C’è una relazione tra l’espansione del Covid-19 e l’inquinamento dell’aria. E’ quanto emerge dal position paper che pubblicato la Sima, Società italiana di medicina ambientale, a seguito di un lavoro di analisi basato sui dati delle Arpa locali e l’espansione del virus.

“C’è una sovrapposizione perfetta tra i picchi di Pm10 e i contagi ufficiali registrati dalla protezione civile” spiega a Canale Energia Alessandro Miani, presidente Sima e presente nel team di ricerca.“Una presenza importante di particolato atmosferico e l’area stagnante sembrano siano i booster, i vettori delle curve anomale di epidemia che consono state ad ora registrate”.

Le particelle di inquinamento nell’aria fanno da trasportatori ai virus. Non si tratta di una specifica solo del Covid-19 ma è di tipica di tutti i virus .  In gergo tecnico si dice carrier, letteralmente vettore di trasporto, per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus.

C’è un altro elemento che rema contro alcune aree geografiche più vessate dalla pandemia il microclima. “Il microclima è legato al fatto che un virus, come riportato nella letteratura scientifica con discrete evidenze, può sopravvivere nell’aria grazie a una sorta di substrato dato dalla presenza di polveri fini e  umidità. A seconda delle condizioni del substrato può resistere attivo da qualche ora a qualche giorno”.

Quindi il mix tra una presenza importante di particolato atmosferico e l’aria stangnante sembra essere stato con molta evidenza “il booster di queste curve anomale di epidemia che ci sono state a ora”.  

Una considerazione che ci deve far riflettere sulla qualità della vita verso cui la nostra società sta virando e magari accelerare delle scelte verso l’ambiente che non saranno solo appannaggio dei giovani e del futuro ma anche di un pressante presente.

Intanto Copernicus ha monitorato una riduzione settimanale del 10% sulle concentrazioni superficiali di NO2 a partire da metà febbraio, a seguito delle misure per la limitazione di Covid-19, un effetto che oltre a fare bene alla salute di tutti noi che respiriamo quello che c’è nell’aria speriamo aiuterà anche a limitare ulteriormente la diffusione del virus.

Dal satellite è possibile osservare  la quantità di inquinanti verticalmente integrata, cioè tutto ciò che c’è nell’aria dalla terra fino alla cima dell’atmosfera. “Alla luce di queste limitazioni, il rilevamento della diminuzione dei livelli di attività è a dir poco notevole. Ciò dimostra la portata delle misure adottate dall’Italia” spiega in una nota, Vincent-Henri Peuch, direttore del  servizio di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus.

“Questi sono i dati preliminari di uno studio in corso” ribadisce il presidente Sima “Ci sono delle evidenze che ci hanno permesso di uscire con il postion paper. Abbiamo molti più dati di quelli comunicati, ma attendiamo il termine dello studio per andare in pubblicazione e comunicare al mondo istituzionale e al pubblico”. La squadra è al lavoro e intende terminare lo studio completo nei prossimi 10, 15gg “Con le difficoltà del caso, alcuni laboratori sono chiusi così le università” d’altronde sono in telelavoro anche loro.

Il team di esperti al lavoro sul paper:
Leonardo Setti – Università di Bologna; Fabrizio Passarini – Università di Bologna; Gianluigi de Gennaro – Università di Bari; Alessia Di Gilio – Università di Bari; Jolanda Palmisani – Università di Bari Paolo Buono – Università di Bari; Gianna Fornari – Università di Bari; Maria Grazia Perrone- Università di Milano; Andrea Piazzalunga – Esperto Milano; Pierluigi Barbieri – Università di Trieste; Emanuele Rizzo – Società Italiana Medicina Ambientale; Alessandro Miani – Società Italiana Medicina Ambientale.

Perché l’inquinamento è un vettore

Nel paper, a cui hanno lavorato un team di esperti, università e la stessa Sima, si evidenzia come l’inquinamento sia stato vettore di virus anche in un recente passato.

Il particolato atmosferico è costituito da particelle solide o liquide in grado di
rimanere in atmosfera anche per ore, giorni o settimane, garantendo un mezzo di trasporto sicuro agli ospiti anche per lunghe distanze.

La relazione tra aree inquinate e diffusione del virus

Nel grafico presente nel paper è possibile vedere la stretta relazione tra aree inquinate e diffusione della pandemia. La stessa Whuan in Cina è una delle città più inquinate del Celeste Impero.

Le curve di espansione dell’infezione nelle regioni 

Precedenti diffusori del virus

Il paper evidenzia i seguenti casi in cui l’inquinamento ha giocato un ruolo centrale nella diffusione del virus e sono: nel 2010 l’influenza aviaria, nel 2016 il virus respiratorio sinciziale nei bambini, nel 2017 i casi di morbillo in 21 città cinesi tra il 2013 e il 2014 sono stati strettamente collegati con i centri più inquinati.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.