Non più semplici interventi di “restyling” estetico, ma una trasformazione profonda, integrata e, soprattutto, sicura. È questo il cuore del concetto di rigenerazione urbana emerso durante l’incontro tenutosi lo scorso 20 aprile presso l’ex Monastero dei Benedettini. Un tavolo di confronto che ha visto riuniti i vertici delle professioni tecniche, l’università, le imprese e l’amministrazione per discutere il futuro del territorio siciliano.
Il Disegno di Legge
Al centro del dibattito, moderato dalla direttrice di Ance Catania Ines Petrilla, il nuovo disegno di legge della Regione Siciliana sulla resilienza e rigenerazione urbana. Il firmatario, l’on. Alessandro Porto, ha delineato una visione chiara:
«Dobbiamo mettere in campo interventi che mitighino gli eventi climatici estremi, ormai sempre più frequenti a causa del clima tropicale. Rigenerare significa garantire sicurezza, qualità della vita e sviluppo economico, attirando investitori e combattendo il disagio sociale».
Il DDL introduce due pilastri innovativi che potrebbero fare della Sicilia una regione pioniera a livello nazionale: la resilienza dinamica e il rating di resilienza (artt. 6 e 7). Questi strumenti permetteranno a progettisti e investitori di valutare con precisione scientifica la capacità di un’area di resistere e adattarsi alle perturbazioni esterne.
Tra sostenibilità e semplificazione
L’approccio proposto non riguarda solo l’architettura, ma quella che è stata definita “biourbanistica”. Come sottolineato dai rappresentanti degli ordini professionali, la sfida si gioca su più fronti:
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Neutralità climatica ed economia circolare: ridurre l’impatto ambientale delle nuove costruzioni.
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Infrastrutture “Verdi e Blu”: creazione di parchi urbani e sistemi di gestione delle acque per contrastare le isole di calore e il rischio idrogeologico.
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De-impermeabilizzazione: favorire superfici drenanti per restituire respiro al suolo.
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Premialità e burocrazia: il Presidente degli Ingegneri, Mauro Scaccianoce, ha evidenziato come gli incentivi volumetrici siano fondamentali, ma debbano essere accompagnati da procedure amministrative più snelle.
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L’emergenza: consumo di suolo e rischio idrogeologico
I numeri presentati durante l’incontro descrivono una situazione critica. Secondo i dati ISPRA, il rischio alluvioni coinvolge il 2,6% della popolazione siciliana (circa 130mila persone), mentre a livello nazionale si perdono ancora 230mila metri quadrati di suolo al giorno.
«Il DDL rappresenta un’ottima base di partenza per gestire il rischio idrogeologico», ha ribadito Francesco Cannavò (Ordine dei Geologi), mentre il sindaco di Catania Enrico Trantino ha confermato l’impegno del Comune non solo attraverso il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG), ma con interventi strutturali pronti a dare continuità a questa visione.
Una responsabilità collettiva
La rigenerazione urbana emerge dunque come un lavoro di squadra. Per Rosario Fresta (Presidente Ance Catania), le imprese di costruzione sono attori sociali che decidono oggi come vivranno le generazioni future. Una visione condivisa anche dal Collegio dei Geometri e dall’Ordine degli Avvocati, chiamati rispettivamente a tradurre le esigenze della collettività in progetti concreti e a garantire la legalità e la correttezza normativa in processi urbanistici sempre più complessi.
In definitiva, la sfida lanciata da Catania è ambiziosa: trasformare la città da vulnerabile “paziente” a organismo dinamico capace di prosperare, ponendo fine all’era del consumo selvaggio di suolo a favore di un recupero intelligente dell’esistente.
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