Non può esserci adattamento climatico efficace senza una misurazione costante del territorio. Prevenire il rischio di eventi sempre più estremi richiede, anzitutto, un’osservazione rigorosa dei parametri idro-climatici. È in quest’ottica che si pone l’azione dell’AUBAC (Autorità di Bacino Distrettuale dell’Apennino Centrale), con il suo Rapporto 2025 “Dati climatici e risorse idriche”, giunto alla sua seconda edizione.
Nella Sala Polifunzionale di Santa Maria in Via della Presidenza del Consiglio, la platea ascolta i saluti istituzionali del Viceministro del MASE Vannia Gava, collegatasi da remoto, in occasione della presentazione dell’analisi. “Il valore del rapporto è nella capacità di rendere leggibili fenomeni complessi. I dati infatti confermano un quadro che non è più episodico. Sono eventi estremi sempre più frequenti, con maggiore pressione sul territorio […]. La conoscenza deve diventare strutturale […] Senza sistemi di monitoraggio non è possibile né prevenire né programmare”.
E’ grazie a un avanzato sistema di monitoraggio digitale che l’AUBAC si propone di trasformare i dati ambientali in una bussola decisionale. Uno strumento operativo a disposizione delle istituzioni e del pubblico. Non solo per orientare scelte strategiche, ma soprattutto per rafforzare la capacità di risposta a fronte di un clima che cambia sotto i nostri occhi.
Il 2025 è stato caratterizzato da condizioni climatiche eccezionalmente calde nel Distretto dell’Appennino Centrale. La temperatura media annua è risultata superiore di 1,3 °C rispetto alla media del trentennio 1991-2020, confermando un riscaldamento strutturale del territorio, nonostante un lieve calo rispetto al 2024.
Le temperature più elevate si sono riscontrate nelle province di Latina e Roma. La capitale in particolare ha fatto registrare record di 33 giornate torride. I dati confermano la tendenza in atto del riscaldamento climatico nelle varie zone del Distretto.
Non meno preoccupante è la situazione sul versante delle risorse idriche. Nel complesso l’anno risulta più stabile del 2024. Eppure, sono tante le criticità persistenti, con i bacini di fiumi e laghi che hanno toccato tra i livelli più bassi mai registrati. Ma il deficit più allarmante riguarda il tasso di ricarica delle falde acquifere, con significativi tassi di diminuzione media rispetto alla serie storica.
Insomma, il quadro non è affatto roseo e l’incontro diventa occasione per individuare priorità di intervento e strategie di tutela dinanzi all’innegabile variabilità climatica con cui abbiamo a che fare.
Risorsa idrica: la vulnerabilità dell’Appennino Centrale

“Il luogo in cui ci troviamo non è un luogo scelto a caso, ma è un segnale forte perché i temi che affrontiamo in questa giornata sono agenda nazionale. Quindi la scelta di questa casa, di questo luogo deriva proprio dall’importanza dei temi.” Esordisce Marco Casini, presidente di AUBAC, presentando i dati del monitoraggio 2025. E inizia presentando il territorio oggetto di analisi. Parallelepipedo sbilenco a cavallo tra Adriatico e Tirreno, il Distretto Centrale annovera sette Regioni, 43.000 km2, 22 province, 900 Comuni, 8,5 milioni di abitanti.
“Un territorio che per il 75% è ad alta o media sismicità, questo non dimentichiamolo mai […] abbiamo anche 151.000 frane censite e oltre il 20% del territorio è esposto a rischi di esondazione o di rischio idrico”, sottolinea Casini.

