Nel prossimo futuro si registrerà un incremento significativo del mercato legato ai treni che usano tecnologie a idrogeno e celle a combustibile (FCH – Fuel Cells and Hydrogen). Entro un decennio o poco più, infatti, un treno su cinque potrebbe essere alimentato con questi sistemi. E’ quanto emerge dallo studio della società di consulenza Roland Berger “The use of fuel cells and hydrogen in the railway environment”, realizzato in collaborazione a Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking (FCH JU) e Shift2Rail Joint Undertaking (S2R JU). La ricerca analizza le possibili evoluzioni nell’utilizzo dei treni FCH in relazione alla sostituzione dei vecchi modelli alimentati a diesel.

Applicazioni multi modali

I treni a idrogeno, grazie alle loro peculiari caratteristiche – spiega in una nota Francesco Calvi Parisetti, Partner di Roland Berger Italia  risultano essere una vera soluzione ‘verde’ all’inquinamento generato dalle vecchie flotte diesel. L’idrogeno favorisce applicazioni multi modali e comuni stazioni di rifornimento tra treno, bus e auto che saranno alimentate con la stessa tecnologia. Questo dà slancio ad un aumento dell’utilizzo delle infrastrutture e ne riduce il costo per l’utente finale. Certo, tornando ai treni FCH, ad oggi si percepisce il vantaggio economico sul diesel solo su tratte di lunga percorrenza, oltre i 100 km, a bassa frequentazione, e dove il costo dell’energia è particolarmente contenuto”.

Europa, un mercato a tre velocità

In base alla ricerca i mercati europei potranno essere divisi in tre diverse categorie in base alla rapidità di implementazione di queste soluzioni. In particolare i front runner che guideranno il settore saranno i paesi dell’Europa Centrale e Settentrionale. In queste nazioni si svilupperà soprattutto il mercato dei multiple unit per trasporto passeggeri, alimentati a FCH. 

I newcomer, spiega la nota,”facendo leva sulle tecnologie adottate dai primi, svilupperanno successivamente ma con vigore soprattutto il mercato dei locomotori di manovra (Shunters). I Paesi late adopter seguiranno e garantiranno la restante crescita della domanda”.

La situazione dell’Italia

L’Italia potrà essere inserita nel gruppo dei newcomer. “Si può prevedere, per il nostro Paese, un ruolo importante nel retrofit dei locomotori da manovra e anche nelle multiple-unit per alcune linee diesel a bassa frequentazione – spiega Calvi Parisetti nella nota – la crescita attesa in Italia è favorita dalla vetustà del materiale rotabile diesel e dalla conseguente necessità di adottare una soluzione che sia pulita e silenziosa”.

Le performance dell’Europa

Adottando una visione più ampia, il report sottolinea come l’’Europa, “motore del cambiamento”, oggi sia “il centro della ricerca e dello sviluppo delle tecnologie per treni FCH”. Una situazione che “può garantire al mercato europeo la leadership in questa industry e la possibilità di stabilire gli standard globali e la tutela dei ruoli altamente qualificati sul territorio europeo”.

Come promuovere lo sviluppo del settore

Tuttavia lo studio individua anche le potenziali barriere da superare per permettere lo sviluppo della tecnologia a idrogeno nel settore ferroviario. Secondo gli esperti di Roland Berger è necessaria la messa a punto di un design & engineering standardizzato e collaudato, la garanzia di affidabilità delle componenti FCH, l’introduzione di un sistema adeguato di stoccaggio delle batterie e dell’idrogeno e la creazione di una rete di stazioni di refueling idonea. 

Il ruolo delle istituzioni

Anche le istituzioni devono fare la loro parte. Per dare concretezza all’introduzione di questa tecnologia” – spiega Calvi Parisetti – “occorre dare uno slancio alle dimostrazioni su larga scala nel settore delle multiple-unit il che presuppone però un rilevante investimento iniziale. Oppure, volendo ridurre questi investimenti, sarà necessario sviluppare prototipi nel settore dei locomotori, inclusi quelli di manovra”.

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