La scarsità idrica è un tema che sta diventando sempre più frequente a causa del cambiamento climatico in atto. L’Italia non è esclusa da questa piaga e sta correndo ai ripari per tutelare la qualità della vita oltre che la vera e propria sussistenza del proprio territorio. Diverse sono le strategie in atto. Un esempio è il Piano nazionale per l’efficientamento della rete idraulica proposto dall’Anbi. Ma non sempre si può sopperire con le riserve idriche e le precipitazioni atmosferiche. E’ il caso delle piccole isole che per peculiarità territoriali hanno meno chance a disposizione. Una soluzione tecnologica possibile è la realizzazione di dissalatori. Queste apparecchiature attingono direttamente acqua dal mare, eliminano il sale e, attraverso alcuni processi chimici, la rendono potabile. Ce ne sono di diverse tipologie, ma hanno tutti una caratteristica in comune: non sono molto amati.

Ultimo caso che sta facendo scalpore è quanto sta accadendo all’isola d’Elba, dove la regione Toscana e Governo hanno stanziato un fondo di 15 milioni di euro per la messa in opera di un impianto di dissalazione ancora incompiuto. La tecnologia dovrebbe sopperire alla progressiva carenza idrica dell’Isola al momento attaccata al continente con una tubatura sottomarina. L’Elba ha la fortuna di distare, nel punto più prossimo, poco meno di 10 km dal porto di Piombino. Tra le contestazioni dei sindaci e della popolazione: il luogo scelto per l’impianto, località La Mola nel comune di Capoliveri, l’impatto ambientale sul territorio, i gran parte territorio del Parco arcipelago toscano, la scarsa capacità di produzione del dissalatore. Vittime dell’effetto Nimby (not in my backyard) o reali preoccupazioni? Secondo Mirco Brilli, direttore tecnico Asa Spa, il gestore unico del servizio idrico nell’Ato 5 Toscana Costa, è come se i cittadini lottassero per non avere un ospedale sull’isola”. L’Autorità idrica Toscana e, con due sentenze, anche il Tar hanno respinto le obiezioni al dissalatore (vedi anche l’intervista all’AD dell’Autorità Alessandro Mazzei sul settimanale e7). Il dissalatore “s’ha da fare” e deve essere terminato entro il 2021 altrimenti i fondi tornano indietro e saranno destinati ad altre opere.

Con Canale energia abbiamo provato a capire insieme al direttore tecnico Asa Spa, Mirco Brilli quali sono le caratteristiche tecniche del dissalatore cercando di risposte ai quesiti della popolazione.
FOTO MIRCO BRILLI asa dissalatore Isola d'ElbaCome è stato scelto il luogo di insediamento dell’impianto di dissalazione?

Il luogo scelto per la localizzazione del dissalatore, come per tutte le altre opere pubbliche, viene scelto a valle di una analisi delle alternative. Questo procedimento parte da una ricognizione delle aree che sottostanno ai requisiti minimi progettuali. Nel caso di un dissalatore, deve essere ad esempio posizionato non molto distante dal mare per evidenti ragioni, ma fuori dai limiti fissati dal Pit ppr della Regione. Una volta individuate le aree si passa alla scelta della più confacente, tecnicamente e ambientalmente, con una valutazione che ottimizzi il rapporto costi benefici. Essendo opere realizzate con denaro pubblico, occorre garantire il miglior risultato con il minore impatto ed il minor costo.

Il dissalatore di Mola è stato localizzato proprio in questa maniera e siamo stati fortunati in quanto l’area garantisce tutte le condizioni da rispettare:

  1. la presenza di pozzi idropotabili di cattiva qualità organolettica che avrebbero dovuto subire un trattamento osmotico, similare a quello della dissalazione e quindi con notevole scarto di acqua che l’isola non può permettersi, evitato grazie alla presenza del dissalatore.
  2. Sempre grazie ai pozzi la non necessità della complessa fase di re mineralizzazione dell’acqua osmotizzata, con minor costi di investimento, di gestione e soprattutto minor impatto ambientale per il mancato trasporto della roccia dolomitica nel tempo.
  3. La vicinanza della dorsale principale dell’isola proprio nel suo migliore baricentro di alimentazione.
  4. Il suo collegamento consentirà di garantire al comune di Capoliveri una doppia alimentazione rispetto ad oggi per una maggiore affidabilità. Soprattutto un notevole miglioramento della qualità organolettica dell’acqua distribuita in estate. Ad oggi i pozzi di Mola, di peggior qualità, prevalentemente d’estate alimentano il Comune. Risulta quindi lui il maggior beneficiario in qualità e tutta l’isola per la quantità, garantendo lo sviluppo turistico.
  5. La stessa attenzione è stata prevista per individuare dove prelevare l’acqua di mare e restituire la soluzione ipertonica. Oltre a Lido, infatti è stato preso in considerazione Naregno e il Golfo di Mola, poi scartati per una serie di motivi di tipo economico e/o di vincolo ambientale.

Con quali tecnologie è progettato il dissalatore dell’uisola d’Elba? Sono presenti anche integrazioni con rinnovabili o un’attenzione all’efficienza energetica?

Il dissalatore di Mola è un impianto a osmosi inversa che utilizza membrane di ultima generazione che garantiscono la reiezione del boro e consumi inferiori ai 3 KWh /m3. Allo stato attuale, per quanto se ne dica, non esistono tecnologie migliori. Gli impianti termici, che hanno problematiche ben maggiori di un impianto ad osmosi inversa, risultano vantaggiosi solo laddove si abbiano dei cascami termici da recuperare.