Il Distretto gestisce un volume di circa 3,6 miliardi di metri cubi di consumo idrico, caratterizzato da una dipendenza strutturale: l’80% del fabbisogno è soddisfatto da un’unica matrice, ovvero le acque sotterranee (falde e sorgenti).
La ripartizione dei consumi vede una prevalenza degli usi civili (46%), seguiti dal settore agricolo (39%) e da quello industriale (14%). Tuttavia, la sostenibilità di questo sistema è minacciata da due criticità sistemiche:
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Perdite di rete: Il tasso di dispersione raggiunge il 51%, un dato superiore alla media nazionale.
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Deficit volumetrico: Il bilancio idrico evidenzia un buco di circa 300 milioni di metri cubi l’anno che mancano all’appello.
L’emergenza si subisce e si gestisce con la logica del momento contingente, continua a ragionare Casini, ma la condizione strutturale richiede governance. Il rapporto si propone appunto di interrompere questo ciclo e di sostituire l’emotività con la solidità dei dati. Le piogge di marzo 2026 hanno, sì, dato qualche tregua ma il tempo per le riforme strutturali è quasi scaduto.
Per fare fronte a queste difficoltà e cominciare a ragionare in termini di governance strutturale, evitando di rincorrere gli eventi, sono necessari investimenti e infrastrutture.
“Ormai potremmo chiamarci Ministero della Sicurezza Energetica e Ambientale. Il tema della sicurezza comprende tutto. […] La sicurezza nel campo idrico va affrontata in modo assolutamente speculare a quanto si fa nel mondo dell’energia”. E’ Laura D’Aprile, capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile del MASE, a individuare gli asset fisici e le situazioni a rischio su cui è necessario convogliare capitale finanziario e tecnologico: impianti di desalinizzazione, sistemi di riuso delle acque reflue e invasi urbani; sistemi di monitoraggio avanzati e sicurezza cibernetica delle infrastrutture; consolidamento industriale per superare la frammentazione; riduzione delle perdite, un investimento trasversale che non deve limitarsi all’ambito urbano ma estendersi a tutti gli ambiti di possibile dispersione.
Il rapporto in sintesi
Il 2025 non è stato un anno qualunque per il Distretto dell’Appennino Centrale, ma la conferma di un riscaldamento strutturale in atto. Con una temperatura media superiore di 1,3° C rispetto al trentennio precedente e punte di anomalia termica a giugno tra i +3,7 e i +4,9°C, il territorio si è trovato a gestire uno scenario di stress idrico senza precedenti.
L’Isola di calore: il caso Roma
Roma si conferma l’epicentro di questa trasformazione climatica. La Regina Aquarum dei tempi antichi ha vissuto un 2025 caratterizzato da 147 giornate con temperature estive (+25°C) e ben 82 notti tropicali, mentre i giorni di gelo sono risultati nulli per il secondo anno consecutivo. Questo iper-riscaldamento urbano, alimentato dall’effetto isola di calore, ha dilatato la stagione calda fino a coprire quasi cinque mesi dell’anno.
Precipitazioni e fragilità delle falde
Il quadro pluviometrico rimane critico, con un’anomalia media del -12,5% che ha colpito l’intero Distretto, con picchi del -15% in Abruzzo e nelle Marche. Tuttavia, il dato più allarmante riguarda la “qualità” della pioggia e la neve:
- Deficit nevoso: Le precipitazioni nevose sono crollate del -81% rispetto alla media 2010-2020, privando il sistema della sua riserva idrica naturale per i mesi estivi.
- Mancata ricarica: In quasi tutte le regioni, la ricarica delle falde (infiltrazione potenziale) è stata inferiore di oltre il 30% rispetto ai valori storici.
- Estremi meteorologici: Dei 843 eventi di pioggia notevoli registrati, il 70% è stato di tipo intenso, culminando nell’evento estremo di Cepagatti (PE) con oltre 176 mm caduti in una sola ora.
Severità idrica e risposta emergenziale
La stabilità apparente delle portate fluviali rispetto al 2024 nasconde profonde criticità nel sistema lacustre: il Lago Trasimeno ha toccato il minimo storico di -1,7 metri a novembre, mentre il Lago di Albano ha perso 49 cm in un solo anno; la portata del fiume Topino (Nocera Scalo) ha registrato una diminuzione di ben -72,4%. Questa scarsità si è tradotta in misure emergenziali (autobotti e turnazioni) che hanno coinvolto numerosi comuni, con l’Abruzzo in testa alla classifica della sofferenza (149 comuni colpiti).
Un piano da otto miliardi di euro
Gli interventi necessari sono affidati a un piano strategico che tocca tre pilastri:
- Infrastrutture: riduzione delle perdite e creazione di invasi per trattenere l’acqua piovana (attualmente dispersa per mancanza di bacini).
- Tecnologia: agricoltura di precisione e reti intelligenti.
- Politica: razionalizzazione della filiera dei gestori e centralità del bilancio idrico nella pianificazione regionale.

- Investimenti Strutturali: Oltre 500 interventi inseriti nel Piano di Gestione delle Acque per un fabbisogno complessivo di oltre 8 miliardi di euro, con il Lazio capofila degli investimenti previsti (oltre 3,6 miliardi solo per il servizio idrico integrato).
- Transizione Digitale: La creazione del Digital Twin di Distretto, un sistema georeferenziato potenziato dall’Intelligenza Artificiale per simulare scenari futuri e chiudere finalmente il bilancio idrico tra domanda e offerta.
L’obiettivo finale è un cambio di paradigma: passare dalla semplice prevenzione all’adattamento operativo, rendendo le infrastrutture e le comunità resilienti a un clima che, come dimostrano i dati, è già profondamente mutato.
Nel suo intenso discorso sulla resilienza dei sistemi, Barbara Marinali, presidente ACEA, ha dichiarato: “La fatica che noi facciamo è purtroppo ancorata al localismo […] legata alla difficoltà che abbiamo di far comprendere che non c’è un’acqua di centrosinistra un’acqua di centrodestra, un’acqua di centro. […] L’acqua deve essere garantita a tutti, è interesse di qualunque amministrazione, di qualunque colore, garantire ai cittadini, garantire all’agricoltura, garantire all’industria il consumo di acqua di qualità sicura e costante”.
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