Il progetto turistico sull’ex isola militare e sulla costa di Zvërnec ha provocato proteste, indagini e interrogativi sui rapporti fra grandi investitori e governi. I soldi sono sufficienti a sfruttare uno dei sistemi naturali più delicati del Mediterraneo?
Dopo essere stata per decenni una base militare pressoché inaccessibile, l’isola albanese di Sazan potrebbe diventare una destinazione turistica per una clientela facoltosa. Il progetto è sostenuto da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump ed ex consigliere della Casa Bianca, insieme alla moglie Ivanka Trump e ad altri investitori internazionali.
Situata davanti alla baia di Valona, in prossimità del canale d’Otranto, Sazan conserva ancora oggi bunker, tunnel e installazioni costruite durante il regime comunista. Nel marzo 2024 Kushner rese pubblici i primi progetti per trasformare l’isola in un resort di lusso, nel dicembre dello stesso anno il Comitato albanese per gli investimenti strategici accordò alla società Atlantic Incubation Partners lo status di investitore strategico per un intervento di circa 45 ettari e un investimento annunciato di 1,4 miliardi di euro.
Contrariamente a quanto riportato da alcune ricostruzioni, l’isola non è stata venduta, Sazan rimane proprietà dello Stato albanese con il governo guidato da Edi Rama che ha ipotizzato la costituzione di una società comune, nella quale lo Stato riceverebbe una partecipazione in cambio della disponibilità dei terreni concessi allo sfruttamento per 99 anni. A giugno 2026, tuttavia, le trattative non avevano ancora prodotto un accordo definitivo e non risultavano presentati né il progetto architettonico completo né la relativa valutazione ambientale.
Due progetti e un’unica contestazione
La vicenda comprende in realtà due interventi distinti, spesso sovrapposti nel dibattito pubblico. Il primo riguarda Sazan; il secondo interessa la penisola di Zvërnec e il paesaggio protetto di Vjosa- Narta, sulla terraferma. È soprattutto quest’ultimo ad aver provocato le proteste esplose nel maggio 2026, quando l’installazione di recinzioni e la comparsa di macchinari pesanti nella zona costiera
hanno impedito l’accesso libero ad alcune spiagge. Le manifestazioni si sono rapidamente estese a Tirana, dando origine alla cosiddetta “Rivoluzione dei fenicotteri”, simbolo scelto per rappresentare la biodiversità della laguna nella quale è presente il volatile.

Alle contestazioni ambientali si sono anche aggiunte controversie sulla proprietà dei terreni con alcune famiglie di Zvërnec che sostengono che le aree siano state vendute senza riconoscere i loro diritti. La procura speciale anticorruzione albanese SPAK ha aperto accertamenti sulle modifiche normative, sui passaggi di proprietà e sull’autenticità di alcuni titoli fondiari. A seguito delle prime indagini uno degli imprenditori coinvolti nelle vendite è sospettato di avere utilizzato documenti falsi per l’acquisizione dei terreni. Secondo quanto ricostruito da Reuters, non sarebbero invece emerse accuse di illecito contro Kushner o le società promotrici a lui legate, anche se le indagini proseguono.
Le implicazioni geopolitiche
La posizione di Sazan, situata all’ingresso dell’Adriatico, le ha conferito un valore strategico durante l’occupazione italiana, la Guerra fredda e il lungo isolamento dell’Albania comunista. Oggi Tirana è membro della NATO e candidata all’ingresso nell’Unione europea. L’arrivo di un investitore legato direttamente alla famiglia presidenziale americana solleva quindi interrogativi sull’intreccio tra capitale privato, influenza politica e gestione di beni pubblici strategici.
Affinity Partners, il fondo creato da Kushner con l’obbiettivo di migliorare i rapporti commerciali tra paesi arabi e Israele, ha ricevuto consistenti finanziamenti da fondi sovrani mediorientali, come ad esempio oltre 4 miliardi dal principe saudita Mohammed bin Salman Al Saud, circostanza che negli Stati Uniti ha alimentato richieste di chiarimento sui possibili conflitti d’interesse. La natura precisa della partecipazione di Kushner al progetto albanese, peraltro, non è stata resa completamente pubblica, dal lato albanese infatti il governo Rama vede l’operazione come un’ottima occasione per attrarre capitali, creare occupazione e collocare l’Albania nel mercato turistico internazionale di alta gamma. Per i critici invece è il simbolo di un modello nel quale l’accesso privilegiato ai decisori politici può accelerare operazioni immobiliari altrimenti difficili o addirittura impossibili.
Il caso riguarda anche il percorso europeo del Paese: Bruxelles chiede infatti all’Albania di adeguarsi alle norme comunitarie su biodiversità, valutazioni d’impatto e partecipazione pubblica. Lo stravolgimento di un ecosistema come quello della laguna dei fenicotteri per la costruzione di hotel di lusso sicuramente non mette l’Albania in buona luce agli occhi dell’Europa che ne sta vagliando l’ingresso nell’Unione. Infine, insospettisce alcuni analisti la ‘’strana’’ coincidenza che vede investitori israeliani acquisire terreni sulla sponda opposta a Sazan, nell’area di Otranto in Puglia, ogni considerazione in questo stadio sarebbe tuttavia affrettata, e bene però riportare il trend.
Un sistema naturale sotto pressione
Sul piano naturalistico, Sazan e Zvërnec presentano caratteristiche differenti ma interconnesse con le acque intorno all’isola che fanno parte del Parco nazionale marino Karaburun-Sazan e ospitano praterie di Posidonia oceanica, habitat essenziali per la fauna marina e importanti depositi naturali di carbonio e con le grotte costiere rappresentano inoltre potenziali rifugi per la foca monaca mediterranea.
Le organizzazioni ambientaliste temono che moli, traffico nautico, illuminazione,
rumore, scarichi e sistemi di approvvigionamento necessari al resort possano danneggiare questi habitat. Quarantuno associazioni di 28 Paesi hanno chiesto di estendere formalmente la protezione del parco anche alla parte terrestre dell’isola. Ancora più vulnerabile è il complesso Vjosa-Narta, formato da laguna, saline, dune, spiagge, paludi e pinete costiere. L’area ospita più di 200 specie di uccelli ed è un punto di sosta lungo le rotte migratorie adriatico-ioniche. Una missione scientifica
indipendente ha denunciato compattazione delle dune, alterazioni degli habitat di nidificazione della tartaruga Caretta caretta e interventi nei canali che regolano lo scambio d’acqua tra laguna e mare.
Il governo sostiene che non siano ancora cominciati i lavori di costruzione e ha imposto una valutazione d’impatto ambientale approfondita prima del rilascio dell’eventuale autorizzazione. Gli ambientalisti osservano però che alcuni effetti sarebbero già visibili e chiedono l’inclusione del delta nel Parco nazionale della Vjosa.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















