio 2026 per conformarsi alle restrizioni sul venting (risultato di rilasci diretti in atmosfera, quindi senza combustione, per lo più intenzionali) e sul flaring (emissioni da combustione incompleta, possono verificarsi quando il gas viene bruciato in torcia).
L’impatto delle emissioni fuggitive di metano in Italia
In Italia, secondo stime Iea, le emissioni di metano ammontano a circa 1,45 milioni di tonnellate, di cui il 19% deriva dal settore energetico nazionale per 276mila tonnellate, pari al 5% delle emissioni europee del settore stesso. Data anche la modesta attività estrattiva nazionale, l’incidenza delle condotte (trasporto + distribuzione) e degli impianti di rigassificazione risulta rilevante (70mila tonnellate) e pari al 25,5%.
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Misure per gli operatori della distribuzione
Sono state evidenziate nel corso dei lavori alcune misure che si dovrebbero mettere in campo al fine di sostenere gli evidenti benefici energetici e ambientali della riduzione delle emissioni:
- un sistema di premi e penalità, in relazione a indicatori prefissati, che attribuisca ristori economici ai gestori più virtuosi per le emissioni evitate e penalità ai gestori inadempienti;
- una valorizzazione degli interventi, per livelli incrementali rispetto ai prefissati, nei criteri di aggiudicazione delle gare distribuzione gas (punteggi);
- un riconoscimento economico aggiuntivo per il gas recuperato dagli operatori attraverso l’utilizzo di strumenti sul mercato volontario dei crediti di carbonio, con il supporto di soggetti aggregatori per permettere a tutti i gestori della distribuzione gas di partecipare al meccanismo.
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