surriscaldamento globale Accordi di Parigi
foto Pixabay

Gli sfidanti obiettivi fissati con l’Accordo di Parigi nel 2015, di cui la soglia di 1,5°C rimane un caposaldo imprescindibile, rischiano di diventare dei meri proclami se i protagonisti, tra cui le aziende nostrane, non interverranno tempestivamente.

È l’avvertimetno contenuto nei risultati di un’analisi svolta su 194 aziende italiane, pubblicata il 5 ottobre dall’organizzazione non-profit Cdp, nell’ambito di un progetto finanziato dal ministero della Transizione ecologica.

In Italia incremento di temperatura pari a 2,8°C

Dallo studio emerge che solo il 20% di esse ha obiettivi dettagliati di riduzione delle emissioni nel medio periodo. Questo comporta a sua volta che si allontani temporalmente l’obiettivo di Parigi. Difatti, dall’analisi risulta che l’Italia abbia un punteggio di temperatura pari a 2,8°C. 

Il settore aziendale italiano ha ridotto le proprie emissioni nell’arco degli ultimi cinque anni, ma solo del 22%. È un tasso troppo lento, rimarca l’analisi, a questi ritmi si decarbonizzerebbe al tasso del 3,3% all’anno, mentre quello richiesto per soddisfare l’accordo di Parigi è del 4,2%.

Seppure sia incrementata la trasparenza nel comunicare i dati, rispetto alle 29 del 2010 oggi si contano 240 realtà, resta incerta la definizione degli obiettivi da raggiungere. Rispetto ai dati del 2020, solo 27 aziende in Italia si sono impegnate a fissare obiettivi di riduzione e solo sette li hanno approvati. Tra esse, l’analisi cita Enel, Salvatore Ferragamo, Sofidel, Daniele&C officine meccaniche e Pirelli.

Permane una grossa fetta di aziende, pari all’80%, che comunque non comunica chiaramente i propri obiettivi, così da permettere di essere misurata in termini di temperatura.

Maxfield Weiss, direttore esecutivo Cdp Europe, ha commentato in una nota stampa: “Il settore aziendale italiano deve farsi avanti con obiettivi più ambiziosi per accelerare la riduzione delle emissioni. La buona notizia è che alcune delle aziende a più alto impatto in Italia stanno dimostrando che una decarbonizzazione ambiziosa in linea con l’Accordo di Parigi è possibile. Ora abbiamo bisogno di vedere questo livello di ambizione su tutta la linea”.

Quasi la metà delle emissioni delle aziende prese in esame sono sulla buona strada, però sono ancora poche quelle che hanno la capacità di influenzare il Paese.

La Science based targets, standard globale per la definizione degli obiettivi, in modo che siano così ambiziosi da raggiungere l’accordo di Parigi, ha deciso di ammettere solo obiettivi allineati a 1,5°C.

Due settimane fa oltre 220 istituzioni finanziarie, che insieme posseggono un patrimonio di 29 trilioni di dollari, hanno invitato 1.600 aziende a livello globale a fissare obiettivi di emissioni a 1,5°C. Tra queste alcune delle più grandi del mondo, tra cui: Eurizon Capital, Anima, Amundi e Credit Agricole.

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Redazione
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