Il Consiglio dei Ministri, riunito il 23 luglio 2026 sotto la presidenza di Giorgia Meloni, ha dato il via libera al disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026, su proposta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il provvedimento introduce un intervento organico di riforma del settore della distribuzione dei carburanti, puntando sulla razionalizzazione della rete, la tutela dei contratti di lavoro e la spinta verso la sostenibilità energetica.
«È una svolta storica, una riforma attesa da anni per un settore strategico del nostro Paese», ha dichiarato il ministro Urso. «Manteniamo l’impegno assunto con la filiera e interveniamo nel momento giusto per accompagnare il comparto nella sua trasformazione».
1. Nuove autorizzazioni e stop ai fossili dal 2028
La riforma supera l’attuale meccanismo del silenzio-assenso: le nuove autorizzazioni per l’installazione e l’esercizio degli impianti dovranno essere rilasciate dal comune in forma espressa. I soggetti richiedenti dovranno dimostrare:
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Adeguata capacità tecnico-organizzativa ed economica;
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Regolarità contributiva e applicazione dei contratti di lavoro di settore;
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Esito positivo delle verifiche antimafia.
A partire dal 1° gennaio 2028, scatta la svolta green: potranno essere rilasciate nuove autorizzazioni esclusivamente per impianti che prevedano la distribuzione di almeno una fonte di alimentazione alternativa ai combustibili fossili (come l’elettrico o i biocarburanti).
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2. Un nuovo Fondo da 120 milioni per la transizione green
Per accompagnare la riconversione e la chiusura degli impianti obsoleti o a basso erogato, viene istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il Fondo per la trasformazione della rete carburanti verso la mobilità green.
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Dotazione: 40 milioni di euro all’anno dal 2028 al 2030 (120 milioni totali), finanziati tramite i proventi delle aste delle quote di emissione di $CO_2$.
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Incentivi alla riconversione: ai titolari che convertono i distributori in stazioni di ricarica elettrica o biocarburanti è riconosciuto un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese sostenute, fino a un massimo di 60.000 euro.
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Tutele per i gestori: previsto un indennizzo fino a 20.000 euro per i gestori il cui rapporto di lavoro non prosegua nell’impianto convertito.
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Dismissione impianti: è differito al 31 dicembre 2028 il termine per applicare le procedure semplificate di dismissione degli impianti chiusi definitivamente.
3. Contratti più trasparenti e stabili per i gestori
Il Ddl tipizza il contratto per l’affidamento a terzi dei servizi di rifornimento, introducendo tutele minime inderogabili:
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Durata minima: non inferiore a 4 anni;
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Clausole trasparenti: regolamentati i termini di preavviso e le penali per il recesso anticipato;
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Risoluzione controversie: ricorso a un terzo arbitratore in caso di mancato accordo tra le parti.
Per contrastare l’uso di forme contrattuali irregolari o difforme dalla legge, sono previste sanzioni amministrative pecuniarie da 2.000 a 20.000 euro per ciascun punto vendita, fino a un tetto massimo di 200.000 euro.
Il commento della filiera: “Importante punto di partenza”
L’approvazione del provvedimento ha raccolto reazioni favorevoli anche dalle associazioni di categoria. Il presidente di Assopetroli-Assoenergia, Andrea Rossetti, ha sottolineato l’importanza di una visione di lungo periodo:
«La transizione richiede gradualità, concretezza e responsabilità condivisa: occorre innovare e riconvertire la rete senza indebolire un’infrastruttura strategica per la mobilità e la sicurezza energetica del Paese. Non siamo di fronte a un punto di arrivo, ma a un punto di partenza che richiederà investimenti, capacità di esecuzione e politiche pubbliche stabili nel tempo».
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