Giappone, terminato lo scavo della caverna per il rilevatore di particella Hyper-Kamiokande

In Italia si costruiscono i nuovi fotosensori e altre componenti elettroniche

E’ stato completato lo scavo della colossale caverna che ospiterà il rivelatore di particelle principale dell’esperimento Hyper-Kamiokande (Hyper-K) in Giappone, nella prefettura di Gifu.

La caverna che ospiterà l'esperimento Hyper-Kamiokande nella prefettura di Gifu, in Giappone, e un rendering della futura configurazione dell'esperimento. ©Università di Tokyo e Nikken Sekkei
La caverna che ospiterà l’esperimento Hyper-Kamiokande nella prefettura di Gifu, in Giappone, e un rendering della futura configurazione dell’esperimento. ©Università di Tokyo e Nikken Sekkei

A coordinare i lavori terminati lo scorso 31 luglio l’Università di Tokyo, che insieme all’istituto di ricerca giapponese KEK, High Energy Accelerator Research Organization, guida la collaborazione scientifica internazionale del progetto Hyper-K, a cui contribuiscono 630 ricercatori e ricercatrici da 22 paesi diversi, tra cui l’Italia con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

In Italia si costruiscono i nuovi fotosensori e altre componenti elettroniche

Nel frattempo, in Giappone, in Italia e negli altri paesi della collaborazione si procede con la produzione di massa dei nuovi fotosensori e delle altre componenti elettroniche che andranno a costituire il rivelatore. In particolare, presso la sezione INFN di Napoli, che coordina il contributo dei paesi che partecipano alla realizzazione dei multi-PMT (Canada, Polonia, Repubblica Ceca, Messico e Grecia), è in fase di allestimento un nuovo laboratorio dove verranno assemblati più di un terzo dei multi-PMT che saranno installati in Hyper-K. Inoltre, l’elettronica di digitalizzazione dei fotomoltiplicatori è stata progettata dall’INFN che è responsabile della produzione di 2.000 schede che, a partire dalla metà del 2026, saranno spedite al CERN per essere calibrate e integrate in contenitori subacquei con il resto dell’elettronica dell’esperimento prodotta in Corea, Francia, Giappone, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.

Un rilevatore con dimensioni da record

Il rilevatore di particelle di nuova generazione rappresenta uno dei più grandi spazi artificiali mai scavati nella roccia: a 600 metri di profondità è costituito da una sezione cilindrica di 69 metri di diametro, alta quasi 73 metri e sormontata da una cupola alta 21 metri.

L’impianto è costituito da un gigantesco serbatoio con un volume oltre otto volte superiore a quello del suo predecessore, Super-Kamiokande difatti conterrà 260.000 metri cubi d’acqua ultra-pura e sarà dotato di fotosensori innovativi, 20.000 fotomoltiplicatori ad alta sensibilità (PMT) e 800 multi-PMT.

Il progetto Hyper-K, iniziato ufficialmente nel febbraio 2020, mira a osservare i neutrini provenienti dalle esplosioni di supernovae e a testare la Teoria della Grande Unificazione (GUT) e la storia dell’evoluzione dell’universo attraverso lo studio dei decadimenti dei protoni e della cosiddetta “violazione CP” (l’asimmetria tra neutrini e antineutrini), analizzando i fasci di neutrini prodotti dall’acceleratore di J-PARC a 300 chilometri di distanza.

Prossimi passi sempre più vicini al serbatoio Hyper K

A partire da agosto, inizieranno così i lavori per trasformare questa caverna nel gigantesco serbatoio di Hyper-K. Nel 2026 sarà realizzato il rivelatore.

Tutte le componenti del rivelatore all’interno del serbatoio di Hyper-K dovrebbero essere installate entro il 2027, dopodiché il serbatoio sarà riempito con acqua ultra-pura e l’esperimento entrerà in funzione nel 2028.

Parallelamente ai lavori per la costruzione del rivelatore principale di Hyper-K, KEK sta guidando l’aggiornamento del fascio di neutrini dell’acceleratore di J-PARC e la costruzione di un nuovo rivelatore intermedio nel villaggio di Tokai, nella prefettura di Ibaraki, situato a meno di un chilometro dall’origine del fascio di neutrini. Inoltre, Hyper-K sarà costituito da un terzo rivelatore, installato a soli 280 metri dall’acceleratore di J-PARC, a cui l’INFN ha contribuito con la realizzazione di nuovi particolari rivelatori di particelle, noti come “Time Projection Chamber – TPC”.


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