precop26

I 50 ministri dell’Ambiente riuniti in occasione della Pre Cop26 hanno stabilito che alla Cop26 di Glasgow si debbano aumentare gli impegni di decarbonizzazione presi a suo tempo a Parigi e che i Paesi ricchi dovranno elargire aiuti ai Paesi poveri. A Glasgow si definirà come ogni Paese intenderà agire. Anche perché gli obiettivi stabiliti nel 2015 a Parigi sono oramai obsoleti rispetto al contenimento dell’incremento della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi.

L’incognita di Cina e India

Chi rimane restio ad adeguarsi a impegni più severi sulla decarbonizzazione sono paesi come Cina e India. Tuttavia aleggia un certo ottimismo da parte dei ministri europei sull’atteggiamento di Pechino.

Il ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani, rimane fermo sulla linea che in futuro non saranno approvati nuovi investimenti sulle fonti fossili.

Anche Papa Francesco è intervenuto sulla crisi climatica affermando, come riportato in una nota Ansa, che “riconoscere che il mondo è interconnesso significa non solo comprendere le conseguenze dannose delle nostre azioni, ma anche individuare comportamenti e soluzioni che devono essere adottati con sguardo aperto all’interdipendenza e alla condivisione”. Non si può agire da soli, osserva, è fondamentale l’impegno di ciascuno per la cura degli altri e dell’ambiente, “impegno che porti al cambio di rotta così urgente e che va alimentato anche dalla propria fede e spiritualità”.

Per questo ieri 4 ottobre leader religiosi e scienziati si sono incontrati in Vaticano per avanzare alla comunità internazionale la richiesta di un’azione più ferma in vista della Cop26. È stato firmato un appello congiunto, presentato da Papa Francesco al presidente designato della Cop26, Alok Sharma, e al ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, in cui si chiede ai leader politici il celere azzeramento delle emissioni nette di carbone e uno sforzo maggiore da parte delle nazioni più ricche. Gli stessi leader religiosi si impegneranno a rendere sostenibili proprietà e investimenti.

L’insoddisfazione degli ambientalisti

Greenpeace, Legambiente e Wwf si sono dette insoddisfatte dell’intesa raggiunta. Senza l’adozione del Pitesai, il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, hanno rimarcato in una nota stampa, sono ripartiti i procedimenti autorizzativi per la prospezione e ricerca degli idrocarburi. Sospesi sino a fine settembre, interessano 91mila chilometri quadrati di mare e 26mila kmq sulla terraferma.

Le associazioni ambientaliste, hanno spiegato in nota, avevano lanciato l’allarme inviando una missiva al ministro Cingolani lo scorso 9 settembre: “Abbiamo la netta impressione che qualcuno abbia voluto bluffare per mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Come abbiamo denunciato nelle nostre osservazioni mandate il 13 settembre al termine dei 60 giorni concessi per la consultazione, la proposta di Pitesai, presentata con grande ritardo in Vas il 15 luglio scorso, è una scatola vuota. A malapena un documento di indirizzo senza alcun impegno serio, coerente con il target di decarbonizzazione al 2050, concordato con l’Europa e quindi con la necessità di indicare un tassativo termine di tempo per la cessazione di qualsiasi concessione e per la dismissione progressiva delle piattaforme in Italia”.

Svanito il piano di decommissioning delle 34 piattaforme offshore che erano state individuate nel “Programma italiano di attività per le dismissioni piattaforme offshore”, hanno concluso Greenpeace, Legambiente e Wwf. Attualmente, sono solo cinque le piattaforme offshore poste in dismissione, tre delle quali interessate da progetti di riutilizzo.

Alla Pre-Cop26 di Milano protagonista l’idrogeno

A Milano l’idrogeno ha avuto un ruolo da protagonista. Tra tutti, l’evento Idrogeno everywH2ere – Come, dove, quando?” promosso lo scorso 30 settembre da H2IT e Assolombarda e dal progetto europeo Everywh2ere, che punta a installare otto gruppi elettrogeni plug and play con celle a combustibile da 25 e 100 kW. “Lo scopo del progetto è di portare l’idrogeno nel cuore delle città europee, promuovendo il suo utilizzo per la generazione di energia elettrica in cantieri, eventi, festival musicali”, ha dichiarato Stefano Barberis, coordinatore del progetto di Rina nell’ambito di Everywh2ere. Diverse le tecnologie presentate dalle altrettante aziende intervenute: Rina, Friem, Genport, Linde, ìEnvironment Park e Iren.

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Redazione
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