La mobilità sostenibile non può prescindere dalle nuove modalità d’uso dei mezzi di trasporto per ridurre il ricorso all’automobile e promuovere una mobilità pubblica e intelligente per i pendolari favorendo la qualità dell’aria della cosiddetta “Functional urban area (Fua), il contesto territoriale sovra comunale, all’interno del quale è presente un nucleo urbano che funziona da “cuore” centro e arrivo delle movimentazioni.
Questo l’obiettivo del progetto europeo Smart commuting che si è concluso lo scorso 18 novembre.

Nel progetto triennale sono state coinvolte l’università Iuav di Venezia, insieme al comune di Rimini (capofila), Technische universität Wien (Austria), Centro regionale per lo sviluppo di Capodistria (Slovenia), Agenzia di sviluppo di Hranice (Repubblica Ceca), Agenzia per lo sviluppo della contea di Zara (Croazia) e ai comuni di Velenje (Slovenia), Weiz (Austria) e Szolnok (Ungheria).

Canale energia ha raggiunto il prof. Silvio Nocera, ordinario di Trasporti all’università Iuav di Venezia e responsabile interno del progetto per approfondire le attività progettuali e i risultati ottenuti.

Quali sono i risultati del progetto Smart commuting?

Sono delle azioni pilota nelle aree di progetto, con il compito di alleggerire l’uso dell’autovettura privata. Ad esempio, si è pensato di favorire l’uso della ferrovia (Weiz) rivitalizzando una stazione dismessa, l’intermodalità (Zara) promuovendo una app per l’uso di più mezzi all’interno dello spostamento, la modalità ciclabile (Rimini), sempre mediante lo sviluppo di un’app.

Quali sono i progetti pilota attuati in Italia, se ci sono, e che prospettive di sviluppo hanno nel medio lungo periodo?

Solo quello di Rimini già descritto. Era d’altronde l’unico comune italiano nella partnership. Le prospettive di sviluppo di lungo periodo riguardano le scelte future dell’amministrazione locale e di quelle che verranno. Si spera sappiano capitalizzare rispetto a questa esperienza.

In cosa consiste la strategia transnazionale per un pendolarismo più pulito? Sono principi ancora attuali visto quanto sta accadendo con il Covid-19 e la ritrosia a prendere i mezzi pubblici?

Consiste nel fare emergere a livello internazionale una tematica che può essere trattata al di sopra dei confini nazionali. Anche se Smart-commuting venne presentato alla fine del 2016, dunque in tempi non sospetti, posso rispondere positivamente alla seconda parte della domanda, poiché, spero, che il  Covid-19 non sarà per sempre.

C’è stata una soluzione che vi ha sorpreso per semplicità di realizzazione ed efficacia?
Sono stato piacevolmente colpito dai risultati complessivi del progetto e dall’engagement delle singole amministrazioni e delle due università coinvolte. Non è una sorpresa, ma nemmeno qualcosa che si può dare per scontato a priori. Non c’ è stato secondo me un solo progetto di successo. Le azioni pilota funzionano, una memoria sviluppata all’interno di SC da Iuav e dal politecnico di Vienna, per esempio, è stata presentata a Mumbai nel 2019 alla World conference on transport research. Abbiamo pubblicato altre quattro memorie su journal referati, è un gran bel risultato.

Il pendolarismo è una piaga della società attuale o un’opportunità?
E’ un’opportunità perché amplia le scelte localizzative residenziali di ciascuno di noi. Le prestazioni elevate dei sistemi permettono d’altronde di tenere alto il numero di passeggeri-chilometro relativi agli spostamenti di bassa elasticità (dunque, per studio o lavoro). Bisogna però al contempo contenere i disagi sociali dovuti alle esternalità. Smart-commuting è stato un buon esempio da questo punto di vista.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.