
Esportazioni in calo
A subire una flessione sono state anche le esportazioni che, sebbene in crescita da qualche anno, “su base annua arretrano del 3,3%”, sottolinea Marchi.
Nel 2018 produzione pari a 9,1 mln di ton
Nel 2018 la produzione nel settore cartario si è attestata complessivamente intorno a 9,1 milioni di tonnellate, con una crescita dello 0,1% rispetto al 2017. L’Italia è il quarto produttore a livello europeo dopo Germania, Svezia e Finlandia. Il nostro Paese si colloca in quarta posizione anche come utilizzatore di carta riciclata: l’impiego di fibre secondarie ha infatti superato quota 5 milioni di tonnellate.
Nel 2018 fatturato in crescita
A livello globale il 2018 ha registrato un fatturato pari a 7,72 miliardi di euro. Rispetto al 2017 si è verificata una crescita pari al 4,2%, tuttavia, spiega Marchi, il dato va messo in relazione con “la necessità delle cartiere di recuperare i rincari delle cellulose”.
L’aumento dei costi delle cellulose, a livello internazionale, ha infatti rappresentato “una vera e propria emergenza nei conti aziendali”, scrive l’associazione in una nota. Tra dicembre 2016 e 2018, le quotazioni (in euro) delle cellulose hanno registrato aumenti complessivi del 140% (fibre lunghe) e del 150% (fibre corte).
Prezzi prodotti cartari in aumento
E’ invece compreso tra il +2% e il +17% il range di incremento dei prezzi dei prodotti cartari. Un dato che è variato a seconda della qualità e delle diverse tipologie di prodotto.
Prezzi della CO2 e aumento dei costi
A influire sull’aumento di costi nel comparto cartario anche l’incremento dei prezzi della CO2, cresciuti di oltre il 250% in un anno. “La sfida per le aziende della carta non è solo quella della produttività – spiega Marchi – ma anche dell’abbattimento delle emissioni di CO2, come chiesto dall’accordo di Parigi sul clima. Le cartiere italiane hanno colto questa sfida raggiungendo i livelli di efficienza energetica più alti al mondo, e abbandonando completamente le fonti fossili più inquinanti a vantaggio della migliore fonte di cui disponiamo: il gas naturale. Per il processo cartario, soprattutto nel riciclo, ulteriori margini di miglioramento sono però preclusi, non avendo accesso alle biomasse e trovando mille ostacoli al recupero energetico degli scarti, soluzioni invece disponibili nel resto d’Europa. L’Emissions Trading Scheme sta diventando un costo proibitivo per le cartiere, e l’Italia è ormai l’unico paese europeo che non protegge le proprie imprese dalla delocalizzazione a causa della mancata compensazione dei costi indiretti derivanti dalla CO2. Come invece fanno tutti i Paesi europei, primi fra tutti Germania, Francia e Finlandia”.
L’impatto del prezzo del gas
Un altro fattore da prendere in considerazione per valutare le performance del settore cartario è il prezzo del gas. Questo parametro nel nostro Paese, spiega l’associazione nella nota, “continua a scontare un pesante differenziale rispetto al prezzo pagato dai concorrenti europei delle cartiere”. Si tratta di un differenziale, che si aggira intorno ai 4-5 euro/MWh ed è in parte dovuto alla differenza di prezzo della commodity tra il PSV (punto di scambio virtuale) e il TTF (title tranfer facility) e in parte ai maggiori costi accessori caricati sulle bollette del gas rispetto agli altri paesi europei come Germania e Francia.
“Con riferimento a quest’ultimo aspetto occorre evidenziare che l’Italia prevede componenti parafiscali per finanziare le fonti rinnovabili anche sulla bolletta del gas (2 euro /MWh circa), corrispettivi non previsti negli altri Paesi europei. Per questa ragione occorre attuare rapidamente la misura già prevista a livello legislativo che prevede una riduzione del peso di tali oneri per le imprese energivore”, conclude Marchi.
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