Data center, boom tra espansione record e sfide infrastrutturali

Rapporto di Allianz Commercial

Il recente rapporto pubblicato da Allianz Commercial intitolato The data center construction boom: risks and claims trends delinea la trasformazione radicale di queste infrastrutture critiche, da semplici edifici commerciali per l’archiviazione a pilastri strategici ed essenziali dell’economia globale. Il volano di questo profondo cambiamento è l’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale generativa e dei modelli di inferenza avanzata, capaci di attivare un vero e proprio super-ciclo infrastrutturale.

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Gli investimenti mondiali nel settore dei data center, registrati a circa 460 miliardi di euro nel 2024, sono proiettati a superare i 920 miliardi di euro entro il 2027 e ad avvicinarsi alla cifra di 1.470 miliardi di euro all’anno entro il 2030. Un’accelerazione straordinaria guidata dai principali hyperscaler tecnologici, le cui spese di capitale sono cresciute di oltre il 75% rispetto alle stime precedenti.

Data center: l’evoluzione tecnologica

L’evoluzione tecnologica si sta progressivamente spostando dalla fase primaria di addestramento dei modelli verso quella dell’inferenza distribuita per centinaia di milioni di utenti ed agenti autonomi. Gli agenti di intelligenza artificiale, in grado di svolgere flussi di lavoro complessi e multi-step, arrivano a consumare fino a 1.200 volte più risorse informatiche rispetto a una singola query tradizionale, moltiplicando la domanda di calcolo e superando i benefici derivanti dall’efficienza dell’hardware.

A rafforzare questa traiettoria si aggiunge l’intervento diretto dei governi, i quali stanno finanziando programmi di calcolo per ragioni di sicurezza nazionale e sovranità tecnologica, creando un mercato insensibile alle normali fluttuazioni dei prezzi e garantendo uno sviluppo costante a lungo termine.

Colli di bottiglia e vincoli operativi alla crescita globale

Nonostante la massiccia disponibilità di capitali e una domanda potenziale inarrestabile, l’espansione fisica delle strutture per l’intelligenza artificiale deve fare i conti con gravosi colli di bottiglia operativi, normativi e di approvvigionamento. Il vincolo primario è rappresentato dalla capacità della rete elettrica. Se un campus per il calcolo ad alte prestazioni può essere edificato in un arco temporale compreso tra 18 e 24 mesi, lo sviluppo delle necessarie infrastrutture di trasmissione, delle sottostazioni e dei nuovi impianti di generazione elettrica richiede diversi anni.

Si registra inoltre una severa strozzatura nelle catene di fornitura industriali, con una carenza stimata attorno al 30% per le apparecchiature elettriche fondamentali. I tempi di attesa per l’approvvigionamento di quadri elettrici a media tensione raggiungono attualmente le 80 settimane, mentre per i trasformatori si attestano a circa 50 settimane. La carenza di manodopera specializzata rappresenta un ulteriore ostacolo critico: il solo settore edile negli Stati Uniti registra un deficit di 439.000 lavoratori qualificati nelle discipline meccaniche ed elettriche, a cui si sommerà l’esigenza di reperire ulteriori 349.000 addetti nel 2026.

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Allo stesso tempo, si intensifica l’opposizione delle comunità locali verso i consumi idrici ed energetici di tali insediamenti. Nel solo primo trimestre del 2026 negli Stati Uniti, le proteste e i blocchi autorizzativi locali hanno ritardato o cancellato almeno 75 progetti per un valore complessivo di quasi 119,6 miliardi di euro, mentre il 71% della popolazione statunitense esprime contrarietà alla realizzazione di data center nelle vicinanze dei propri centri abitati. Tali rigidità amministrative e sociali si riflettono nelle scelte di diversi Paesi europei: i Paesi Bassi hanno applicato un congelamento temporaneo per i nuovi campus hyperscale, l’Irlanda impone rigidi vincoli di connessione legati all’apporto di energia rinnovabile dedicata, mentre lo Stato di New York ha promulgato una moratoria annuale sui permessi per i grandi impianti.

Mappatura geografica e impatto dei rischi climatici sugli asset

Dal punto di vista della distribuzione geografica delle capacità computazionali, gli Stati Uniti e la Cina mantengono la quota maggioritaria dell’espansione mondiale, rappresentando insieme circa il 62% delle nuove aggiunte di capacità pianificate da qui al 2030 e conservando una quota aggregata pari al 63% della capacità globale. In Europa, accanto ai mercati consolidati come Germania, Regno Unito e Irlanda, la crescita sta accelerando rapidamente in Spagna, Finlandia e Danimarca, territori dotati di una migliore disponibilità energetica e di processi autorizzativi più favorevoli.

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Nell’area Asia-Pacifico, Cina esclusa, la capacità installata salirà dagli attuali 9 gigawatt a oltre 28 gigawatt nel 2030, trainata in particolare dalla Malesia, la cui capacità crescerà di oltre dieci volte. Tuttavia, la ricerca delle condizioni ottimali per terreno ed energia spinge spesso le strutture in aree fortemente esposte a pericoli ambientali e climatici. L’analisi evidenzia come il 79% della capacità globale di data center sia posizionato in aree soggette ad alto rischio di catastrofi naturali acute, quali inondazioni, uragani e incendi boschivi, mentre il 54% risente di stress cronico da calore e siccità.

L’esposizione varia sensibilmente su scala regionale: nelle Americhe l’86% della capacità è esposto ad eventi acuti di origine atmosferica e idrologica, laddove nell’area Asia-Pacifico l’89% risente di stress cronico di temperatura. La pressione idrica costituisce un fattore di rischio primario, considerato che i data center statunitensi hanno consumato circa 80 miliardi di litri d’acqua nel 2025 e supereranno i 167 miliardi di litri entro il 2030.

Analisi della sinistralità, incidenza degli incendi e dinamiche assicurative

Secondo le simulazioni del modello ClimVaR stilate da Schneider Electric e rielaborate nel rapporto, l’impatto potenziale dei rischi climatici potrebbe ridurre il valore attualizzato del parco globale di data center di circa 356,96 miliardi di euro, cifra corrispondente al 38% del valore complessivo degli asset prima delle misure di adattamento. La quota principale di questo valore a rischio è rappresentata dalla business interruption, generata per oltre il 90% da interruzioni nelle catene di fornitura a monte piuttosto che da danni materiali diretti. Nelle strutture di nuova generazione focalizzate sull’intelligenza artificiale, i pericoli fisici diretti compongono fino al 94% del rischio climatico totale.

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In questo contesto di accumulo dei valori per metro quadro e interdipendenza delle reti, il mercato assicurativo dei data center è destinato a espandersi rapidamente, passando da un volume globale di premi pari a circa 10,12 miliardi di euro attuali ad oltre 22,08 miliardi di euro entro il 2030, imponendo l’adozione di un approccio ingegneristico rigoroso fin dalle prime fasi di progettazione e collaudo dell’infrastruttura.

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