Il progetto prevede una particolare attenzione all’ambiente e in particolare al risparmio energetico. È già previsto un impianto fotovoltaico per ridurre i consumi e le opportunità offerte dalla nuova normativa sulle comunità energetiche (ex. 42 bis dell’ultimo milleproroghe) e apre a interessanti ulteriori possibilità di incrementare la produzione di energia per autoconsumo. 

La cittadinanza contesta la scarsa portata del dissalatore, 80litri al secondo, ma questo non sarà l’ultimo previsto sull’Isola d’Elba. A che portata totale pensate di arrivare?

Come ampiamente detto, il dissalatore all’isola d’Elba è un passo importante, ma non l’unico, per risolvere le criticità presenti. Se all’isola del Giglio o sull’isola di Capraia, il dissalatore garantisce la piena soddisfazione delle necessità idrica del territorio, per la modesta entità della richiesta, nel caso dell’Elba la situazione è più complessa. L’esigenza di realizzare un dissalatore nasce dal mettere in sicurezza e salvare l’economia elbana in caso si verificasse un problema alla condotta sottomarina. È paradossale quindi che venga osteggiato proprio da chi ne usufruisce. Solo per far comprendere meglio l’importanza di questa iniziativa, esasperando il concetto, è come se i cittadini lottassero per non avere un ospedale sull’isola, in quanto disturba il paesaggio o che un condomino non mettesse in casa il salvavita perché in quello spazio ci deve appendere un quadro.

I motivi e i vantaggi conseguenti alla realizzazione del dissalatore sono:

  1. produrre acqua potabile per soddisfare le punte di consumo estive e migliorarne la qualità, come previsto nell’accordo di programma per il «superamento delle criticità Boro Arsenico» del 2011 firmato da tutti i sindaci elbani;
  2. migliorare la qualità dell’acqua distribuita in estate a Capoliveri;
  3. limitare in caso di necessità il prelievo dalle falde dell’isola d’Elba e della val di Cornia per un loro riequilibrio;
  4. miscelare le acque dei pozzi di Mola, in un’ottica qualitativa, evitando il 40% di scarto necessario con le tradizionali tecnologie, con il valore aggiunto della mancata necessità di remineralizzare l’acqua di mare osmotizzata;
  5. garantire all’Isola un quantitativo importante per evitarne l’evacuazione parziale in caso di rottura della condotta o per poterne eseguire la manutenzione;
  6. presenza della Dorsale idrica principale, e possibilità di alimentazione doppia per Capoliveri.

Una volta realizzato, e stiamo studiando insieme a società esperte il quadro esigenziale, riteniamo opportuno dotare l’isola di una seconda condotta sottomarina per mantenere nei decenni l’interconnessione con il continente. Questa scelta, consentirà all’Elba di avere una produzione idrica sufficiente e diversificata in qualsiasi circostanza, anche in caso di rottura della nuova condotta per un ancora o un evento straordinario.

Questa scelta si integrerà ad ulteriori interventi in Vdc propedeutici alla salvaguardia della falda.

Per i dissalatori la parte critica è lo scarico delle acque salmastre. A tal proposito, visto il rifiuto della cittadinanza, avete valutato sistemi alternativi di smaltimento dei fanghi del dissalatore dell’Isola d’Elba? Sono state previste delle forme di controllo continuativo e di lungo periodo della salute di fauna e flora marine?

La parte più dibattuta da chi è contrario ai dissalatori è la restituzione in mare delle acque ipersaline (brine).

Premesso che non ci sono fanghi, ma acqua di mare con un contenuto superiore di sali, posto che il mare ha una massa infinitamente superiore ai 200 l/s che verrebbero in esso restituiti, il problema che si pone è solo per la Posidonia oceanica (pianta stenoalina) per i pochi metri di vicinanza all’uscita dell’acqua. Ma si risolve facilmente con la diluizione. Ovvero, quanto tempo occorre affinché la soluzione ipersalina (circa il doppio di quella del mare) ritorni ai valori standard così da non provocare nessun danno alla pianta protetta dalla Convenzione di Barcellona? Sono stati studiati dei sistemi di diluizione tramite diffusori presso l’università della Gran Canaria, isole che grazie ai dissalatori hanno invertito la rotta della loro economia. Se oggi sono meta di turismo internazionale ciò è legato proprio alla presenza di acqua potabile dei dissalatori.

Gli studi eseguiti sia con i simulatori numerici che in canaletta ci garantiscono di poter operare in sicurezza. A maggior ragione se verrà adottata la variante proposta da Asa su indicazione dei comuni che prevede un allungamento della condotta di scarico oltre il posidonieto presente nel golfo Stella il problema si risolve non presentandosi. I monitoraggi sono previsti dalle prescrizioni Arpat. In sintesi in ogni istante milioni di metri cubi evaporano dal mare anche nel solo golfo interessato. Il dissalatore continua questo perenne ciclo, restituendo poi le acque meno saline nei vari corpi recettori post depurazione. Il tutto mantenendo inalterato nel tempo il bilancio salino, per quanto insignificante rispetto alle masse critiche in gioco, e all’indubbio valore che ha in quanto produce acqua portabile dove non ce n’è a sufficienza. Quindi non c’è danno, in quanto gestito e annullato, ma un indubbio enorme vantaggio, grazie alla presenza dell’acqua di mare inesauribile e non condizionata da una assenza prolungata di piogge.

 

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.