Dalle informazioni contenute nell’Annuario 2018 sui dati ambientali dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale “emerge che molto è stato fatto, ad esempio sulla tutela della biodiversità, ma su altri temi occorre lavorare di più”, ha commentato stamane il direttore generale Ispra Alessandro Bratti nel corso della mattinata di presentazione del report alla Camera. Tra i settori su cui “non c’è completezza dei dati”, prosegue il dg, ci sono “il consumo di suolo o le acque sotterranee”.

La disponibilità del dato puntuale e oggettivo rende l’Italia “un modello innovativo di struttura ambientale”, ha evidenziato in sede d’evento il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Rimarcando, come l’anno precedente, l’importanza dell’oggettività e della puntualità del dato, ha affermato: “Sono orgoglioso della legge istitutiva del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente”. Anche se non bisogna smettere di stimolare “un cambiamento culturale che porti a evitare sprechi e ad attuare un’economia circolare”, ha evidenziato il presidente Ispra-Snpa Stefano La Porta rivolgendosi agli studenti verso cui la comunicazione ambientale aiuterà a “pensare verde”.

L’Annuario 2018 sui dati ambientali

La pubblicazione scientifica di dati statistici e ambientali, realizzato dall’Ispra con il supporto del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, raccoglie 15.000 dati, organizzati in 460 tabelle e 635 grafici.

Due le novità: la presenza di nove nuovi indicatori, su 306 complessivi, e la suddivisione in sette prodotti, per rendere più fruibili le informazioni sia per il decisore politico che per il privato cittadino.

Da evidenziare che i dati contenuti nella pubblicazione arrivano al massimo fino al 2017. La suddivisione in tema aiuta ad analizzarli: dissesto idrogeologico, clima e inquinamento atmosferico, biodiversità, mare, qualità delle acque interne-fiumi e laghi, agenti fisici-elettromagnetismo e rumore, emissioni in agricoltura e aziende bio, agenti chimici e valutazioni, autorizzazione e certificazioni ambientali.

Qualità dell’aria

Il dato relativo alle emissioni di gas serra analizza l’andamento del periodo 1990-2016: si è passati dalle 518 alle 428 milioni di tonnellate equivalenti di CO2.

I valori di zolfo, ossidi di azoto e ammoniaca, quest’ultima prodotta prevalentemente dalle forme intensive del settore agricolo praticate con l’uso esteso di fertilizzanti sintetici, sono in diminuzione di 66,8 punti percentuali tra il 1990 e il 2016. Come quelli delle polveri sottili PM10 del 33,7%.

Analizzando i valori rilevati giornalmente nel 2017 di PM10, di benzo(a)pirene nel PM10 e di NO2 i risultati non sono incoraggianti:

Da evidenziare la variabilità dell’indice pollinico allergenico dovuto principalmente alle condizioni meteorologiche registrate nell’anno, si precisa nel rapporto, che consente di valutare il rischio sanitario legato alle allergie per individuare azioni di mitigazione.

Qualità dell’acqua

Lo stato chimico dell’acque costiere di balneazione è complessivamente buono: per il periodo 2014-2017 oltre l’89% delle acque costiere di balneazione è in classe eccellente in relazione ai fattori igienico sanitari. E’ buono lo stato di oltre il 50% delle acque di transizione dei distretti dell’Appennino settentrionale, delle Alpi orientali, Padano e dell’Appennino Centrale.

Anche se è stata rilevata nel 2017 la presenza dell’alga tossica Ostreoptis ovata in 10 regioni e lo stato ecologico del 62% delle lagune del distretto padano è stato qualificato come “scarso” e “cattivo”. 

Diverso il discorso per le acque interne. Buoni i numeri sulla qualità dello stato ecologico e chimico dei 7.493 fiumi e dei 347 laghi analizzati. Da evidenziare che lo stato chimico dei laghi e delle acque sotterranee risulta non classificato, rispettivamente, per il 42% e il 17%.

Qualità del suolo

Centrale il tema del consumo di suolo: se negli anni ’50 si consumava il 2,7% del suolo nel 2017 la percentuale registrata è di 7,65%. Dai dati emerge la diminuzione della perdita per erosione idrica, anche grazie alle politiche adottate, ma l’aumento dell’erosività delle piogge e, in genere, dei fenomeno meteorologici a elevata intensità.

Sono state cinque le vittime e 31 i feriti dei 172 principali eventi di frana. Ad oggi, oltre 1,2 milioni di abitanti vivono in aree definite a pericolosità di frana elevata e molto elevata. Oltre 8 milioni risiedono in zone a pericolosità idraulica elevata e media.

Rifiuti

Nel 2017 la percentuale di raccolta differenziata si è attestata al 55,5%. L’obiettivo del 60% al 2011 e del 65% al 2012 è ancora lontano.

Interessante la percentuale dei singoli materiali riciclati.

Clicca qui per consultare l’Annuario 2018 completo dei dati ambientali

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